Venticinquesima edizione del festival Time in Jazz, sette giorni ricchi di musica ma non solo, perché accanto ai tanti concerti, il festival diretto da Paolo Fresu dedica un ampio capitolo all’arte contemporanea nazionale ed internazionale: performance, mostre ed eventi espositivi in luoghi e spazi differenti (spazi deputati o recuperati e prestati all’arte) raccolti sotto il marchio PAV, il Progetto Arti Visive di Time in Jazz curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu, che quest’anno giunge al quindicesimo anno di attività.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO PAV
  • Indirizzo: - Berchidda - Sardegna
  • Quando: dal 09/08/2012 - al 16/08/2012
  • Vernissage: 09/08/2012
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento, collettiva, musica
  • Orari: 12,00 – 1,00 orario continuato
  • Sito web: www.timeinjazz.it
  • Email: pav@timeinjazz.it

Comunicato stampa

PAV. IL PROGETTO ARTI VISIVE DEL FESTIVAL TIME IN JAZZ
FUOCO











Sul tema di questa edizione del festival, “Fuoco”, si articola anche la rassegna del PAV: una visione contemporanea, multiforme e trasversale del concetto di fuoco, interpretato dai numerosi artisti invitati per questa rinnovata edizione del 2012, con i tanti linguaggi della sperimentazione visiva: dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla fotografia, al video e alla performance.

Numerosi gli eventi espositivi in programma



La consueta rassegna dedicata alla sperimentazione contemporanea nazionale ed internazionale è curata quest’anno da Valerio Dehò: la mostra, intitolata Firewall, riunisce i lavori di quindici artisti attorno al tema del fuoco come elemento sacrale e salvifico per l’uomo. Limite, soglia, linea di demarcazione che, sin da tempi remoti, distingue e protegge l’essere umano da ciò che è altro, da ciò che è sconosciuto, dalla Natura avversa, violenta, aggressiva. In mostra le opere di Giovanni Albanese, Aurelio Amendola, Francesco Arena, Pilar Cossio, Aron Demetz, Daniele Gilardi, Raymond Hains, David LaChapelle, Emanuele Lo Cascio, Maria Elisabetta Novello, Nunzio, Claudio Parmiggiani, Eleonora Rossi, Antonio Riello, Arianna Vanini.

Nello specchio di Prometeo, progetto curatoriale di Giannella Demuro, offre uno spaccato rappresentativo e variegato della sperimentazione visiva in Sardegna. Il tema del fuoco, sussurrato o prepotentemente esibito, traccia una linea densa in cui si raggrumano molteplici ipotesi di senso. Le opere di Az.Namusn.Art, Alessandro Biggio, Leonardo Boscani, Francesco Casu, Le Industrie Invisibili, Pietro Mele, Narcisa Monni, Nero Project, Nextime, Pastorello, Flavio Piras, Mario Pischedda, Giovanna Salis, Matteo Sanna, Marcello Scalas, Stefano Serusi, Danilo Sini, Giorgio Urgeghe, Y Liver, costruiscono visioni di vita e di morte, di passioni e indifferenze, accendono fuochi che divampano negli occhi e nelle coscienze, che attraversano le ombre in cerca della luce.

Marco Senaldi, con Fuori fuoco, impernia la riflessione sul concetto di “sfocato”, presentando al pubblico una selezione di video e film sperimentali accomunati dall’uso dello sfocato. La mostra ripercorre quasi 100 anni di storia della cinematografia, dalle prime sperimentazioni futuriste alle più recenti videoproduzioni, attraverso i lavori di Anton Giulio Bragaglia, Man Ray, Orson Welles, Stan Brackhage, Tony Conrad, Ken Jacobs, Paolo Gioli, Douglas Gordon, Harun Farocki, Paolo Meoni.

Nella mostra Passion Fruit, curata da Ivo Serafino Fenu, gli artisti Franco Casu, Marianna di Palma, Matteo Farolfi, Massimo Festi, Progetto ASKOS (Chiara Schirru e Michele Mereu), Francesca Randi, Pietro Sedda, Gianfranco Setzu, Alberto Spada, partendo dall’esperienza mistica vissuta da Santa Teresa d’Avila, ritratta dal Bernini nell’omonima Estasi, in bilico tra misticismo ed erotismo, “indagano i territori di confine nei quali brucia il fuoco raccontato dalla santa nella sua autobiografia; territori ove il sacro si è trasformato in un seduttivo bacino iconografico, mentre la passione vive di surrogati e di sempre più labirintici percorsi mentali; territori di desideri inevasi a fronte della ben più pregnante esperienza spirituale e carnale della santa spagnola.” (Ivo Serafino Fenu)

Ancora, in programma I Mangiafuoco – Fight the Fire with Fire. Con questa doppia citazione, che slitta con grande naturalezza da Pinocchio ad una canzone anni Ottanta dei Metallica, la curatrice Sonia Borsato introduce i lavori di Pasquale Bassu, Johnny Eroe, Sergio Fronteddu, Vincenzo Grosso, Stefano Marongiu, Vincenzo Pattusi, un eterogeneo gruppo che nel cuore di Nuoro ha posto a elezione la propria fucina creativa, che conta sei membri ufficiali, ma che è in realtà aperta, anzi, spalancata a collaborazioni esterne, visite, incursioni. I sei artisti in mostra hanno scelto di intrecciare vite e arte e di costruire il contemporaneo attraverso il fuoco dello scambio artistico e della creazione condivisa.

Fuoritema (Stefania Casula, Erik Chevalier, Luca De Melis, Alessandro Di Naro, Augusto Murgia, Fabrizio Saddi, Luisa Siddi, Valentina Siddi, Alessandra Spano) è un progetto editoriale. Periodico di fotogiornalismo, completamente autoprodotto, sceglie un punto di vista il più vicino possibile alle vicende che racconta, a volte una vera e propria soggettiva. Le storie sono frutto di un lavoro collettivo e nessun pezzo è firmato.

Per questa edizione del festival, il collettivo presenta L’ultimo spenga l’incendio, una selezione di scatti in cui non divampano le fiamme, ma si intravedono gli esiti di passati incendi e le promesse di fuochi futuri. Ed è proprio al futuro che è dedicato il nuovo numero che sarà presentato in anteprima durante il Time in Jazz.

Accanto alle mostre che indagano il mondo della sperimentazione visiva contemporanea, anche quest’anno il PAV dedica una sezione specifica delle sue iniziative alla fotografia.

Gli scatti di Massimo Schuster, della mostra Sguardi di Terra, compongono un resoconto un po’ particolare dell’edizione Terra del Time in Jazz: una carrellata dei volti, degli sguardi, dei gesti, dei sorrisi di chi nel 2011 c’era. Scatti rubati a chi il festival lo fa, musicisti e staff, e a chi vive il Time in Jazz dall’altra parte del palco, il suo fedelissimo pubblico. Le fotografie, stampate su grande formato, saranno disseminate per le vie del paese. Al pubblico sarà lasciato il gusto di scoprire le fotografie di Schuster negli angoli di Berchidda.

L’Italia del Jazz è la mostra fotografica itinerante, con testi critici di Filippo Bianchi, che Time in Jazz ha prodotto in collaborazione con i-jazz, l’associazione nazionale costituita nel 2008, che riunisce i più seguiti e conosciuti festival jazz italiani. Pensata per accompagnare il pubblico, scatto dopo scatto, in un viaggio fotografico, dal nord al sud, per i festival che si svolgono in Italia, la mostra è un ritratto del Bel Paese attraverso la gente che fa, ama e segue il jazz.
In coproduzione con CAM, Iseo Jazz, Itinerari Jazz Trento, Jazz Network Emilia Romagna, Musica Oggi Milano, Novara Jazz, Pomigliano Jazz, Rumori Mediterranei, Siena Jazz, TAM Tutta un’Altra Musica, Toscana Music Pool, Una striscia di terra feconda, Vicenza Jazz.

Anche 24+1 è un viaggio per immagini. Si tratta di un’esposizione che ripercorre e documenta le edizioni passate del Festival Time in Jazz, viste attraverso lo sguardo del suo pubblico: saranno esposti i 24 scatti più significativi, uno per ogni edizione, a partire dal 1988, scelti tra le fotografie che gli spettatori del festival hanno realizzato sino allo scorso anno.

Il “+ 1” sarà una delle foto di apertura del venticinquesimo compleanno di Time in Jazz, che sarà aggiunta alla mostra in corso d’opera.

Accanto ai progetti espositivi riuniti al Centro Laber, il PAV anche quest’anno presenta Lavori in corso, una serie d’interventi urbani, performance e progetti "site specific", in giro per Berchidda, progettati da alcuni degli artisti presenti in mostra.

Come di consueto, alcuni artisti saranno presenti anche sul palco di piazza del Popolo con Arte tra le note, scenografie d’artista realizzate appositamente per i concerti serali del Festival.

Visitabile in permanenza, inoltre, il progetto stabile del PAV Semida, il Museo di arte ambientale, con le opere di Clara Bonfiglio, Giovanni Campus, Bruno Petretto, Pinuccio Sciola e Monica Solinas, nato nello splendido scenario del Demanio Forestale del Monte Limbara in collaborazione con il Comune di Berchidda e l’Ente Foreste Sardegna.