Becoming Pop Today …

Firenze - 20/04/2012 : 03/05/2012

Obiettivo della mostra Becoming Pop Today è riflettere sulla capacità dei linguaggi artistici contemporanei di accogliere l’eredità dello storico movimento statunitense per convogliarla in un repertorio di immagini e colori che se da un lato si pongono nel segno della continuità con il passato, dall’altro si aprono ad un’interpretazione pungente e ironica dell’attualità.

Informazioni

Comunicato stampa

“Sono per un'arte che prende le sue forme dalla vita, che si contorce e si estende impossibilmente e accumula e sputa e sgocciola, ed è dolce e stupida come la vita stessa". Sono per l'artista che sparisce e rispunta con un berretto da muratore a dipingere insegne e cartelloni.
Sono per l'arte che viene fuori come un pennacchio di fumo e si disperde nel cielo”


(Claes Oldenburg)

Tra le tendenze più note nell’ambito dell’arte contemporanea, la Pop Art rappresenta certamente quella che più di altre è riuscita a cogliere gli aspetti di una società - quella europea e americana tra la seconda metà degli anni Cinquanta e gli anni Settanta - caratterizzata dalla presenza delle nuove tecnologie, dagli slogan pubblicitari e dal potere dei media (televisione, giornali) che favorivano la diffusione dei beni di consumo a discapito dei valori tradizionali della comunità. Legata alla temperie culturale americana, soprattutto alla New York di Andy Warhol, la Pop Art nasce in realtà nei circoli culturali inglesi agli inizi degli anni ’50. Le sue basi programmatiche furono fissate per la prima volta a Londra, nel 1952, dall’Independent Group, un’organizzazione di intellettuali molto attiva sul piano culturale grazie soprattutto alla presenza di Richard Hamilton ed Eduardo Paolozzi. La consacrazione ufficiale di Hamilton e di altri del gruppo come Alklen Jones, David Hockney e Peter Philips avvenne nel 1956 con la mostra This is Tomorrow alla Whitechapel Gallery di Londra, incentrata sulle trasformazioni della città e delle abitudini urbane dell’individuo e sull’influenza delle nuove tecnologie in diversi settori della conoscenza. Nonostante l’evidente matrice inglese, la Pop Art che tutti noi conosciamo è quella che ha visto prevalere il punto di vista statunitense, a partire dalla definizione del movimento data dal critico americano Lawrence Alloway, il primo ad usare l’espressione “popular” e a fissare i contenuti di questa nuova forma d’arte in un articolo dal titolo The Arts and the Mass Media pubblicato nel 1958 sulla rivista Architectural Design: “Un’arte fatta di immagini banali legate al consumo di massa, di stereotipi, di semplificazioni, in cui le merci hanno più rilievo degli oggetti d’arte e i fumetti raccontano in modo più efficace dei romanzi”. Nel 1963, le mostre Pop Art U.S.A. e The Popular Image segnano la definitiva consacrazione del movimento in America. Ai grandi artisti provenienti dall’esperienza del New Dada, come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, se ne affiancano altri giovani e promettenti come Andy Warhol, Tom Wesselmann, Roy Lichtenstein. Ognuno di loro persegue la sua strada, ma tutti hanno in comune il fatto di riflettere sull’uomo contemporaneo partendo da presupposti diversi rispetto alla precedente esperienza dell’Espressionismo astratto. Gli artisti pop raccontano l’individuo come parte della comunità in cui vive e fanno ricorso all’ironia e al sarcasmo per irridere gli inganni e gli stereotipi della società massificata. La figura, replicata, ingigantita o sottoposta a ingrandimento fotografico come nella cartellonistica pubblicitaria, diventa, al pari di un qualunque prodotto commerciale, l’icona di un sistema sociale volto alla mercificazione, al consumo e alla banalizzazione del quotidiano. Qualunque oggetto, anche il più comune e irriverente si presta a diventare soggetto artistico, sottolineando così l’identità tra la nuova forma d’arte e i ritmi di vita dettati dal consumismo: “L’arte - afferma Claes Oldenburg - che si mette e si toglie, come un paio di pantaloni, che si bucherella come i calzini, che si mangia come una fetta di torta”.
La Pop Art ha rappresentato una svolta radicale nel modo d’intendere l’arte, ma anche uno stile di vita protrattosi fino agli anni Ottanta grazie al centro propulsore della corrente americana. Nemmeno oggi la sua straordinaria eredità può dirsi del tutto esaurita o superata, perché percorre in maniera più o meno evidente le manifestazioni artistiche del contemporaneo. Il termine Pop indica, anche nel Ventunesimo secolo, un punto di vista irriverente nei confronti della società sempre più manipolata dai linguaggi massmediatici, sottoposta alla dittatura dei consumi e all’invadenza degli oggetti che regolano e scandiscono la quotidianità dell’individuo; è un modo, ancora oggi, per confermare il valore inalienabile dell’essere umano sottraendolo al processo di reificazione cui le regole del mercato e del consumismo sfrenato lo sottopongono, e per offrire un’alternativa visionaria, fantastica e surreale all’immaginario massificato e al vuoto esistenziale della nostra epoca.
Obiettivo della mostra Becoming Pop Today è riflettere sulla capacità dei linguaggi artistici contemporanei di accogliere l’eredità dello storico movimento statunitense per convogliarla in un repertorio di immagini e colori che se da un lato si pongono nel segno della continuità con il passato, dall’altro si aprono ad un’interpretazione pungente e ironica dell’attualità. Otto gli artisti espositori - MATTIA AGNELLI, STEFANO CERIOLI, MARCO COLELLA, GUIDO CORAZZIARI, SIMONE LAZZARINI, LUCA MASSELLI, LETIZIA NESI, SIMONE STAFFIERI - per lo più giovani che hanno al loro attivo diverse mostre tra Italia ed estero. Capofila dell’evento Guido Corazziari, docente all’Accademia di Bari, architetto e artista multimediale presente più volte a Parigi, Londra e Barcellona con mostre personali o nell’ambito di rassegne dedicate alla cultura pop contemporanea.


MATTIA AGNELLI (Pavia, 1991) si diploma in pittura presso il Liceo Artistico Alessandro Volta di Pavia nel giugno del 2010. Attualmente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con indirizzo pittura. Ha esposto a Pavia e Milano e partecipato a rassegne ideate in ambito accademico.
STEFANO CERIOLI (1966) lavora nell’ambito della comunicazione e del graphic design. Caratteristica dei suoi lavori è far convivere mondi eterogenei che si ispirano ad icone del nostro tempo. Il suo stile nasce per contaminazione di esperienze e linguaggi diversi che vanno dalla street art, ai fumetti, ai codici grafici dei tattoo e al rock. Repertorio che si amalgamano per creare opere cariche di simbologie e contrapposizioni non solo cromatiche e materiche.
MARCO COLELLA (Firenze, 1986) dopo aver conseguito il diploma al Liceo Artistico Leon Battista Alberti di Firenze, prosegue i suoi studi presso la Scuola Internazionale di Comics, dove apprende la dinamica della figura umana, la gestione delle inquadrature, un buon uso di Photoshop come mezzo artistico e le basi della sceneggiatura. Da questa esperienza si va formando un percorso artistico che si fonda sul connubio tra segno espressivo del fumetto e matericità del colore. Frequenta attualmente l'Accademia di Belle Arti di Firenze, sezione pittura. Nel 2009 partecipa all'evento itinerante I fantasmi di Scano Boa, iniziativa promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Porto Tolle e dall'Accademia di Belle Arti di Firenze. Membro dell'Associazione Culturale Amedeo Lanci, nel 2011 partecipa al concorso Premio Lanci per l'Arte. A Novembre dello stesso anno, riceve il 49° Premio Cardo d'Argento presso la Sala delle Vetrate di Firenze.
GUIDO CORAZZIARI (Bari, 1952) si laurea in Architettura a Firenze, dove lavora come fotografo di scena per ART/TAPES dal 1973 al 1975. Autore SIAE e scenografo RAI dal 1977 al 1983, è docente di ruolo all'Accademia di Belle Arti di Bari dal 1981. Vincitore di una borsa di studio CEE per la Domus Academy a Milano, dove consegue il Master in Design e Arredo Urbano, nel 1984 riceve il primo premio per l'Italia nel concorso internazionale Lino & Moda. Nel 1987, ottiene una borsa di studio presso l'Università di Marly Le Roi a Parigi, dove consegue il diploma in arte serigrafica. Ora svolge la libera professione di architetto e di artista multimediale, presentando i suoi lavori in numerose mostre e concorsi, sia in Italia che all'estero. Tra gli appuntamenti espositivi del 2011, si segnalano: Mooolto...Personale , Bari, BluOrg Gallery; pARTy3 (Group Exhibition) Parigi, Pfennigsdorf Gallery; Paso Doble (Seminario/sfilata) Venezia, Teatro dell'Arsenale, 54°Biennale d'Arte; Parallax (Art Fair) Londra, La Galleria, Royal Opera Arcade; pARTy2 (Group Exhibition), Londra - Gallery Maya; "Paso Doble" (bi-pers.) - Bari - Palazzo della Provincia.

SIMONE LAZZARINI (Manerbio, Brescia, 1973) opera da più di un decennio nel panorama artistico bresciano. Le sue opere si compongono di grandi pannelli decorativi ad alto e basso rilievo e figure a tutto tondo. La sua è una creatività a tutto tondo che spazia dalla superficie pittorica al rilievo materico, all’ideazione di oggetti di design. Tra gli eventi espositivi più recenti, Artisti in mostra, Fiera di Parma; Galleria d’Arte contemporanea Amart Louise di Bruxelles (Group Exhibition); Fiera d'arte contemporanea di Parigi, Sale del Carouselle de Louvre.

LUCA MASSELLI (Figline Valdarno, 1978) nasce professionalmente come tecnico pubblicitario. Dopo il diploma si appassiona alla pittura frequentando gli studi di Massimo Callossi ed Elisa Brunello. Parallelamente, nel 2004 decide di iscriversi all’Accademia BSMT di Bologna, dove studia danza, canto, recitazione, allestimento scenografico. Nel 2010, rientra definitivamente in Toscana, dove inizia la sua attività espositiva collaborando con diverse gallerie di Firenze e provincia come la Galleria Iac di Impruneta. Nel 2010 espone presso la Pieve di S. Stefano di Lucolena e nell’Aula del Consiglio Comunale di Terranuova Bracciolini con la personale Oltre la Superficie. Nel 2011 la partecipazione ad Acqua, concorso promosso dal Circolo delle Arti figurative di Empoli, e le mostre collettive Espressioni dell’anima (Villa Machiavelli di San Casciano Val di Pesa) e Arte a Lucolena: I fili che ci uniscono (Pieve di Lucolena).

LETIZIA NESI (Firenze, 1981, dopo il diploma presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze, nel 2006, si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Al centro della sua ricerca artistica si pone la riflessione sul valore effimero della bellezza e sulla Tra i suoi appuntamenti espositivi più recenti, la partecipazione all’Arte Fiera di Cremona nel mese di febbraio 2012.
SIMONE STAFFIERI (S. Benedetto del Tronto, 1979) consegue il diploma al Liceo Artistico di Porto S. Giorgio nel 1997 e quello all'Accademia di Urbino nel 2004 per poi specializzarsi a Bologna. Partecipa a numerose mostre collettive in Italia e all'estero soprattutto in Germania e Inghilterra. Realizza istallazioni in plexiglas e alluminio con largo uso di tecniche serigrafiche . Negli ultimi anni torna alla pittura e alla grafica creando ritratti-icona d'ispirazione storica ispirandosi alla pittura sacra del mondo cristiano ortodosso. Crea nel 2010 Hermetic 7, un brand d'abbigliamento specializzato nella stampa di t-shirt e felpe ispirandosi all'universo mistico e alchemico vendendo in tutta Europa e collaborando con etichette discografiche e artisti del panorama musicale italiano.