Un ampio e profondo colloquio a tutto campo con Miguel Gotor, il neo assessore alla cultura al Comune di Roma

Dal PNRR alle biblioteche alla cultura bene comune e l’emergenza decoro della capitale. Intervista a tutto campo al neo assessore alla cultura di Roma, Miguel Gotor.

Assessore, ormai sono passati mesi per cui le carte si possono desecretare. Come si è generato il suo arrivo in Piazza Campitelli? È stato inatteso oppure era qualcosa di ipotizzabile anche durante la campagna elettorale? Ha in qualche modo partecipato alla stesura del programma o il suo nome si è aggiunto dopo?
Questa proposta è arrivata senza che me l’aspettassi. La mia vita con i suoi progetti di studio e di ricerca stava andando da un’altra parte.

Eppure già in passato lei si è dedicato molto all’impegno politico in parallelo a quello accademico. Cosa è successo?
È successo che Roberto Gualtieri mi ha offerto una seconda occasione di dedicarmi all’impegno politico, che non ho voluto rifiutare.

Era una cosa ipotizzabile anche prima della vittoria elettorale? Ha partecipato alla campagna? E alla stesura del programma?
Non ho partecipato alla sua campagna elettorale né alla stesura del programma.

Beh però con Gualtieri non siete proprio estranei…
In effetti con Gualtieri ci conosciamo dal 1986, anche se in tanti anni non ci siamo mai frequentati assiduamente. Di questa nuova opportunità gli sarò sempre riconoscente, anche perché sono consapevole che avrebbe potuto fare scelte politiche diverse, più semplici e anche più convenzionali.

Siamo a gennaio, ha già completato la sua squadra in assessorato? Di quali professionisti si è circondato? Come li ha selezionati?
Lo sto facendo senza fretta. E sto scegliendo chi mi affiancherà in questa avventura facendo attenzione a una serie di aspetti.

Quali sono questi requisiti?
Le competenze specifiche, il genere e una certa miscela generazionale che credo non guasti.

Di quante persone parliamo?
Quando saremo al completo arriveremo a 17 unità tra staff e personale interno al Comune. Per ora siamo arrivati a una decina.

Le toccherà anche qualche interno dunque. A Roma i “comunali” sono famigerati…
Guardi, mi lasci dire che credo molto nelle potenzialità professionali già presenti nel dipartimento cultura che mi ripropongo di valorizzare al massimo come ho già iniziato a fare nell’organizzazione di una cinquantina di eventi in occasione di Roma Capodarte lo scorso primo gennaio 2022. Insomma, vorrei che tutti i dipendenti del dipartimento si sentissero parte della mia squadra. In fondo chiedo poche cose a chi collabora con me: voglia di lavorare e riservatezza.

Miguel Gotor
Miguel Gotor

ROMA, IL PNRR E LA CULTURA

Lei è ‘condannato’ a governare in anni che saranno probabilmente a livello nazionale di vacche grasse. Questo potrebbe essere diverso per Roma visto che la precedente amministrazione è riuscita a catalizzare soli 500 milioni dal PRNN. Vi accontenterete? Cercherete di incrementare? Come?
L’unica condanna di questi anni è stata per me vedere come cittadino Roma spegnersi progressivamente, assistendo alla chiusura di numerosi luoghi di produzione culturale. Essere chiamato a prestare tempo ed energie per cercare di invertire questa tendenza è un onore e un privilegio, così come lo sarebbe per chiunque ha a cuore la cultura e la bellezza. D’altronde la cultura può essere un grande attrattore di risorse e di produzione di PIL, come ci dicono ogni anno il rapporto della Fondazione Symbola e quello di Unioncamere, ed è un terreno fertile sul quale realizzare forme originali di collaborazione tra pubblico e privato. Naturalmente per ottenere utili bisogna saper investire. Il mio impegno per favorire tutto ciò sarà quello di operare per un pieno riconoscimento della cultura come servizio pubblico essenziale, al pari del verde da ampliare e delle buche nelle strade da riparare.

Ci sono comunque soldi da investire, anche fossero solo i 500 milioni attuali del progetto Roma Caput Mundi. E servirà dunque lucidità per spenderli rapidamente, nei tempi imposti dal PNRR. Non basta dire “visto che abbiamo Gualtieri sindaco senz’altro saremo efficienti”. In linea concreta, quali progetti ritenete di avere ‘cantierabili’ in termini di “software” culturale?
La crisi è tale che bisogna spingere contemporaneamente su due pedali: uno è quello della visione strategica che delinei per Roma una proposta culturale all’altezza delle sfide globali di oggi; l’altro è quello dell’amministrare l’esistente con serietà, rigore e onestà, superando la sola logica del bando e della gestione dei fondi disponibili come unico strumento di politica culturale e rispondendo a esigenze ormai ineludibili di decoro urbano e di funzionamento del sistema a favore dei cittadini e dei turisti. Penso – ma è solo un esempio – alla necessità di integrare e coordinare con un biglietto unico la fruizione di musei e aree archeologiche appartenenti a diverse istituzioni come Stato e Roma Capitale. E potrei continuare, passando dalla messa in sicurezza degli spazi culturali e dalla necessità di adeguarli a livello energetico fino ai cinema comunali chiusi e da riaprire come l’Airone, che contiene uno scrigno artistico di incredibile bellezza, o agli interi spicchi di territorio, a Roma Sud, che sono attualmente senza una biblioteca o un’aula studio.

Con quale linea guida?
Bisogna ad esempio superare la pratica dell’elargizione dei finanziamenti a pioggia per eventi fini a sé stessi, che non migliorano la situazione complessiva dei diversi settori culturali e impegnarsi a destinare fondi in politiche di indirizzo tentando di dare un ordine generale al discorso. Favorire questo cambiamento culturale credo sia il software che dovremo provare a caricare nei prossimi mesi, anche per cercare di riportare un principio di organizzazione in una produzione culturale che oggi appare per lo più occasionale ed effimera. Tanto più che non tutte le iniziative necessarie che devono essere messe rapidamente in atto hanno un costo. Favorire una cultura diffusa nella città, ad esempio, non può prescindere, pur nel rispetto delle regole della sicurezza anti-Covid, da una revisione e da una semplificazione amministrativa che favorisca l’emergere dell’iniziativa culturale, così come uno snellimento dell’iter burocratico, dei permessi, e forme di defiscalizzazione per l’impresa culturale al pari di quelle che già da anni vengono erogate per supportare imprese e aziende. I fondi del PNRR saranno di grandissimo aiuto, in questo senso, ma continuo a pensare che un settore sia sano quando accanto ai giusti contributi che un’amministrazione deve erogare gli si danno anche gli strumenti virtuosi e la possibilità di sostenersi da solo, accedendo direttamente a risorse pubbliche e private.

Tim Etchells, things that make the heart beat faster ph credit Andrea Pizzalis
Tim Etchells, things that make the heart beat faster ph credit Andrea Pizzalis

I FUTURI PROGETTI DEL COMUNE DI ROMA IN AMBITO CULTURALE

Dopo il software passiamo invece all’hardware… Ci sono una serie di progetti fermi, che languono da troppo. Proverete a sbloccarli? Penso ad esempio al Museo della Scienza.
Non amo gli annunci e le promesse. Prima si fa o si comincia a fare, e poi si dice. In agenda ci sono diversi progetti importanti che da diversi anni chiedono di essere realizzati o portati a compimento. Tra questi il Museo della Scienza e quello di Roma, l’impegno a restituire alla città il Teatro Valle e riqualificare e ampliare il sistema bibliotecario, ma anche progetti di rivalorizzazione del Ponte della Musica e della sponda sinistra del Tevere, dell’area del Mattatoio, di Santa Maria della Pietà, del Corviale, Tor Vergata, di Tor Bella Monaca e delle Mura Aureliane.

Sono necessari investimenti robusti…
Certo, ma su questi progetti i piani integrati del PNRR così come i bandi europei possono senz’altro fare la differenza.

Andiamo avanti con l’hardware culturale dolente della capitale. Non riesco a tralasciare il progetto della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Via Crispi. Alle sue spalle, con ingresso in Via Zucchelli, c’è un centro di smistamento di spazzatura (sic!) mentre qualsiasi piano di rigenerazione risulta bloccato.
Ha ragione, conosco lo spazio e il progetto che lo riguarda. Nei prossimi mesi sarà importante ridefinire su scala cittadina le funzioni e la gestione degli spazi museali al fine di favorire non solo un maggiore scambio tra i rispettivi pubblici ma anche una diversa fruizione dei luoghi museali e l’incremento dei percorsi turistici. In questa chiave un ruolo fondamentale deve averlo una nuova sensibilità verso la rigenerazione urbana, che a differenza di molte città italiane ed europee a Roma non è stata progettata in modo organico, oltre al miglioramento dell’implementazione del rapporto pubblico privato attraverso strumenti di project financing o l’Art Bonus.

Se guardiamo cosa hanno fatto a Madrid col Matadero e guardiamo al nostro Ex Mattatoio di Testaccio cascano le braccia. Li ci sono potenzialità gigantesche che non si riesce a mettere a sistema e il PNRR con il progetto Roma Caput Mundi orientato a finanziare interventi per il Giubileo del 2025 offre 23 milioni a patto di progettare gli interventi entro il 2021. La progettazione è stata fatta? Cosa farete in questo spazio? 
Quell’area è eccezionale e deve essere completata nell’ambito di una riqualificazione generale già avviata da diversi anni con ottimi risultati del quadrante Testaccio-Ostiense. Ci riproponiamo di finire il Polo delle Arti composto dal Macro, dall’Università di Roma Tre e dall’Accademia delle Belle Arti alla quale vanno definitivamente assegnati gli spazi già destinati. Mi piacerebbe anche riuscire a portarci gli archivi di architettura dell’Accademia di San Luca, non solo per risolvere un problema di carenza di spazi, ma anche per collocarli dove dovrebbero essere rispetto agli utenti, in base a quel principio d’ordine e di coerenza a cui accennavo prima. Vorremmo che in quell’area fossero completati gli spazi esterni e i padiglioni ancora inutilizzati avviando una modalità di gestione coordinata tra i soggetti presenti.

Arte, design, architettura, archeologia, teatro, biblioteche, cinema, artigianato. Il suo assessorato tocca tanti ambiti. Su quale pensa sia necessario applicarsi di più in questa consiliatura? Vietate risposte democristiane sui comparti che sono tutti uguali! 
Mi conceda una battuta, ma ho grande rispetto per la cultura politica espressa dalla Democrazia Cristiana. Magari sapessimo trovare oggi le risposte offerte da loro al tempo della ricostruzione dell’Italia nella cosiddetta “Repubblica dei partiti”!

Più passa il tempo e più sono d’accordo con lei sulla DC! Ma anche la mia era una battuta. Torniamo a noi che la domanda è solo apparentemente superficiale…
Penso che una buona amministrazione debba “dire quello che fa e fare quello che dice” come ci ha insegnato il sindaco Petroselli e dunque non desidero sottrarmi alla sua domanda. Dedicherò un’attenzione particolare alle biblioteche. Ma sono ben consapevole che lo stato di salute di una capitale europea dal punto di vista culturale si determina anche dalla capacità di diversificazione dell’offerta che è in grado di proporre a cittadini e turisti. Uno spazio importante avrà anche la musica per i più giovani: vorremmo organizzare e rilanciare le bande di quartiere e i progetti di musica per la scuola.

Nathalie Du Pasquier. Campo di Marte. Exhibition view at MACRO, Roma 2021. Courtesy l’artista. Photo credit Agnese Bedini e Melania Dalle Grave di DSL Studio
Nathalie Du Pasquier. Campo di Marte. Exhibition view at MACRO, Roma 2021. Courtesy l’artista. Photo credit Agnese Bedini e Melania Dalle Grave di DSL Studio

GUARDARE ALL’EXPO E AL GIUBILEO

Su questo aspetto, interessantissimo, una collaborazione con Musica per Roma e con Pittèri potrà forse essere fruttuosa. Ma andiamo oltre: facendo un piccolo focus sull’arte contemporanea, la città appare composita e interessante nonostante tutto e a dispetto degli anni di pandemia. Ci sono una serie incredibile di spazi non profit nati di recente, c’è una rete di gallerie private (storicamente ignorate dall’amministrazione) di livello internazionale, e c’è ‒ restando agli spazi di competenza comunale ‒ il Macro che noi quest’anno premiamo come il miglior museo d’arte contemporanea italiano del 2021…
Negli ultimi anni molti spazi privati hanno costituito una sorta di avanguardia in cui sperimentare nuovi modelli di gestione con un’offerta culturale di grande qualità. Penso ai molti piccoli e grandi teatri privati, a spazi sociali, a musei e diverse gallerie di cui la nostra città è piena. Queste realtà hanno espresso una programmazione di qualità che non ha avuto la giusta attenzione da parte dell’amministrazione pubblica. Dialogare con loro e supportarli per il Pubblico non deve essere un tabù, e lo si può fare magari mutuando anche da fuori esperienze che si sono rivelate vincenti.

A proposito di arte contemporanea e non solo, presto ci saranno da fare nomine. Macro, Palaexpo, Mattatoio e altri spazi. Come pensate di procedere a livello di modalità? Chiamata diretta o bando pubblico? O un mix delle due formule?
Credo che non sia necessario legarsi a una formula di principio che poi i fatti puntualmente tradiscono e credo che di caso in caso sia opportuno valutare l’avviso pubblico o la chiamata diretta avendo come bussola l’interesse generale.

Il progetto Roma Caput Mundi prevede anche interventi sul lato del decoro urbano oggi in condizioni inquietanti. Realizzare qualsiasi progetto culturale in un contesto così inospitale per cittadini e turisti rischia di essere lavoro sciupato. Lotterete per avere, almeno nelle aree artisticamente rilevanti e attorno ai luoghi della cultura, un briciolo di pulizia, di lotta alla sosta selvaggia, di arredo urbano dignitoso?
Il tema del decoro urbano e della pulizia della città è per noi centrale: il sindaco Gualtieri ci si sta dedicando anima e corpo e i primi risultati si vedono. Con un tavolo apposito che abbiamo istituito stiamo lavorando in sinergia con il Ministero della Cultura per individuare i principali luoghi dove è necessario un intervento urgente a causa del loro degrado. Si pensi all’area di Piazza dei Cinquecento che sarà il biglietto da visita di Roma per l’Expo e il Giubileo… Insieme con le biblioteche questo sarà il principale asse della mia azione come assessore.

La visione da campagna elettorale di Carlo Calenda secondo la quale è necessario un Museo che racconti Roma è una visione totalmente campata in aria a suo avviso? E anche se si immaginasse finalmente un Museo di Roma, per i contenuti Andrea Carandini (ottantacinquenne) sarebbe ancora l’interlocutore idoneo?
Auspico che la forza politica fondata da Carlo Calenda possa fare un’opposizione costruttiva e sono sicuro che così sarà, anche perché lo conosco da anni e lo stimo. Ma la campagna elettorale è finita e quindi anche l’esigenza di differenziarsi a colpi di tweet e di video-pillole. Mi lasci dire che la polemica contro i “professoroni”, di cui intuisco una eco nella parte finale della sua domanda, è sempre fatta da piccoli politici perché la politica, quando è seria e autorevole, non ha mai paura di confrontarsi con le competenze, a partire da un sacrosanto riconoscimento della loro autonomia. Roma è il più grande museo a cielo aperto del mondo e dalla valorizzazione di questa realtà, anche con gli strumenti forniti dalle tecnologie digitali, bisogna ripartire. Nella capitale si farà un Museo di Roma e il progetto di coordinamento e di realizzazione è affidato a un’autorità indiscussa della materia come il prof. Andrea Carandini: a lui e alla sua scuola che, ovviamente, è formata da allievi di ogni età e generazione. Colgo l’occasione per ringraziare ancora Carandini della sua disponibilità a tenere una lezione aperta al pubblico ai Mercati Traianei che ha registrato il tutto esaurito nell’ambito delle iniziative organizzate da Roma Capodarte il primo gennaio 2022. Partendo dal vecchio Plastico di Roma imperiale di Italo Gismondi del Museo della Civiltà romana (oggi chiuso), da affiancare con i risultati dello straordinario lavoro realizzato da Carandini e dalla sua scuola dell’Atlante di Roma antica, vorremmo dare vita a un museo che racconti in modo chiaro, efficace ed emozionante l’evoluzione storica della città soprattutto con modalità multimediali. L’idea è farne una sorta di “porta di accesso” o di “hub” ai musei e alle aree archeologiche e artistiche di Roma, di cui andranno poi rafforzate la intellegibilità e la fruibilità in loco con l’ausilio delle nuove tecnologie, come aveva già iniziato a fare Ignazio Marino nell’area dei Fori.

Casino dell'Aurora Ludovisi a Roma
Casino dell’Aurora Ludovisi a Roma

IL FUTURO DELLA CULTURA A ROMA

Sono settimane che si polemizza sulla vendita all’asta del Villino Dell’Aurora, parte di quella che fu la mitica Villa Ludovisi, custode di dipinti murari unici del Guercino e di Caravaggio. Quale è la sua opinione a riguardo? Quale è in generale la sua chiave di lettura sui rapporti tra pubblico e privato nel quadro dei beni culturali?
Quando ci sono le aste bisogna evitare dichiarazioni avventate o addirittura turbative che fanno oscillare il prezzo. Per quanto concerne i rapporti tra pubblico e privato occorre evitare un approccio ideologico per superare gli steccati e le barriere, evitando atteggiamenti di tipo statalista o neo-liberista. In un mondo globale come il nostro, la sfida della valorizzazione del nostro patrimonio culturale ha bisogno di riconoscere che il bene comune è il corpo, ma che il corpo per funzionare al meglio ha bisogno di due polmoni, un pubblico efficiente e un privato sensibile alle ragioni della solidarietà, della sussidiarietà e del sociale.

Nelle prime settimane di mandato si è confrontato col suo predecessore Luca Bergamo, quali sono le impostazioni proposte da Bergamo che vanno portate nel 2022 (e oltre)?
A me non convince l’idea, molto comune nel nostro Paese, che ogni volta che si vincono le elezioni ci sono dei barbari che vanno via e dei nuovi civilizzatori che avanzano. A noi serve soprattutto un po’ di continuità nell’azione governativa e una maggiore capacità di fare sistema al netto di logiche faziose o di esclusiva appartenenza. È assurdo pensare che chi è venuto prima di noi le abbia tutte sbagliate e viceversa. Bisogna ragionare, distinguere e valorizzare e riproporre ciò che ha funzionato. Ad esempio, non ho problemi a dire che l’aver introdotto la triennalità per i bandi la considero una buona cosa, perché serve un minimo di stabilità per progettare e fare cultura. E valuto positivamente la creazione della Mic card che al costo di 5 euro all’anno permette l’accesso gratuito e illimitato a 19 musei civici e a 25 siti archeologici della città: mi piace sia l’idea che l’ha ispirata sia il valore sociale della fruizione culturale attraverso i prezzi contenuti.

Ci sarà però qualcosa che dovrà andare in discontinuià…
Arricchire il dialogo con gli operatori culturali e le realtà associative, che sarà un passaggio ineludibile per rimettere ordine a una programmazione cittadina densa ma abbastanza confusa, dove non si vede un’impronta generale. Abbiamo bisogno di uno sforzo collettivo e di un confronto permanente con gli operatori culturali e le realtà associative di questa città, insieme ai quali stabilire le linee di intervento e di indirizzo per la progettazione e la programmazione delle attività culturali secondo principi di trasparenza e di partecipazione. Ad esempio, se si fosse agito in questo senso, sarebbe stato diverso l’esito dell’operazione Romarama, che nasceva come nuova formula dell’Estate romana. E sull’Estate romana vogliamo intervenire aumentando il bilancio a disposizione e riqualificando la proposta.
Un altro aspetto che poteva essere affrontato meglio e che non mi aspettavo fosse così trascurato dal Movimento 5 Stelle è la difesa della cultura come bene comune, in termini di riappropriazione di spazi e di contrasto alla svendita del patrimonio pubblico e di cultura diffusa, tenuto conto che questi erano stati per loro due capisaldi della scorsa campagna elettorale, sui quali avevano ricevuto consenso da ampi strati del mondo della cultura. Anche su questo punto sono sicuro che la nuova amministrazione segnerà un elemento di novità.

Roma, Villa Borghese, Giardino segreto di Tramontana © Simona Caleo
Roma, Villa Borghese, Giardino segreto di Tramontana © Simona Caleo

CULTURA E TURISMO

Andiamo avanti veloce di 8 anni, superiamo il Giubileo sul quale poco si potrà fare perché nulla è stato pianificato da chi ha amministrato prima di voi, e sogniamo: Roma2030, la città ospita l’Expo. Cosa succederà riguardo ai contenuti, alle infrastrutture culturali, agli spazi?
Il Giubileo e l’Expo saranno grandi opportunità per la cultura e per ridefinire sul territorio di Roma una nuova mappa dei servizi culturali più rispondente alle esigenze dei territori: bisogna provare a invertire la dicotomia della fruizione culturale tra centro periferia. Ma per serietà le dico anche che, prima di pensare al futuro, la mia priorità è dare oggi risposte a questioni aperte da anni dagli operatori culturali e restituire ai romani una città più vivace e aperta al mondo. La cultura a Roma ha tante potenzialità nascoste o oggi oscurate che vanno riaccese riconnettendo i poli giusti.

Ovvio che la collaborazione sia orizzontale con tutti, ma con quale assessorato pensa di cooperare maggiormente nei prossimi mesi e anni? Forse con Onorato al Turismo?
La collaborazione tra cultura e turismo soprattutto in una città come Roma deve essere strettissima. E il rapporto con l’assessore Onorato, che si occupa anche di grandi eventi, è costante e proficuo. Sappiamo bene entrambi che alcuni dati aggiornati indicano che sempre di più nella scelta delle destinazioni turistiche influiscano elementi legati al turismo culturale, sostenibile e responsabile. Per questo mi piace parlare di turismi al plurale, un ambito in cui i luoghi d’arte, gli eventi culturali e il patrimonio artistico hanno un ruolo fondamentale. A questi vorrei aggiungerei anche gli itinerari enogastronomici perché la cultura di un Paese si percepisce anche a tavola. Come esistono delle filiere produttive, ad esempio sul vino o sull’allevamento, bisognerebbe costruire delle filiere culturali per intercettare nel modo più virtuoso ed efficace possibile i finanziamenti. Anche con altri assessori come Maurizio Veloccia, Sabrina Alfonsi, Eugenio Patané, Monica Lucarelli e Tobia Zevi gli scambi sono costanti e sta nascendo un’ottima sinergia e un vero gioco di squadra. Ad esempio con Zevi, che si occupa di patrimonio, sarà necessario cooperare per temi come il patrimonio dismesso e la rigenerazione urbana, mentre con l’assessore all’Urbanistica Veloccia stiamo stringendo i bulloni sul Museo della Scienza. Anche con il capo gabinetto Albino Ruberti e con il direttore generale Paolo Aielli stiamo lavorando tanto insieme.
Oltre all’ottimo clima di collaborazione che ho avuto modo di verificare in Giunta, per me sarà altrettanto fondamentale avere un rapporto costante e proficuo con gli assessori alla cultura dei 15 municipi di Roma che vorrei periodicamente riunire, anche a distanza, per un ascolto e un coordinamento continui. Vorrei iniziare a farlo proprio a partire dal centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini.

Dopo la giusta nota sulle 15 “città” che compongono Roma, chiudiamo con i rapporti tra Roma e le altre città. C’è Tommaso Sacchi, da Milano, che si sgola sostenendo che bisognerebbe fare progetti insieme e addirittura propone una “borsa culturale” che permetta alle città ‒ anche in ottica PNRR ‒ di lavorare in sinergia. Ne avete parlato? Milano&Roma hanno una responsabilità maggiore di altre città in questo senso…
Con l’assessore Sacchi ci siamo sentiti dopo la mia nomina e siamo già d’accordo che ci vedremo la prossima volta che sarò a Milano, probabilmente a fine gennaio. Sono sicuro che sarà l’inizio di un rapporto importante per entrambe le città in un comune interesse nazionale. Penso che lo scambio di buone pratiche tra amministratori di diverse comuni italiani, ma anche di capitali europee, a prescindere dal colore politico, sia una grande opportunità che vada sfruttata. Il fare rete e creare magneti replicando esperienze che hanno funzionato può e deve essere una strada che sarà percorsa anche in chiave di una modernizzazione europea di Roma e dell’Italia. In questi giorni, ad esempio, sono entrato in contatto con il Vicesindaco e Assessore alla cultura del Comune di Barcellona, e già da un primo scambio mi pare siano venute fuori proposte reciprocamente interessanti che spero si possano concretizzare a settembre con un incontro nella città catalana.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.