Tomas Saraceno – Iridescent Planet

Genova - 10/04/2014 : 10/07/2014

Nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale in occasione del Festival “La Storia in Piazza”, focalizzato in questa edizione sul tema del cibo e di conseguenza sull’idea di sostenibilità e interazione sociale, Saraceno presenterà un piccolo mondo sospeso in forma di globo iridescente di circa 3metri di diametro, racchiuso dentro a una rete di poliestere ancorata al selciato, alle colonne, ai muri.

Informazioni

Comunicato stampa

La re-invenzione dinamica e meta-teorica dello spazio di Tomas Saraceno tende a costruire un oikos, inteso nell'accezione greca originaria di casa, habitat, ambiente, anche pianeta, muovendo dalla ripartizione ternaria dell'istanza ecologica teorizzata da Félix Guattari in "Le tre ecologie". Come Guattari, Saraceno pare intendere il termine ecologia in sé e per sé riduttivo, di fatto dietro allo strategia meramente difensiva dell'ambiente si possono mascherare gli schemi distruttivi e gli standard inquinanti che mantengono e assistono l'economia ossessionata dallo sviluppo e dalla iper-produzione. Dietro alla parola ecologia si possono anche mascherare correnti politiche territorializzanti e xenofobe, arcaicizzanti e anti-tecnologiche

Gli oikos di Saraceno rappresentano un modello rispetto alla triplicità di Guattari dimostrando attraverso un'estetica di matrice relazionale e coabitazionale, l'impossibilià di re-inventare l'ambiente senza ricostituire la sfera soggettiva, quella intersoggettiva e sociale. Bruno Latour ha definito Saraceno un artista post-critico, definizione condivisibile, soprattutto rispetto a una interpretazione ecosofica delle sue architetture imprevedibili, tendenti a modificare concretamente, le norme sociali attraverso modalità partecipative che rimandano a una rete tangibile di un'utopica quanto possibile democrazia molecolare territoriale e aterritoriale nel contempo. In un certo senso un esempio non gerarchico di governabilità di stampo comunitario, si potrebbe parlare forse anche di biopolitica. Questo intendeva anche e forse Bruno Latour in un testo assai pertinente, ispirato da “Galaxies forming…” presentato alla Biennale di Venezia del 2009, affermando che il lavoro di Saraceno recupera l’ordine del modernismo, nella prospettiva orizzontale e non dirigistica del postmodernismo.

Saraceno per costruire i suoi mirabolanti territori onirici e sublimi, si ancora, come si attaccherebbe un ragno , per iniziare la sua tessitura, alla precarietà di un filo d'erba, alle minacce reali cronicizzate dallo stato d'eccezione illimitato e mai disinnescato nel nostro tempo, calibrando attentamente dove caricare e scaricare nodi e tensioni e delineando in qualche modo se non proprio una via di fuga, un laboratorio, che coadiuvato dalla suggestione microgravitazionale, potrebbe educare all'ecologia esistenziale.

Saraceno seguendo la tradizione di architetti e teorici come Richard Buckminster Fuller, Archigram, Yona Friedman tende a estendere la riflessione dell’architettura su temi cosmici e universali. Saraceno guarda ai principi scientifici e alle innovazioni tecnologiche secondo dinamiche ibridatorie che tendono a immaginare "utopie realizzabili" che vogliono farci riflettere sulle urgenze planetarie, focalizzando su luce, energia, movimento, mutevolezza e anche sulla fragilità e sulla vulnerabilità. L'opera di Saraceno spinge in qualche modo a trovare soluzioni.

Nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale in occasione del Festival “La Storia in Piazza”, focalizzato in questa edizione sul tema del cibo e di conseguenza sull’idea di sostenibilità e interazione sociale, Saraceno presenterà un piccolo mondo sospeso in forma di globo iridescente di circa 3metri di diametro, racchiuso dentro a una rete di poliestere ancorata al selciato, alle colonne, ai muri. Pensato appositamente per l'antico cortile del palazzo storico genovese, il pianeta di Saraceno irradia dalla superficie, costituita da solar foil, una forma di energia cromatica, il cui spettro di colori è celestiale.

Il buio notturno trasforma l'opera di Saraceno in una magia fluttuante, come a ricordarci, per citare Richard Buckminster Fuller, suo mentore, che la terra altro non è che una meravigliosa astronave che si muove nel cosmo dall'inizio del tempo. Noi, con le altre creature animali, vegetali , minerali , che la Terra sostiene e da cui è sostenuta, siamo parte di un ecosistema che non prevede alcuna scialuppa di salvataggio.







Tomas Saraceno's dynamic and meta-theoric reinvention of space tends to build up an oikos, taken in its original Greek meaning of house, habitat, atmosphere, planet too, according to the ternary division of the ecological issue theorized by Felix Guattari in "The Three Ecologies". Like Guattari, Saraceno seems to consider the term ecology reductive in itself, as actually any merely defensive environmental strategy could hide the destructive plans and polluting standards, that maintain and assist the economy obsessed by development and iper-production. The word ecology could hide dredful and xenophobic political tendencies, archaic and anti-technological ones. In terms of Guattari's triplicity, Saraceno's oikos represents a model, that demonstrates through an aesthetic of relational and cohabitational matrix, the impossibility of re-inventing the environment without reconstituting the subjective sphere, the intersubjective one and the social one. Bruno Latour has defined Saraceno a post-critic artist, embraceable definition, most of all in respect of an ecosophic interpretation of his unpredicteble architectures, tending to actually modify social norms through partecipative modalities, that bring to a tangible network of an utopic as well as possible molecular democracy, territorial and non-territorial at the same time. In a certain sense, a non-hierarchical example of governability of communitarian kind, perhaps one could speak about biopolitics too. This is what Bruno Latour meant in a very pertinent text, inspired by “Galaxies forming...” presented at Venice Bienniale in 2009, asserting that the work of Saraceno recovers the order of the modernism, in the horizontal and not dirigistic perspective of postmodernism.
In order to construct his amazing, oniric and sublime territories, Saraceno anchors himself, as a spider would do in order to begin his webbing from a precarious blade of grass, to the real threats, made chronic by the endless state of exception and never defused in our time, by considering carefully where to load and to unload knots and tensions and oulining somehow, if not really a way out, a laboratory, that helped by the microgravitational suggestion, could educate to the existential ecology.
By following the tradition of architects and theorists like Richard Buckminster Fuller, Archigram, Yona Friedman, Saraceno tends to expand his reflection on architecture up to cosmic and universal topics. Saraceno looks at scientific principles and technological innovations, according to hybrid strategies that tends to imagine "actualizable utopies" aiming for letting us reflect on planetary urgencies, by focusing on light, energy, movement, changeability and also on fragility and vulnerability. Somehow, the work of Saraceno urges us to find solutions.
In the Cortile Maggiore of Palazzo Ducale, on the occasion of the event “La Storia in Piazza”, focused for this edition on the theme of food and consequently on the idea of sustainability and social interaction, Saraceno will present a small world suspended in form of iridescent globe of approximately three meters diameter, enclosed within a polyester network anchored to the pavement, the columns, the walls. Purposely conceived for the ancient courtyard of the Genovese historical palace, Saraceno's planet irradiates from its surface, made from solar foil, a sort of chromatic energy, which color spectrum is celestial. The dark of the night turns the work of Saraceno into a fluctuating magic, as to reminding us, to quote Saraceno's mentor Richard Buckminster Fuller, that Earth is nothing else than a wonderful spaceship that moves in cosmos from the beginning of time. Together with other creatures, animals, plants, minerals, sustained by the Earth and sustaining it, we are part of an ecosystem, that does not include any lifeboat.