Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie d’incontri (1585-1890)

Milano - 30/09/2019 : 02/02/2020

Nell’ambito del Progetto Oriente MUDEC l’esposizione permanente del Museo “Oggetti d’incontro” si rinnova per indagare e illustrare i primi rapporti storici tra l’Italia e il paese del Sol Levante in due sezioni principali.

Informazioni

Comunicato stampa

Nell’ambito del Progetto Oriente MUDEC l’esposizione permanente del Museo “Oggetti d’incontro” si rinnova per indagare e illustrare i primi rapporti storici tra l’Italia e il paese del Sol Levante in due sezioni principali:



Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 – 1615
Un Museo giapponese in Lombardia. La collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua



La prima sezione, “Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585-1615”, indaga la curiosità occidentale verso il Giappone che in un primo momento si manifestò attraverso il tentativo di tracciare mappe di quella terra

Gli inizi della mutua conoscenza si fanno risalire alla mediazione dei missionari Gesuiti, i cui viaggi e la cui opera di evangelizzazione del “Cipango” (nome antico per Giappone chiamato così da Marco Polo nel suo Milione) ebbero un rilevante impatto sulla società nipponica del XVI secolo.

Ma è soprattutto il passaggio in Italia di quattro giovanissimi principi giapponesi originari dell’isola giapponese del Kyushu – passati per molte località della penisola italiana e sempre accolti con grande entusiasmo – a dar forma a un’immagine più concreta e realistica del Giappone e dei nipponici, fuori da ambienti ecclesiastici. La prima sezione della mostra ripercorre l’episodio fondante di questo contatto, nel 1585. Il capo di questa delegazione giapponese, Ito Mancio, è ritratto probabilmente da Domenico Tintoretto in un dipinto che sarà esposto ora per la prima volta in Italia e in Europa, proprio in occasione di questa mostra.

Il percorso di questa prima sezione prosegue poi focalizzando l’attenzione sulla seconda “ambasceria” giapponese in Italia, quella del 1615, che, pur non arrivando a Milano, costituisce un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi dal 1639 e l’adozione della politica di isolamento (sakoku), che rimarrà in vigore fino al 1853. Nel periodo intercorso tra le due ambasciate, i rapporti tra le autorità giapponesi e le missioni cattoliche si deteriorarono dando luogo a vere e proprie persecuzioni dei cristiani del Giappone. Nonostante le frizioni in questo contesto di contatti poco frequenti tra le due culture, anche le raccolte nobiliari e degli intellettuali europee cominciano a popolarsi di oggetti provenienti dalla Cina o dal Giappone, o di produzione europea con decori di ispirazione orientale.



La seconda sezione, “Un Museo giapponese in Lombardia. La collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua”, si concentra sul momento della riapertura del Giappone ai contatti con il mondo nella seconda parte del diciannovesimo secolo.

Un numero crescente di oggetti affluisce verso città quali Milano, anche come conseguenza delle forti relazioni che i commercianti lombardi della seta hanno con l'Asia. La conseguenza di questo crescente interesse e dell'arrivo di grandi quantità di oggetti si riflette in musei privati di arte giapponese che vengono visitati assiduamente dagli intellettuali dell'epoca oltre che in esposizioni pubbliche organizzate sotto forma di mostre d'arte industriale.

Uno dei protagonisti assoluti di questa seconda fase collezionistica è il conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e il suo favoloso Museo Giapponese allestito negli anni ’70 dell’Ottocento presso la sua casa sul lago di Como a Moltrasio, dove raccolse ed espose, per il godimento proprio e dei suoi colti ospiti, lacche, porcellane, bronzi, tessuti e una splendida collezione di armi da parata, poi acquistati dal Comune di Milano nel 1898-99 e ora appartenenti al MUDEC.

La seconda sezione della mostra inquadrerà nel contesto culturale, artistico e commerciale di fine Ottocento, l’importanza dei manufatti che compongono questa collezione.



Comitato scientifico per la sezione Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 – 1615:

Presidente: prof. Corrado Molteni, già addetto culturale presso l’ambasciata d’Italia a Tokyo, docente all’Università degli Studi di Milano e già presidente dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi (AISTUGIA)

(in ordine alfabetico)

Dr.ssa Paola Di Rico, archivista Fondazione Trivulzio

Prof.ssa Marisa Di Russo, già docente presso l’Università di Studi Stranieri di Tokyo

Prof.ssa Rossella Menegazzo, docente all’Università degli Studi di Milano di archeologia, storia dell'arte e filosofie dell'Asia orientale

Mons. Alberto Rocca, Dottore ordinario, direttore Classe di Studi Borromaici, Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Dott. Marino Viganò, direttore Fondazione Trivulzio

Oltre allo staff scientifico del Mudec composto dalla dott.ssa Anna Maria Montaldo (direttrice), dalle conservatrici Dr.ssa Carolina Orsini e Dr.ssa Giorgia Barzetti, e dall’assistente conservatrice Anna Antonini. Staff che ha anche curato integralmente la seconda parte dell’esposizione relativa alla collezione Passalacqua assieme al dott. Francesco Morena.