A Bosnian story the rudnik doo

Torino - 11/01/2013 : 27/01/2013

Il progetto fotografico “A Bosnian story; the rudnik doo” (Bosnia Erzegovina, 2011), racconta il lavoro nella miniera di carbone Rudnik doo, i cui minatori, nel 1993, scavarono il tunnel che collegava Sarajevo assediata al resto del mondo. La miniera è un simbolo dimenticato nella Bosnia Erzegovina di oggi, un paese che cerca di saltare sull'ultimo treno per l'Europa ma che si trova ancora in balìa di ferventi nazionalismi e di una fragile economia.

Informazioni

  • Luogo: ASSOCIAZIONE BIN11
  • Indirizzo: Via Belfiore 22/a (10125) Torino - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 11/01/2013 - al 27/01/2013
  • Vernissage: 11/01/2013 ore 19.30
  • Generi: fotografia, collettiva

Comunicato stampa

A BOSNIAN STORY: the Rudnik doo
Dal 12 al 27 gennaio

Un fotoreportage a cura di Jacopo Gallitto, Carlo Mossetti e Carlo Reviglio


Il progetto fotografico “A Bosnian story; the rudnik doo” (Bosnia Erzegovina, 2011), racconta il lavoro nella miniera di carbone Rudnik doo, i cui minatori, nel 1993, scavarono il tunnel che collegava Sarajevo assediata al resto del mondo. La miniera è un simbolo dimenticato nella Bosnia Erzegovina di oggi, un paese che cerca di saltare sull'ultimo treno per l'Europa ma che si trova ancora in balìa di ferventi nazionalismi e di una fragile economia



Sarajevo, Inverno 1993. Dalle colline che circondano la città l’esercito serbo assedia la capitale da sedici mesi. Nella notte del 30 dicembre un gruppo di minatori provenienti dalla vicina città di Breza, scavano un tunnel dal sobborgo di Hrasnica fino al cuore della Sarajevo assediata. Ricompensati con un pacchetto di sigarette per otto ore di lavoro, in quel momento aprono l’unica via sicura con il resto del mondo per i tre anni d’assedio che sarebbero seguiti. A quasi vent’anni da quell'episodio, Rudnik doo, la miniera di carbone, non ha mai chiuso, continuando le attività estrattive come ha fatto sotto il tiro dei cecchini serbi durante il conflitto in Bosnia-Erzegovina. Rudnik è Breza: l’apertura degli impianti, l’espansione delle gallerie negli anni di Tito hanno accelerato la crescita demografica rafforzando l’interdipendenza tra miniera e città; tutt’ora continua ad assorbire la maggior parte della forza lavoro, costituendo la principale fonte di sostentamento per la popolazione dell’intera area circostante Breza. In Bosnia, dove la disoccupazione si attesta al 40% della forza lavoro e lo stipendio medio è di circa 800 Konvertibilna Marka (circa 400 Euro), percepire dai 600 KM (per i neo assunti) ai 1600 KM (dopo decenni di servizio) come dipendente Rudnik costituisce l’unica alternativa al servizio militare, a lavori sottopagati o in nero. Ma nella città di Sarajevo, dopo quasi vent’anni dalla fine del conflitto in Bosnia Erzegovina, nonostante si continui ad alzare altari ai caduti, si è presto dimenticato il fondamentale contributo dato dalle braccia dei minatori di Breza, che continuano a scavare gallerie lunghe chilometri rischiando ogni giorno la vita.