Skitsch: quando l’Italia del design sa innovare

Design industriale significa, anche e soprattutto, aziende. Ma mica necessariamente quelle realtà mastodontiche che tutti conoscono. Ci sono piccole realtà che nulla hanno da invidiare. Ad esempio, Skitsch.

Skitsch - rendering dello showroom di San Paolo

Oltre il concetto di stile di vita, oramai in fase di scadenza, la vocazione dei marchi più astuti sta tutta nella costruzione di un mindstyle al passo coi tempi. Prendiamo l’esempio di Skitsch, tra le giovani promesse imprenditoriali del nuovo design made in Italy dal 2009 a oggi: messo da parte un presupposto di coerenza formale, una vocazione materica o tecnologica, o anche solo una definizione univoca di quello che è, o dovrebbe essere, un ambiente domestico d’inizio millennio, il brand curato da Cristina Morozzi trova il proprio terreno d’elezione in un’ironia irriverente ma mai fuori luogo. Un’ironia identificata in mobili o complementi ad alto tasso di iconicità e capaci di veicolare storie e suggestioni come leve di autopromozione dei prodotti.
Coerente con questa visione è anche il modello di business, che ha scommesso su vendita online e flagship store (Milano e Londra), ora affiancati nella distribuzione da un nuovo programma di franchising (è il design ai tempi della crisi, bellezza) con aperture rigorosamente nelle metropoli emergenti del mondo – Beirut, San Paolo – e da una politica dei prezzi in grado di spaziare dalle edizioni limitate a oggetti seriali per tutte le tasche.

Cristina Morozzi

Demiurghi di tanta allure, un blasonato parterre internazionale di designer-star, scelti per solleticare le ambizioni della community dei design-addicted, italiani e non solo. Sullo sfondo, nomi noti o semplicemente meno scontati, che percorrono tendenze ambivalenti, dal minimal al destrutturato al neobarocco, assicurando un catalogo trasversale e vicino ai potenziali appetiti, impulsivi o ragionati, di un pubblico diversificato.
E all’inizio di quest’anno Skitsch ha anche inaugurato una replicabilissima collaborazione con Autogrill, realizzando nell’outlet di Castel Romano, mecca dello shopping alle porte di Roma, un design-bistrot con arredi rigorosamente acquistabili. Anche in questo caso, come per tutti gli shop di Skitsch, l’architettura e gli allestimenti sono griffati Luca Bombassei e Blast Architetti.

Valia Barriello

www.skitsch.it

Artribilo pubblicato su Artribune Magazine #1

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.