Biennale Architettura 2018: dagli USA a Venezia un focus sul tema della cittadinanza

Proseguono le nomine dei curatori dei padiglioni nazionali in vista della prossima Biennale di Architettura di Venezia. Dimensions of Citizenship sarà la risposta degli Stati Uniti a Freespace, tema scelto dal duo irlandese Farrell – McNamara.

I curatori del padiglione USA per la Biennale Achitettura 2018. Photo by Nancy Wong
I curatori del padiglione USA per la Biennale Achitettura 2018. Photo by Nancy Wong

Il padiglione statunitense affida alla città di Chicago e a due delle sue migliori università – il SAIC e la University of Chicago, scelte in seguito ad una call bandita dal Ministero dell’istruzione e degli affari culturali – la curatela intellettuale del prossimo allestimento. Saranno Niall Atkinson, Ann Lui e Mimi Zeiger a curare Dimensions of Citizenship, mostra dall’alto tasso di coinvolgimento sociale. “Abbiamo pensato che la cittadinanza fosse un argomento molto urgente in questo momento”, racconta Ann Lui, “notando quanto l’architettura fosse spesso al centro di certe conversazioni, sia che si tratti di un muro di frontiera, sia di spazi inaspettati, come una hall d’aeroporto o monumenti nel parco”. Particolarmente importante nel contesto di oggi, Dimensions of Citizenship affronterà il significato della cittadinanza come insieme di diritti e responsabilità, a cavallo tra implicazioni legali, politiche, economiche e sociali.

Dimensions of Citizenship - progetto grafico
Dimensions of Citizenship – progetto grafico

PREVISTE ANCHE INSTALLAZIONI OFF-SITE

Le questioni cruciali del contesto contemporaneo internazionale – dall’immigrazione all’impatto della tecnologia su individui e nazioni – rendono chiaro che ora, e negli anni a venire, l’interesse verso la partecipazione da parte della cittadinanza è – e resterà – alto. Finora, tuttavia, gli storici non avevano quasi per nulla considerato la questione di quanto e come l’architettura possa promuovere o limitare i nostri diritti come cittadini. Ecco perché il padiglione statunitense presenterà progetti di nuova realizzazione – creati in risposta al tema e al lavoro già esistente – oltre all’opera monografica di architetti e progettisti, teorici, storici e artisti. Inoltre, saranno organizzati performances e installazioni off-site a Venezia, a Chicago e forse anche in altre città. Anche se l’elenco completo degli espositori non è ancora stato annunciato, “stiamo immaginando uno spettacolo davvero interdisciplinare”, afferma il team curatoriale.

UN RITRATTO DEL TEAM CURATORIALE

I curatori della mostra sono Niall Atkinson, Professore Associato di Storia dell’architettura presso la Chicago University; Ann Lui, Assistente al SAIC e co-fondatrice dello studio Future Firm – giovane firma locale interessata alle intersezioni tra territori, paesaggi ed esperimenti curatoriali – e Mimi Zeiger, critico indipendente, redattore, curatore ed educatore di Los Angeles, nota per essere tra le più seguite opinion columnist della rivista Dezeen. A proposito della mostra hanno dichiarato: “È urgente che l’architettura agisca come uno strumento per comprendere, modellare e immaginare ciò che significa essere un cittadino di oggi. Il nostro obiettivo è quello di presentare gli Stati Uniti come luogo di ricerca e pratica critica nell’architettura, all’intersezione tra vecchie e nuove forme di impegno nella comunità, azione e politica pubblica. La globalizzazione, la tecnologia digitale e le trasformazioni geopolitiche continuano a sfidare le nozioni tradizionali di cittadinanza. Questa mostra presenterà opere di architetti, designer, artisti e pensatori che rispondono sia all’idea di essere cittadini oggi che visioni ai modi di appartenenza di domani”.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.