Luca Frei e la storia dell’arte

Allo Studio Dabbeni di Lugano, fino al 29 ottobre l’artista ticinese si confronta con l’arte. Dispiegando una molteplicità di modalità operative, dal ready made ai collage. Per una nuova vita della storia dell’arte.

Luca Frei - veduta della mostra presso lo Studio Dabbeni, Lugano 2011

Con la personale presso la Studio Dabbeni, Luca Frei (Lugano, 1976; vive a Malmö) apre il proprio spettro d’azione artistica a un atteggiamento più articolato di quanto non ci abbia abituati a vedere. Ha sempre operato con più modalità espressive, e in particolare con l’installazione, la scrittura, la scultura, il disegno. In questa mostra, però, le varie modalità, oltre a essere particolarmente ricche (c’è il ready made, ci sono quadri dipinti a olio, collage, fotografie bidimensionali di collage tridimensionali…), esprimono in modo chiaro e candido la volontà di non estraniarsi dai contenuti ai quali la nostra storia dell’arte ci ha assuefatti. Così, seguendo la metrica dettata dalle opere, riconosciamo ascendenze, citazioni, evocazioni, atmosfere che abbiamo visto altrove e che, nell’assemblaggio di Frei, si caricano di nuova vita.

Vito Calabretta

Lugano // fino al 29 ottobre 2011
Luca Frei
www.studiodabbeni.ch

Luca Frei al microfono di Vito Calabretta
Luca Frei al microfono di Vito Calabretta

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.