Franca Ghitti. La figura e l’opera

Informazioni Evento

Luogo
TRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE
Viale Emilio Alemagna 6, Milano, Italia
Date
Il
Vernissage
25/05/2022

ore 18

Editori
SILVANA EDITORIALE
Curatori
Elena Pontiggia
Uffici stampa
ARTEMIDE PR - STEFANIA BERTELLI
Generi
presentazione
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PRESENTAZIONE VOLUME FRANCA GHITTI e ANNUNCIO NASCITA NUOVO MUSEO.

Comunicato stampa

Franca Ghitti. La figura e l’opera.
Atti del Convegno dell’Accademia di Brera dal 21 gennaio 2020
a cura di Elena Pontiggia, Silvana Editoriale

Un’iniziativa editoriale realizzata in collaborazione
con la ”Fondazione Archivio Franca Ghitti”.

Si annuncerà anche la nascita del Museo dedicato a Franca Ghitti,
che avra’ sede in un Convento del 600 in provincia di Brescia e conserverà l’opera, la biblioteca e l’archivio dell’artista.

Mercoledì 25 maggio
ore 18.00
Triennale Milano

Sono previsti gli interventi degli autori:

Elena Pontiggia
(Accademia di Belle Arti di Brera, Milano)
Giovanni Cadeo
(architetto)
Cecilia De Carli
(Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)
Lorella Giudici
(Accademia di Belle Arti di Brera, Milano)
Fausto Lorenzi
(giornalista)
Luca Pietro Nicoletti
(Università degli Studi di Udine)
Francesco Tedeschi
(Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Comunicato Stampa

Tra le rocce incise dagli antichi Camuni e gli anfratti, tra i campi e i casolari, le botteghe immerse nel silenzio e le vecchie fabbriche in disuso: è tra questi luoghi sospesi, nella sua terra, che comincia a disegnarsi nel tempo e nello spazio la straordinaria mappa tracciata dalle opere di Franca Ghitti. Mappe che dalla Val Camonica si dilatano senza confini, fino a Parigi, e poi in Africa e nel Medio Oriente. Nel decennale della scomparsa dell’artista le sfaccettature della sua multiforme personalità torna a porre le questioni ineludibili legate alla sua ricerca artistica.
Franca Ghitti nasce a Erbanno, in Val Camonica. Studia all’Accademia di Brera a Milano, frequenta a Parigi l’Académie de la Grande Chaumière, a Salisburgo invece il corso di incisione diretto da Oskar Kokoschka. Sono anni ricchi di contatti, di incontri molto fecondi e di formazione che lasceranno un segno profondo nella sua futura produzione artistica.
Nel 1963 partecipa alla fondazione del Centro Camuno di Studi Preistorici e comincia a studiare le mappe incise sulle rocce della Valle, inventando su tavolette di legno, con reti metalliche e chiodi, le sue prime Mappe, nate proprio da questa passione.
Realizza negli anni Sessanta le prime sculture in legno: comincia a recuperare legni usurati, avanzi di segheria, chiodi, per evocare la presenza di una cultura che non vuole scomparire e che invece vuole nutrire di se’ la “modernità”.

I viaggi e gli anni vissuti in Kenia (1969-1971), dove realizza le grandi vetrate in vetro e cemento per la Chiesa degli Italiani di Nairobi, i contatti con le varie tribù fanno nascere nell’artista la coscienza del valore dei codici formali come sedimenti, “alfabeti altri”, come li definisce. Rientrata in Italia, lavora il legno e il ferro, nella continua ricerca sui linguaggi emarginati, legati alle vecchie tradizioni di lavoro nei boschi e nelle fucine. Una ricerca che non si interromperà mai.
Nel 2020 presso l’Accademia di Brera si è tenuto un convegno di studi sull’artista, proprio qualche settimana prima del dilagare della pandemia in Italia e nel mondo. Oggi, a due anni da quelle giornate di studio, vengono pubblicati in un volume della Silvana Editoriale , a cura di Elena Pontiggia. Un’iniziativa editoriale realizzata in collaborazione con la ”Fondazione Archivio Franca Ghitti”.
La presentazione del volume avverrà il 25 maggio, alle ore 18, presso Triennale Milano. Sono previsti gli interventi degli autori: Elena Pontiggia (Accademia di Belle Arti di Brera, Milano); Giovanni Cadeo (architetto); Cecilia De Carli (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano); Lorella Giudici (Accademia di Belle Arti di Brera, Milano) ; Fausto Lorenzi (giornalista); Luca Pietro Nicoletti (Università degli Studi di Udine); Francesco Tedeschi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Gli interventi raccolti in volume suggeriscono nuove interpretazioni dell’opera della Ghitti che, come lei stessa ha scritto credeva . Questa certezza porta all’individuazione di un nuovo significato nascosto nelle cose, in tutte le cose, anche quelle apparentemente più insignificanti e abbandonate. Trasfigurate fino a diventare messaggi di un mondo “altro”, che scardina gli ordini costituiti. Scrive Pontiggia nell’introduzione del volume, ricordando quanto elaborato in una precedente monografia a lei dedicata .
Legni recuperati, metalli già usati mille volte, pietre che sembrano provenire dal fondo del tempo, lavate e scavate da secoli di acqua e di sole, e restituiti ad una nuova esistenza, in una nuova dimensione che si trasforma in sguardo religioso. Guardiamo un’opera come datata 1976: l’artista usa legno e fili di ferro ed evoca una figura in un atteggiamento di preghiera, o di ascolto, in una micro-stanza con la porta spalancata sul mondo.
Il Museo dedicato a Franca Ghitti, che avra’ sede in un Convento del 600 a Darfo (Brescia) e conserverà l’opera, la biblioteca e l’archivio dell’artista, è in allestimento.