Architensions. Architettura e urbanistica in movimento

Dalla pubblicazione del libro “Forma Urbana” alla mostra “Fifth Dimensional Cities” a New York. Lo studio di architettura di base a Brooklyn sostiene un modello progettuale che rifiuta la separazione tra discipline. Indipendentemente dalla scala d’intervento.

Fifth Dimensional Cities – Cinematics of Space Model - installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson
Fifth Dimensional Cities – Cinematics of Space Model - installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson

LA CITTÀ A CINQUE DIMENSIONI
Per la prima volta, lo studio di architettura e urbanistica Architensions rivela in una mostra personale il distintivo approccio alle sfide del mestiere nello scenario contemporaneo. L’occasione, resa possibile grazie alla collaborazione con la Java Project Gallery di Brooklyn, restituisce gli esiti dei primi dieci anni di lavoro della struttura multidisciplinare guidata dall’architetto italiano Alessandro Orsini e dal collega Nick Roseboro, attraverso la selezione di cinque progetti, destinati ad altrettanti contesti internazionali.
L’esposizione curata da Dakota Sica è strettamente connessa alla recente pubblicazione che porta la firma del team: Forma Urbana, volume in italiano e in inglese, pubblicato da Libria nel 2015. Il primo evidente richiamo – quello reso in maniera esplicita nel titolo dell’esposizione – rinvia alla città a cinque dimensioni introdotta nella prefazione del libro. In quella “dichiarazione di identità”, Orsini rivendica le peculiarità della ricerca condotta attraverso lo studio Architensions, da lui fondato dopo una lunga esperienza presso Steven Holl Architects.
Forma Urbana, infatti, inizia con un’analisi della metamorfosi, avviata nel XXI secolo e tuttora in corso, della disciplina architettonica. Il risultato di tale processo è una progressiva riduzione della sua azione originaria, a favore della costruzione di “oggetti con un’ossessione incontrollata verso un’iconicità gratuita” da una parte, e dall’altra di città che “rispondono alla logica di una forza economica capitalistica, che vuole imporre un ordine razionale trasformandole in strumenti di produzione di advertising e commercio”.

Fifth Dimensional Cities – Common Tectonics Model - installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson
Fifth Dimensional Cities – Common Tectonics Model – installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson

TENSIONI AL CENTRO
Prendendo le distanze da entrambi questi approcci e dai loro esiti, con le proprie esperienze progettuali Architensions fonda la sua pratica sul rifiuto di separare l’architettura dall’urbanistica. Una volontà che raggiunge compiuta definizione attraverso la formulazione delle cosiddette tensioni, palesate tanto nell’identità “anagrafica” dello studio stesso – Architensions, architettura + tensioni – quanto nella linea editoriale individuata nel libro.
Scegliendo di inglobare il rapporto tra tessuto urbano e fenomeni sociali, rendendolo un criterio fondante nel processo di composizione architettonica, tanto il libro quanto i progetti che si susseguono nel percorso espositivo assegnano alle “eccezionali collisioni” generate dagli utenti finali e dai loro comportamenti sociali un valore irrinunciabile. “L’esperienza”, scrive infatti Orsini, “diventa la quinta dimensione di un sistema di coordinate di uno spazio-tempo quadridimensionale all’interno del tessuto urbano. […] Usando un’analogia con la Fisica questa condizione produce un iperspazio, dove i fenomeni principali spazio-temporali sono: simultaneità, accelerazione e il collasso”. Tre categorie che, nel lavoro editoriale, si traducono in altrettante sezioni, all’interno delle quali i progetti selezionati, indipendentemente dalla scala – da interventi di dimensioni contenute a operazioni su scala territoriale – acquisiscono compiutezza nell’attivazione del legame con il contesto di riferimento.

Fifth Dimensional Cities – My School is My Home Model - installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson
Fifth Dimensional Cities – My School is My Home Model – installation view at Java Project Gallery, New York 2016 – photo credits Aaron Thomson

SIMULTANEITÀ, ACCELERAZIONE, COLLASSO
Integrato dai saggi di architetti e critici internazionali come Luca Galofaro, Giancarlo Mazzanti e Yehuda Safran, Forma Urbana è una raccolta di “esercizi urbani”, identificati da un sigla e dall’appartenenza alle tre macro-categorie di riferimento. La proposta per l’High-Line di New York, ad esempio, costituisce un’elaborazione matura del concetto di collasso. A qualificarla, la distribuzione di una successione di padiglioni “disegnati in modo da sembrare cristalli”, cui viene conferita una pluralità di ruoli: agendo come spugne, fanno proprio il tessuto metropolitano e attraggono visitatori e turisti mediante connessioni con i quartieri di inserimento. Misurandosi con una preesistenza a Zagabria – all’interno di un programma di intervento identificato tra i casi studio dell’“accellerazione” – Architensions definisce un modello contraddistinto da “fronti stradali permeabili e volumetrie porose”, capace di favorire lo sviluppo di un sistema di scambi. Infine, i cubi abitativi di dieci metri per dieci, concepiti per Malaga, in Spagna, ricorrendo a stilemi di derivazione moresca, si rivelano capaci di testimoniare la “simultaneità”, generando “un’esperienza di sovrapposizione al paesaggio”.
Come ha osservato Luca Galofaro: “Through their process, an idea of architecture finds its place, between design and city, capable of investigating first a mental place that operates between individual projects, and immediately after its formal representation generated by motion diagrams. This space is not, as I said, aimed at creating episodic images ready to be consumed but rather the development of a thought within the discipline. The project always tells a story, the invention is replaced with a reflection”.

Valentina Silvestrini

Architensions – Forma urbana
Libria, Melfi 2015
Pagg. 160, € 20
ISBN 9786987640606
www.libria.net
http://www.thejavaproj.com/
http://architensions.com/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.