African Metropolis / road to justice

Roma - 21/06/2018 : 04/11/2018

Il progetto prevede due grandi mostre che raccontano la vitalità della scena artistica del continente, in costante crescita tra contraddizioni e ferite aperte, tra memoria e futuro (African Metropolis, realizzata in collaborazione con il Ministero degli Esteri, con oltre 100 opere di 34 artisti e road to justice).

Informazioni

  • Luogo: MAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
  • Indirizzo: Via Guido Reni 4a - Roma - Lazio
  • Quando: dal 21/06/2018 - al 04/11/2018
  • Vernissage: 21/06/2018 ore 19,30 su invito
  • Generi: arte contemporanea
  • Orari: 11.00 – 19.00 (mart, merc, ven, sab, dom) |11.00 – 22.00 (giovedì) | chiuso il lunedì

Comunicato stampa

Due grandi mostre: African Metropolis. Una città immaginaria /An Imaginary City (22 giugno - 4 novembre 2018) e road to justice (22 giugno - 14 ottobre 2018). Un ricco programma che ne approfondisce i temi.

L’Africa è protagonista di un grande progetto al MAXXI, che presenta la vitalità della sua scena artistica e culturale e propone una riflessione su un continente in crescita tra contraddizioni e ferite aperte



Il progetto, fortemente voluto da Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, è parte di quella linea di ricerca del museo che vede nell’arte e nella cultura strumenti di dialogo e diplomazia culturale e, come spiega Melandri: “E’ per noi anche un’occasione di incontro e collaborazione con le comunità africane presenti a Roma, cui è idealmente dedicato, e che sono state coinvolte in un’intensa attività di mediazione interculturale, interpretando le opere in mostra secondo le loro personali esperienze ”.



AFRICAN METROPOLIS. UNA CITTÀ IMMAGINARIA

Curata da Simon Njami e co-curata da Elena Motisi, la mostra è realizzata con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – DGMO, main partner Eni, ed è anche un’occasione per offrire attraverso l’arte un contributo alla conoscenza, al dialogo, alla sicurezza e alla pace di un continente legato a doppio filo all’Europa.

Attraverso l’intensità e la ricchezza dell’arte africana, la mostra evidenzia la bellezza e le contraddizioni delle città e del mondo di oggi. Oltre 100 lavori di 34 artisti africani diventano così gli elementi di una città immaginaria, di un percorso che - tra fotografia, installazioni, sculture, tessuti e video - restituisce il caos, la ricchezza, le sfaccettature dell’identità contemporanea africana e globale

I curatori hanno individuato cinque azioni metropolitane - Vagando, Appartenendo, Riconoscendo, Immaginando e Ricostruendo - che raccontano una città immaginaria e consentono al visitatore di interpretare sia lo spazio fisico sia quello mentale di una metropoli contemporanea.

Opere monumentali si alternano a lavori intimi e a rielaborazioni site specific.

Alcuni lavori catalizzano l’attenzione e ricreano la sensazione dello spazio cittadino e le sue dinamiche. Tra questi, le gigantesche installazioni realizzate per la mostra da Bili Bidjocka, che sulla piazza del museo innalza una Time Tower, scultura che cita la Torre di Babele e il Faro di Alessandria, e da Youssef Limoud che, con il suo Labyrinth, evoca un edificio collassato su sé stesso. E anche lavori come Prends le bus et regarde (2006) di Amina Zoubir che restituisce al visitatore la sensazione di essere all’interno di un autobus o Le Salon Bibliothèque di Hassan Hajjaj, realizzata appositamente per la mostra, che riproduce lo spazio di una libreria dal sapore marocchino, in cui è possibile riposare, conversare, leggere.

Tra le opere in mostra, inoltre: Behind This Ambiguity (2015/2018) di Abdulrazaq Awofeso: 120 statuine che invadono lo spazio; alcuni scatti della serie fotografica di Franck Abd-Bakar Fanny My Nights are Brighter than your Days (2016), frutto delle passeggiate notturne dell’artista, reso insonne dal jet-lag dovuto alle lunghe ore di volo tra Africa, Europa e Stati Uniti; le Falling Houses (2014), le case sospese, di Pascale Marthine Tayou, fragili architetture domestiche composte da una miriade di immagini; i tessuti di Abdoulaye

Konaté Calao (2016) e Alep (2017), simbolo di memoria e denuncia sociale; l’installazione monumentale di El Anatsui Stressed World (2011), composta interamente di rame riciclato.

La mostra è accompagnata da un volume, edito da Corraini: un viaggio che invita a esplorare il continente attraverso le sue metropli, organism viventi in continua mutazione, con saggi e interviste di autori internazionali come Marco Scotini, Sumesh Sharma, Edgar Pieterse, Akinbode Akinbiyi, Bonaventure Ndikung.



Artisti in mostra:

Akinbode Akinbiyi, Heba Y. Amin ,El Anatsui, Joël Andrianomearisoa ,Abdulrazaq Awofeso, Sammy Baloji, Bili Bidjocka, Mimi Cherono Ng'ok, Godfried Donkor, Franck Abd-Bakar Fanny, Meschac Gaba, Lucas Gabriel, François-Xavier Gbré , Simon Gush, Hassan Hajjaj, Nicholas Hlobo, Délio Jasse,Samson Kambalu, Kiluanji Kia Henda, Abdoulaye Konaté, Lamine Badian Kouyaté (Xuly.Bët), Youssef Limoud ,Onyis Martin,Lavar Munroe, Hassan Musa, Paul Onditi, Maurice Pefura, Pascale Marthine Tayou, Antoine Tempé, Andrew Tshabangu, Sarah Waiswa, Ouattara Watts, James Webb, Amina Zoubir



ROAD TO JUSTICE

In questa mostra, a cura di Anne Palopoli, 11 opere di 9 artisti africani – alcuni della Collezione del MAXXI - ci raccontano le complessità del continente, le sue ferite, le sue violenze, i possibili scenari futuri, offrendo una riflessione sui temi del postcolonialismo, della memoria, dell’identità.

Opere video, fotografie, installazioni e dipinti si articolano seguendo sequenze cronologiche, riferite al passato, al presente e al futuro.

In uno scenario passato, le opere Peripeteia (2012) di John Akomfrah e Black Jesus Man (1994) di Marlene Dumas affrontano i temi della schiavitù e della segregazione, con riferimenti agli stereotipi della rappresentazione di persone “di colore” nell’arte figurativa occidentale.

Nei lavori Foreign Office (2015) di Bouchra Khalili, T.W. Batons, (Circle) (1994) di Kendell Geers e nelle mappe rielaborate di Moshekwa Langa, emergono aspetti legati anche al presente: l’apartheid, i movimenti di liberazione, le migrazioni. Una selezione di fotografie di Michael Tsegaye e il video 4160 (2014) di Malik Nejmi offrono invece immagini intime, introspettive, capaci tuttavia di denunciare stati di abbandono sociale e sradicamento culturale.

La proiezione verso il futuro presenta diverse riflessioni: dalla visione apocalittica del nostro pianeta nel video The End of eating Everything (2013) di Wangechi Mutu alla speranza che si manifesta attraverso l’esaltazione del perdono come forza liberatrice nell’opera It’s a Pleasure to Meet You (2016) di Sue Williamson, quello stesso perdono che Nelson Mandela sosteneva dovesse essere la principale risposta ai crimini dell’apartheid, per poter intraprendere un percorso di riconciliazione nazionale.



GLI APPUNTAMENTI

Per tutta la durata di African Metropolis e di the road to justice, un ricco programma ne approfondirà i temi: in calendario incontri con artisti, architetti e scrittori africani, danza e live music, una rassegna di cinema in occasione del centenario di Nelson Mandela e anche una sfilata benefica con abiti da sposa dall’Africa. Si comincia con la letteratura: venerdì 22 giugno ci sarà l’incontro con Alain Mabankou, scrittore di origine congolese, vincitore nel 2015 del Premio Strega Europeo con Pezzi di Vetro. Si tratta del primo di una serie di incontri con scrittori africani, tutti a ingresso libero, organizzati in collaborazione con il Festival Internazionale delle Letterature alla Basilica di Massenzio e la casa editrice 66thand2nd, per offrire al pubblico del MAXXI uno sguardo inedito e fuori dagli stereotipi su un continente ancora così poco conosciuto. Il programma continua con l’incontro con Yewande Omotoso il 24 giugno, scrittrice di origine nigeriana naturalizzata sudafricana, in dialogo con Paolo Di Paolo su temi quali apartheid, riconciliazione e futuro del Paese; il 4 luglio, giorno dell'indipendenza USA, arriverà Margo Jefferson, Premio Pulitzer 1995: l’autrice di Negroland, autobiografia in cui racconta la classe media afroamericana, l’integrazione, i diritti civili, dialogherà col direttore di Repubblica, Mario Calabresi.

Arte e architettura: l’artista di origine sudafricana Kendell Geers, la cui opera T.W. Batons, (Circle) è esposta in road to justice sarà protagonista di un talk con Hou Hanru martedì 3 luglio (ingresso gratuito). Tre architetti - David Adjaye dal Ghana (mercoledì 4 luglio), Mokena Makeka (giovedì 12 luglio) e Jo Noero (giovedì 19 luglio), entrambi dal Sudafrica, racconteranno attraverso le loro esperienze come il continente africano si stia facendo portavoce di una progettualità etica ed innovativa (ingresso €5, gratuito con biglietto del museo). Danza: in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza, tre coreografi proporranno tre performance che riflettono la varietà e la bellezza della danza africana: primo appuntamento martedì 3 luglio con la coreografia di Nelisiwe Zaba (dal Sudafrica) a seguire quelle di Koffi Koko (dal Benin) il 13 luglio e di Draman e Konate (dal Mali )il 17 luglio (ingresso €15). Cinema: in occasione del centenario della nascita di Nelson Mandela, una rassegna cinematografica in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma-CityFest e curata da Mario Sesti ne ripropone la toccante biografia. In anteprima italiana, i film Bram Fischer (Atto di Difesa- Nelson Mandela e il Processo Rivonia), 2017, di Jean van de Velde martedì 10 luglio e il documentario Mandela (1996), il 18 luglio, di Angus Gibson e Jo Menell, prodotto da Jonathan Demme e candidato agli Oscar come miglior documentario. La rassegna si conclude il 25 luglio con Un mondo a parte di Chris Menges del 1988, vincitore del Premio speciale della Giuria al 41°Festival di Cannes.

Dopo la pausa del mese di agosto, il programma riprenderà a partire da settembre.

MAXXI Africa. Una mostra da vedere a Roma

Museo MAXXI, Roma – fino al 4 novembre 2018. Al museo romano trionfa il continente africano. La grande mostra “African Metropolis. Una città immaginaria” racconta l’Africa in mondo sorprendente e creativo. Non più il solito luogo folcloristico, ma un agglomerato moderno immaginato come una “grande capitale di tutto il mondo”.