L’infinito nel finito

Milano - 14/01/2013 : 02/02/2013

Al centro della ricerca, una riflessione sulla luce, aspetto imprescindibile per la comprensione dell’opera del grande regista russo Andrej Tarkovskij, a cui è dedicato il ciclo “Scrivere il Volto” promosso dal Centro Culturale San Fedele di Milano che si conclude con la proiezione di Nostalghia presso l’Auditorium San Fedele.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA SAN FEDELE
  • Indirizzo: Via Ulrico Hoepli 3A-B - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 14/01/2013 - al 02/02/2013
  • Vernissage: 14/01/2013 ore 18
  • Curatori: Andrea dall’Asta S.I.
  • Generi: fotografia, collettiva
  • Orari: dal martedì al sabato 16.00 – 19.00 (al mattino su richiesta, chiuso i festivi)

Comunicato stampa

La mostra L’infinito nel finito comprende alcune foto di scena vintage tratte da film di Andrej Tarkovskij e opere di David Simpson, Paolo Zermani e Giovanni Chiaramonte.
Al centro della ricerca, una riflessione sulla luce, aspetto imprescindibile per la comprensione dell’opera del grande regista russo Andrej Tarkovskij, a cui è dedicato il ciclo “Scrivere il Volto” promosso dal Centro Culturale San Fedele di Milano che si conclude con la proiezione di Nostalghia presso l’Auditorium San Fedele


Se l’occhio fotografico di Giovanni Chiaramonte a Villa Panza scrive con la luce grazie a una macchina, perché il mondo “rappresentato” possa emergere in tutta la sua verità e bellezza, riflettendo l’infinito di cui è speculum, i disegni dell’architetto Paolo Zermani per il progetto museale della Madonna del Parto di Piero della Francesca a Monterchi vanno ben oltre la citazione al film Nostalghia.
Una sequenza di spazi si concentra su un sacello contenente l’affresco della Madonna del Parto di Piero della Francesca e si dischiude su una loggia rivolta verso il paesaggio, da cui è visibile la Cappella del Cimitero ove la Madonna è stata custodita fino al 1993. È lo sguardo verso l’infinito.
Infine i dipinti di David Simpson si presentano come specchi gettati sul cielo, presenze dell’infinito nel finito. Su queste superfici si riflettono immagini inafferrabili di luce, continuamente cangianti, mutevoli. Metafora dell’inafferrabilità dell’esperienza umana abitata dallo spirito?
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