L’Argentina in Biennale. Bella, senza vittimismo

L’opera di Adrián Villar Rojas, che rappresenta l’Argentina alla 54. Biennale di Venezia, è bella. Aggenttivo ancora utilizzabile nel XXI secolo? A parere del nostro Luca Labanca, eccome. Non sarà mica uno dei migliori padiglioni nazionali in Laguna?

Adrián Villar Rojas - El asesino de tu herencia - Padiglione Argentina - Biennale di Venezia 2011

L’opera di Adrián Villar Rojas (Rosario, 1980) per il padiglione della sua nazione è bella prima ancora di sapere che l’artista è argentino e trentenne, quindi si smarca dall’equivoco social-vittimista. È bella una seconda volta perché fa coesistere una forma coinvolgente e un contenuto fitto di rimandi.
È bella di nuovo perché i visitatori che la vivono abbassano il tono di voce come accade nei luoghi sacri; segno confortante dopo tanti nasi storti. L’opera intreccia un rapporto di rispetto con l’osservatore, riattiva l’attenzione, ammalia. Se non bastasse, l’opera è anche up-to-date, perché è immersiva: una costante quest’anno tra Giardini e Arsenale (si veda Inghilterra, Germania, Svizzera, Cina, Grecia…).
El asesino de tu herencia
si compone di undici imponenti sculture in argilla prodotte site specific e necessariamente in loco per i 500 mq delle Sale d’Armi dell’Arsenale; un intervento logisticamente complesso ma semplice all’occhio, in sé concluso dalla luce asettica del tungsteno che gela l’atmosfera e fissa le ombre nel poema della viva materia; croccante.

Adrián Villar Rojas - El asesino de tu herencia - Padiglione Argentina - Biennale di Venezia 2011

Opponendosi a una tendenza diffusa, Rojas ristabilisce delle proporzioni necessarie. Microchip sottopelle e milioni di dati astratti in pochi byte, energia e informazioni fluttuano su frequenze impalpabili; in tempo di smaterializzazione l’argentino ci riporta al necessario monumentale peso della storia estratto per elettrolisi dal liquido del tempo. Lunga vita ai romantici!
L’artista sembra portare al centro della cornice la serie di nature e rovine sinistre e minacciose che popolano gli sfondi degli oli su tela di tanta pittura tedesca nel XVI secolo. Lo scenario che l’artista delinea è infatti uno scorcio preistorico o post-atomico, una realtà in cui si infrangono le utopie e la volontà di potenza di questa parte di civiltà. Rojas dà all’osservatore la possibilità di guardare al futuro – un futuro evidentemente decadente – con gli stessi occhi con cui Piranesi guardava nel passato alla miseria delle rovine romane. “Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”, diceva Albert Einstein.

Adrián Villar Rojas - El asesino de tu herencia - Padiglione Argentina - Biennale di Venezia 2011

L’uomo di fronte a El asesino de tu herencia si trova nella posizione di George Taylor, protagonista di Planet of the Apes in ginocchio di fronte alla morente Statua della Libertà. Tradendo la sua iniziale passione per il fumetto, l’artista dialoga inoltre con l’estetica arsa e spietata di alcune delle produzioni comics giapponesi più celebri; si veda Ken il Guerriero.
Quella del Padiglione Argentino è un’opera che va quindi oltre i limiti evidenti del piccolo cerchio delle ILLUMInazioni della Curiger, un’opera che esce intelligentemente dal circuito masturbatorio di tanta cosiddetta arte del decrepito continente, un’opera finalmente critica e franca.

Luca Labanca

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Adrián Villar Rojas –
El asesino de tu herencia
(Padiglione Argentina)
a cura di Rodrigo Alonso
www.argentinaenvenecia.com.ar

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Luca Labanca
Luca Labanca si muove nel 2006 da Varese a Bologna per iniziare il percorso di studi del DAMS, curriculum Arte. Negli anni di residenza bolognese collabora stabilmente col bimestrale d’arte e cultura ART Journal, contemporaneamente idea e sviluppa progetti ed eventi di contaminazione culturale tra il Lago Maggiore e Lugano assieme allo scrittore e musicista Tibe. Nel 2010 ottiene la laurea con la tesi Fiat Lux sviluppata al fianco della docente in Semiotica dell’Arte, Prof.ssa Lucia Corrain. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Roma per intraprendere il percorso magistrale in Studi storico artistici dell’Università la Sapienza, fin dai suoi esordi partecipa al progetto editoriale Artribune.