Architettura sostenibile. L’esempio di Lina Ghotmeh

Classe 1980, la progettista franco-libanese Lina Ghotmeh sta guadagnando sempre più terreno nel panorama architettonico internazionale.

Lina Ghotmeh, Dan Dorell, Tsuyoshi Tane (previously DGT), Estonian National Museum, Tartu © Takuji Shimmura
Lina Ghotmeh, Dan Dorell, Tsuyoshi Tane (previously DGT), Estonian National Museum, Tartu © Takuji Shimmura

Torri-giardino affacciate sul mare, un hub per l’alimentazione a km0 in centro città, blocchi residenziali a energia positiva sul limitare del bosco. Non è il set avveniristico di una serie sci-fi, ma il sorprendente elenco di alcune delle opere di Lina Ghotmeh (Beirut, 1980) che, con inventiva e sensibilità, sta anticipando i tempi del vivere sostenibile.
Una mission ambiziosa che la progettista franco-libanese persegue con caparbietà fin dagli esordi, quando, appena 26enne, si aggiudica con i coetanei Dan Dorell e Tsuyoshi Tane il concorso per il Museo Nazionale Estone a Tartu. Sfidando le regole imposte dal bando, il trio recupera una base sovietica immersa nel paesaggio, trasformando la sua pista di decollo nel sito di una monumentale scatola trasparente di 355 x 72 metri. Perfettamente isolata e irraggiata grazie al rivestimento in tripli vetri e dotata di un archivio sotterraneo a prova di umidità, Memory Field è il simbolo di una giovane nazione riconciliata con il passato e proiettata verso il futuro. Inaugurato dopo oltre dieci anni di lavori nell’ottobre 2016, il museo registra 60mila visitatori nel solo primo mese di apertura e il plauso unanime della critica, che lo premia con il Grand prix AFEX 2016 dell’architettura francese nel mondo e con una candidatura al Mies van der Rohe 2017.

Lina Ghotmeh – Architecture, Stone Garden, Beirut © Takuji Shimmura
Lina Ghotmeh – Architecture, Stone Garden, Beirut © Takuji Shimmura

I PROGETTI E L’ATELIER

Uno straordinario successo globale, che coincide con l’inizio di un nuovo capitolo professionale: sciolto il sodalizio con Dorell e Tane, la progettista fonda l’atelier Lina Ghotmeh – Architecture e con un team di venti creativi indaga le potenzialità del suo approccio sensibile alle memorie e alle risorse dei luoghi in nuovi contesti e tipologie. Come nel bar-ristorante del Palais de Tokyo, i cui arredi in plastica riciclata e terra battuta celebrano l’inconfondibile “non finito” del museo parigino. O nella spettacolare eco-torre in via di completamento a Beirut, il cui volume in terra cruda scavato da terrazze evoca tradizioni, storie e conflitti dell’intero Paese. O ancora, nel progetto per il recupero della Gare de Masséna di Parigi, in cui una torre in CLT alta 50 metri ospita l’intero ciclo di vita del cibo, dalla coltivazione, al raccolto, fino al consumo.
Visioni coraggiose e anticonvenzionali, valse a LG–A un posto tra i sei finalisti dell’Emerging Architect of the Year Award 2018 di Dezeen. In attesa dei risultati, nell’atelier in rue de la Fontaine lo studio continua a lavorare “a scale e latitudini diverse”, racconta Lina Ghotmeh ad Artribune, “dall’allestimento della mostra Wonderlab a Pechino, a un museo per un collezionista nel distretto di al-Matn, fino al masterplan finalista nel concorso Inventer Bruneseau ideato con Heatherwick Studio”. Per dimostrare come, conclude la progettista, “l’architettura sia in grado di creare a tutte le scale un ambiente più sensibile e consapevole. Per un futuro più equo e sostenibile”.

Marta Atzeni

www.linaghotmeh.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #46

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.