Biennale Architettura 2018. Il Cile presenta “Stadium”, padiglione che lo rappresenterà a Venezia

In vista della prossima Biennale Architettura che inaugurerà a Venezia il 26 maggio, anche il Cile svela il nome del curatore e del concept del proprio padiglione nazionale alla kermesse lagunare. Alejandra Celedón proporrà Stadium, progetto che indagherà le dinamiche sociali ed economiche delle politiche abitative cilene durante gli anni Ottanta

Alfredo Jaar - Padiglione Cile - Biennale di Venezia 2013
Alfredo Jaar - Padiglione Cile - Biennale di Venezia 2013

Proseguono a ritmo incalzante le nomine dei curatori dei padiglioni nazionali in vista della 16. Mostra Internazionale di Architettura, in programma a Venezia dal 26 maggio al 25 novembre 2018. Lo scorso giugno, le curatrici della prossima kermesse lagunare e progettiste dello studio Grafton Architects Yvonne Farrell e Shelley McNamara, avevano lanciato il tema attorno a cui verterà la biennale: Freespace è il titolo del concept, da intendersi come un invito a indagare e riflettere sul “ruolo dell’architettura nella scenografia della vita di ogni giorno” e sulla “capacità dell’architettura di fornire spazi liberi e complementari anche nelle condizioni più restrittive”. Focalizzando l’attenzione sugli elementi con cui l’architettura si relaziona: luce, sole, ombra e la forza di gravità. “Su queste risorse gratuite e sulle qualità ad esse legate”, spiegavano le curatrici, “concentreremo la nostra attenzione. Invitiamo tutti i partecipanti a rivelare il proprio freespace, così che insieme si possa mostrare la capacità dell’architettura di collegarsi al tempo, al luogo, alle persone”. Invito già accolto – e sfida accettata – dall’Italia con il curatore Mario Cucinella, dall’Australia con Mauro Baracco e Louise Wright, dalla Germania con lo studio GRAFT, dagli USA con Niall Atkinson, Ann Lui e Mimi Zeiger , dall’Olanda con Marina Otero Verzier, dal Regno Unito con Adam Caruso e Peter St John, a cui oggi si aggiunge anche il nome dell’architetto che curerà il padiglione del Cile. Si tratta di Alejandra Celedón, e Stadium è il titolo del progetto che rappresenterà il paese sudamericano a Venezia.

LE ORIGINI DEL PROGETTO: UNA STORIA DI 40 ANNI FA

Stadium è un progetto sulla segregazione urbana che ha contraddistinto le politiche abitative del Cile negli Ottanta, e si allaccia concettualmente al tema Freespace della prossima Biennale Architettura. “Stadium si inserisce nell’ambito di una ricerca più ampia su retoriche e politiche abitative degli anni Ottanta in Cile, che ha assunto diverse forme, dai corsi ai seminari di ricerca, agli articoli e presentazioni in congressi”, spiega la curatrice Alejandra Celedón. “Questo padiglione rappresenta un’altra delle forme in cui può manifestarsi la conoscenza. Il piano abitativo in particolare, che dà origine sia al concetto curatoriale che al progetto del padiglione, è stato trovato da una mia ex assistente, Eneritz Hernández che, quando lo ricevette da un abitante di San Ramón – firmato di suo pugno 40 anni fa –, ha pensato che sarebbe stato di mio interesse e mi ha avvisato immediatamente. Appena ho ricevuto la foto del piano abitativo”, conclude Celedón, “ho capito che avevamo tra le mani un oggetto e un’immagine molto potenti, testimonianza sia della nostra storia recente, sia del nostro paese attuale”.

LA COMPENETRAZIONE TRA STORIA E ARCHIETTURA

In particolare, Stadium si concentrerà su tre eventi storici che hanno segnato il Paese, “Tre stadi dello Stadio”, come simboli di un contenitore di massa senza senso preciso: il mondiale di calcio del 1962, l’uso dello spazio come centro di detenzione e tortura nel 1973 e la visita del Papa Giovanni Paolo II a Santiago nel 1987, circostanze che riflettono l’ampliamento d’uso a cui è stato sottoposto l’“edificio” nell’arco del tempo, modificandone gli  spazi in qualità di contenitore dalla  sua costruzione nel 1938. Temi, questi, in linea con le ricerche in cui da anni è impegnata Alejandra Celedón: laureata presso l’Università del Cile, con Master in Studi di Architettura Avanzata all’University College di Londra e Dottore in Storia e Teoria dell’Architettura presso l’Architectural Association School of Architecture, la curatrice studia le strategie architettoniche e le politiche urbane per le abitazioni che hanno interessato il Cile negli anni Ottanta, con particolare attenzione ai problemi teorici e disciplinari che vedono l’architettura come dispositivo che opera nell’ambito delle pratiche di governo e dell’economia.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.