Back to black

Roma - 24/05/2013 : 27/09/2013

Dal punto di vista professionale il tema dello spazio mi ha sempre appassionato. E ancora oggi rappresenta l'elemento fondante del mio teatro. All'inizio, semplicemente, è stato un luogo dove, come ogni gallerista, ho esposto le opere degli artisti prediletti. Via via, col tempo, le caratteristiche dello spazio espositivo sono divenute determinanti per l'arte d'avanguardia.

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Comunicato stampa

Back to black


Dal punto di vista professionale il tema dello spazio mi ha sempre appassionato. E ancora oggi rappresenta l'elemento fondante del mio teatro. All'inizio, semplicemente, è stato un luogo dove, come ogni gallerista, ho esposto le opere degli artisti prediletti. Via via, col tempo, le caratteristiche dello spazio espositivo sono divenute determinanti per l'arte d'avanguardia. Cresceva in me la consapevolezza che anche nel mestiere intrapreso c'era una prospettiva per le mie ambizioni creative. Lo intuii già all'impatto con la prima mostra dopo la scissione con mio padre: gli animali bianchi di Pascali

Lo spazio era ancora quello de L'Attico originario, un appartamento all'ultimo piano del palazzo sul lato sinistro della scalinata di Trinità dei Monti. Durante l'allestimento della mostra ci accorgemmo che il parquet della galleria, fin lì mai oggetto di contestazione, faceva a pugni con le sculture. Si decise allora di ricoprirlo con uno strato di masonite verniciata di nero. Fu questa una modifica leggera, ma sostanziale. Era la prima messa in discussione, questa del parquet, della dimensione borghese della galleria d'arte. Il Mare bianco, esposto in seconda battuta dopo gli animali, finì di metterne a nudo i limiti e cominciai a comprendere che occorreva per il futuro uno spazio spregiudicato, di altre dimensioni e agibilità, rispetto a un negozio o a un appartamento. Mi ci vollero due anni ancora per completare la visione e fondare una galleria di conio nuovo, L’Attico di via Beccaria, con caratteristiche performative.
Ho rinvangato tutto questo per la concomitanza con il pavimento nero che mi appresto a installare in via del Paradiso. Esso è il vero protagonista della mostra Back to Black. Dunque scompaiono temporaneamente i bellissimi pavimenti di graniglia che il barone Giorgio Franchetti, raffinato esteta, ogni volta che veniva in galleria non si stancava di ammirare: il rosso di Francia, il giallo di Siena, il verde Alpi… Questo rivestimento posticcio nero, beninteso, è soltanto una piccola mossa spiazzante, niente di rivoluzionario. Sentivo l'esigenza di alleggerire la galleria dalla sovrabbondanza di segni del passato, tutto qui. Anche i soffitti affrescati, che restano al loro posto, sembrano ora mimetizzarsi nell'ombra. D'altronde a questo spazio di via del Paradiso approdai sulla scia della citazione, il procedimento di reinvenzione concettuale della tradizione, il cui alfiere era ed è Giulio Paolini. Sua fu infatti, dopo quella inaugurale di Kounellis, la seconda mostra nelle sale del Paradiso: La Doublure.
In Back to Black ho voluto mescolare generazioni, generi, stili. Dai quadri informali di Vasco Bendini e Raphael Canogar al cemento armato del '59 di Giuseppe Uncini. Dalla scultura di legno bruciato, Vetta, di Nunzio, a due piccoli dipinti del 1989 di Marco Tirelli. Dall'opera installativa del 1972, Early Dynastic, di Giulio Paolini, a una singolare scultura di Michelangelo Pistoletto. Si tratta di un omaggio a Pascali, suo grande amico, in occasione di una mostra da me dedicata a Pino. È un blocco circolare di marmo del diametro di trentanove centimetri, altezza di ottanta, alla cui sommità è inscritta la data: 1976. La scultura s'intitola: Pietra miliare. Collocata nel teatro de l'Attico, bianca al centro della scena nera, ci ricorda che lo spazio dell’arte è un fondamento granitico della civiltà dell’uomo.