Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte

Roma - 25/06/2015 : 11/10/2015

L’obiettivo dell’esposizione è quello di recuperare la tradizione di collaborazione e interazione tra i due mondi, valorizzando i segnali recenti di una riscoperta delle potenzialità artistiche all’interno dei processi di marketing, responsabilità sociale e comunicazione aziendale.

Informazioni

Comunicato stampa

“Il buon business è l’arte migliore”
Andy Warhol


La Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, in collaborazione con pptArt, prima piattaforma di crowdsourcing di arte, e con LUISS Creative Business Center, ha lanciato un invito ad artisti e aziende per un’esposizione sul tema Corporate Art volta a valorizzare la relazione tra il mondo del business e la creatività artistica.
L’obiettivo dell’esposizione è quello di recuperare la tradizione di collaborazione e interazione tra i due mondi, valorizzando i segnali recenti di una riscoperta delle potenzialità artistiche all’interno dei processi di marketing, responsabilità sociale e comunicazione aziendale


Molte aziende hanno risposto all’appello selezionando una o più collaborazioni con il mondo dell’arte aventi per oggetto la Mission o la Corporate Image aziendale. La Galleria, in collaborazione con pptArt, ha selezionato le proposte in base al valore artistico e alla rispondenza dell’opera d’arte con il DNA dell’impresa, escludendo opere commissionate in un’ottica di mecenatismo che non hanno legami con l’immagine aziendale.


Tra le proposte selezionate segnaliamo le seguenti:

artisti storici italiani:
- L’immagine aziendale di Esso nelle opere di Afro Basaldella, Paolucci, Santomaso, Vespignani
- Le opere realizzate da Guttuso, Mafai, Paladino, Guzzi per arredare il caffè Strega di Via Veneto dove nacque il Premio Strega
- Bacardi Martini con due cartelloni pubblicitari di Cappiello e Riccobaldi

artisti contemporanei internazionali
- Tre opere realizzate dall’artista neo-pop americano Romero Britto per Absolut Vodka
- Due gift card realizzate da Peter Max per American Express
- “The Turbine” del Corporate Artist inglese David Harber




artisti contemporanei italiani
- Una Vespa personalizzata dall’artista torinese Ugo Nespolo, realizzata in occasione della mostra “La Vespa e il Cinema” organizzata dalla Fondazione Piaggio
- American Express con un’opera di Gianluigi Colin
- Cappelli di Borsalino dipinti a mano dall’artista Willow
- Una scultura luminosa di Marco Lodola per Fabbri
- Una Vespa dell’artista neo-pop Marcello Reboani, ideatore del concetto dei Must-Have

Tra le aziende partecipanti: American Express, Bacardi-Martini, Banca Ifis, Caffarel, ESSO, Perfetti, Piaggio, Poste Italiane, Sisal, Strega, Telecom Italia.


Arte e business: un rapporto di amore-odio lungo un secolo

Nel pieno del fermento artistico degli anni 60, all’apice di un rapido sviluppo economico che aveva portato gli Stati Uniti a diventare la prima potenza mondiale, Andy Warhol esprimeva la sua critica della società dei consumi
riproducendo in serie scatole di zuppa e confezioni di Corn Flakes. Avendo costruito il suo successo personale sui meccanismi dei mass-media, Warhol sapeva apprezzare e riconoscere la complessità del mondo aziendale tanto da affermare di aver iniziato la carriera come uno dei tanti “commercial artist” e di averla finita come “business artist” di successo.
Prima della Pop Art, già all’inizio degli anni 20, in un contesto pervaso dall’entusiasmo per la nascente società dei consumi e dalla ventata di creatività che la comunicazione aziendale stava introducendo nel mondo dell’arte, il manifesto dada di Tristan Tzara affermava provocatoriamente che “anche la pubblicità e gli affari sono elementi poetici”.
Una parabola, quindi, che si apre con l’entusiasmo dada e futurista per il mondo della pubblicità e si chiude, mezzo secolo più tardi, con la Pop Art e la sua feroce critica della massificazione e del livellamento sociale.
Spenti ormai i fuochi e le passioni intorno alla società dei consumi e al sistema produttivo, oggi l’impresa è tornata ad essere una scatola fredda e impersonale, relegata al ruolo di mecenate passivo di eventi culturali. Si è andata progressivamente ampliando la contrapposizione tra l’arte, tempio indiscusso della libertà e della creatività, e il mondo aziendale, arido tentativo della mente umana di introdurre un ordine razionale nel caos dei mercati e dei desideri umani. Raramente si considera il business come una fonte di complessità e bellezza in grado di fornire nuovi spunti all’arte stessa.
Il mondo dell’arte, nel rifiutare a priori questo confronto, si è privato di un interessante campo di esplorazione.