La crisi tra Russia ed Occidente investe la Biennale di Architettura

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Vice Ministro della Cultura Vladimir Aristarkhov che ha invitato i cittadini russi che parteciperanno alla prossima Biennale di Architettura ad evitare ogni provocazione anti-Russia. Semplice prudenza o ammonimento al curatore?

Padiglione Russia
Padiglione Russia

La Russia e l’Occidente non sono mai state così distanti dai tempi della Guerra Fredda. È un momento di passaggio complicato nei rapporti internazionali al punto che sembra di essere tornati indietro di 50 anni tra spie avvelenate in circostanze misteriose, servizi segreti e proclami bellicosi. Una situazione critica che ha ripercussioni anche in altri campi. Non da meno in quello della cultura e dell’arte. Ha un suono sinistro l’ammonimento del Vice Ministro della Cultura Vladimir Aristarkhov che ha invitato i cittadini russi che parteciperanno o visiteranno la Biennale di Architettura di Venezia, che inaugurerà il prossimo 25 maggio, a stare all’erta perché potrebbero essere presi di mira da “provocazioni anti-russe”.

LA POSIZIONE RUSSA

Dato che la Biennale di Venezia è una delle più grandi e importanti manifestazioni nell’ambito degli scambi culturali internazionali, dobbiamo essere vigili“, ha dichiarato Vladimir Aristarkhov pubblicamente. “Il caso Skripal dimostra che [gli altri paesi] non si fermeranno davanti a nulla – qualsiasi provocazione, purché sia anti-russa“. Il riferimento è al recente avvelenamento nel Regno Unito di una ex spia russa, Sergei Skripal, e di sua figlia, Yulia. Un caso controverso che da settimane tiene alta l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e che vede contrapposti, a suon di dichiarazioni al vetriolo, il governo britannico, che incolpa la Russia di essere la mandante dell’attacco, e l’ex URSS che, invece, sostiene che la spia russa e sua figlia siano stati avvelenati dagli inglesi, proprio per screditare il governo Putin.

UN’OMBRA SINISTRA

Da qualsiasi parte sia la ragione, resta il fatto che le affermazioni del vice ministro gettano un’ombra sinistra sul Padiglione russo della Biennale. Il curatore del padiglione, Semyon Mikhailovsky, si è affrettato a smentire ogni illazione possibili pressioni del governo sul suo lavoro. Certo è che le parole di Aristarkhov hanno tutta l’aria dell’ammonimento. “La situazione internazionale è molto complicata in questo momento” ha concluso il vice ministro “quindi si prega di prestare particolare attenzione al fatto che non ci sia alcuna retorica anti-russa né negli atti né nelle opere. Dato che la situazione è complicata, stiamo ricevendo istruzioni dal ministero degli Esteri riguardo ad una particolare vigilanza. La mia è una richiesta speciale di prestare la massima attenzione.”

IL PADIGLIONE RUSSO

Si intitola Station Russia la mostra che il Padiglione russo presenterà alla 16a Biennale di Architettura di Venezia. Interamente dedicata alla storia, al presente al futuro delle ferrovie russe, l’esposizione si apre con un’installazione che ricrea la prima stazione ferroviaria pubblica russa, costruita nel 1836, a Pavlovsk, una località turistica vicino San Pietroburgo. Grande spazio è dedicato a Aleksey Shchusev, l’architetto che progettò il padiglione del 1914 e in seguito il Mausoleo di Lenin, ed è anche il creatore della storica stazione ferroviaria Kazansky di Mosca. Il progetto espositivo è finanziato interamente dalla società che gestisce i trasporti in Russia, senza nessun esborso economico da parte del governo. In questo ottica risulta quanto meno bizzarra la dichiarazione del vice ministro che, di fatto, invita il curatore ad essere cauto riguardo a ciò che mostra. Mikhailovsky, che è stato nominato curatore del padiglione nel 2016 con un contratto che arriva fino al 2021, ha sottolineato l’indipendenza del suo lavoro e come la sua mostra non sia stata soggetta ad alcun controllo russo. “Non abbiamo alcuna censura”, ha dichiarato alla stampa Mikhailovsky. “non presentiamo nemmeno il progetto al ministero della cultura”. Dichiarazioni veritiere o di mera circostanza?

 

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.