Numeri, flussi e tendenze. Il 2011 del mercato dell’arte

La nostra Martina Gambillara fa il punto sull’anno che si chiude oggi. Con gli occhi puntati su tabelle e risultati, per capire com’è andata e come andrà. Tutto il mercato, minuto per minuto. O quasi.

Il dollaro di Warhol

Alla fine di ogni anno si sente la necessità di dare una logica ai principali avvenimenti per cercare di assimilare i cambiamenti che facilmente ci sfuggono, soprattutto in un periodo così delicato. Il 2011 è stato un anno molto particolare: mentre la finanza e l’economia continuano a rimbalzare all’impazzata, il mercato dell’arte della fascia più alta si è ripreso pienamente dai contraccolpi del 2008, dimostrandosi stabile e vigoroso, non senza le sue evoluzioni.
I temi ricorrenti riguardano l’esuberanza dei compratori asiatici e il definitivo allargamento della geografia del mercato dell’arte, che lo ha reso internazionale e di conseguenza meno rischioso: se una regione è in crisi, un’altra non lo è, e il mercato continua il proprio percorso, seguendo le rotte della ricchezza e lasciandosi alle spalle le recessioni.
Ma il maggiore cambiamento riguarda il rapporto con internet e la tecnologia. Aste online, fiere online, social network ad hoc e portali come Art.sy, Artbinder e Collectrium. Balza all’occhio il successo delle aste online, che negli ultimi anni ha attratto nuovi entranti come Artnet.com, Paddle8, Artprice e Blacklots.

Global Art Funds Market

Tornando al rapporto con l’economia, anche il mercato dell’arte ha i suoi cicli, con i propri picchi e i seguenti collassi, che seguono ogni volta tre precisi step: correzione, contrazione, crollo. Fra gli attori che stanno giocando oggi nell’arena dell’arte, non tutti hanno conosciuto il precedente crollo avvenuto negli anni ’90 e hanno perciò guardato increduli alla correzione dei prezzi che è avvenuta un anno fa e che ancora oggi mostra segnali di assestamento.
Il ciclo iniziato nel 2005 ha qualcosa a che fare con quello di vent’anni fa? È una bolla o un boom prolungato? E dopo la fase di correzione, ci sarà il crollo preannunciato?
Fortunatamente la correzione/contrazione ha preso le sembianze di una maggiore selettività e informazione da parte dei collezionisti, attenti ai prezzi e alle stime, che conoscono il giusto valore di un’opera e del suo artista, bocciando i pezzi ipervalutati e studiando a fondo i cataloghi d’asta.
Storicamente, le crisi finanziarie non hanno mai contagiato le performance dell’arte nell’immediato. Dopo il crollo iniziato nell’autunno 2008, le vendite in asta continuarono a seguire un percorso a parte, macinando successi fino ai primi mesi del 2009. Lo scorso 9 novembre, mentre il NYSE stava perdendo oltre il 3%, la Evening Sale di Sotheby’s totalizzava $ 315.8 m, il 17% in più della stima massima, sfiorando i livelli precedenti alla crisi finanziaria del 2008. Gli Iris di van Gogh raggiunsero la cifra record di $ 54 m nel novembre 1987, un paio di settimane dopo il “lunedì nero” di Wall Street.

Mei Moses - novembre 2011

Tra la crisi di debito e il rischio di recessione in Europa, l’alta percentuale di disoccupazione e il rallentamento della crescita negli Stati Uniti, c’è il rischio che la crisi intacchi il mercato dell’arte nei prossimi sei mesi, mentre per i mercati asiatici le previsioni sono molto più ottimistiche. Infatti, il mercato dell’arte ha ripreso velocemente nel 2011 grazie alla forte domanda asiatica.
La recessione ha portato cambiamenti nelle abitudini di consumi di lusso, riversandosi soprattutto sul mercato artistico e delle antichità. I ricchi sono così passati da auto, yacht e jet a beni con valore a lungo termine. L’investimento in arte è così entrato a far parte del circuito degli investimenti, specialmente per la ricchezza più giovane.
L’indice di Mei Moses ha mostrato una crescita dei rendimenti dell’arte dell’11.8% nel 2011 e il giro d’affari del mercato dell’arte contemporanea è cresciuto dai $ 254 milioni del 2000 ai $ 2,1 miliardi nel 2011, anche se meno dei $ 2,7 miliardi del 2008. Anche l’arte antica ha visto un significativo recupero nel 2010  dopo due anni di crisi, secondo il Report di TEFAF. Il mercato ha registrato una crescita del 52% dal crollo del 2009, raggiungendo un totale di $ 60 miliardi, solo il 10% in meno rispetto al picco del 2007. La ripresa è stata guidata dalla crescita della domanda cinese e americana.
Secondo Forbes, nel 2011 sono nati altri 200 miliardari, salendo a quota 1.210 con un netto di $ 4,5 milioni di miliardi. E se anche questi nuovi miliardari inizieranno a investire in arte, beh, non si può non prevedere una buona annata per il mercato dell’arte.
Tra i Top200 collezionisti indicati da Artnews, solo sette si occupano di fondi di investimento e solo tredici devono la propria ricchezza alla finanza. Quindi, solo una piccola parte dei grandi art collector dipendono dai mercati finanziari, soprattutto dagli anni di boom tra il 2004 e il 2008, quando si iniziò a pensare all’arte come investimento alternativo.
Le opportunità di investimento sono scarse al momento: mercati azionari indeboliti, titoli di stato poco sicuri, pure l’oro sta diventando instabile. Va bene, l’arte non ha abbastanza liquidità per sostituire tutto questo, ma risulta il mercato più affidabile in questo momento, a certi livelli di prezzo.

Arte e altri beni d'investimento

Secondo l’ultimo Report di ArtTactic, dalla crisi del 2008/09 il 56% delle banche intervistate ha affermato di aver registrato una forte crescita della domanda per i fondi in arte, anche se tuttora rimane un settore poco sviluppato.
I fondi di investimento in arte hanno raggiunto i $ 960 milioni nel 2011, sopra i  $760 m del 2010. La crescita è guidata soprattutto dalla Cina, che ha investito oltre $ 320 m nell’ultimo anno, con altri $ 150 in arrivo nella prima metà del 2012, secondo le previsioni. I fondi in arte rimangono comunque un segmento di nicchia nel campo dell’investimento.
Fabien Bocart, direttore di Tutela Capital, afferma che negli ultimi 25 anni un investimento in arte ha dato un rendimento del 6,42% all’anno, poco meno del 6,92% di un portafoglio di obbligazioni societarie. Nella tabella sottostante, in cui vengono confrontate le performance tra il 2005 e il 2011 dell’arte e di altri beni, a parte la caduta seguente al collasso Lehman Brothers nel 2008, l’investimento in arte ha portato un rendimento annuo del 12,86%. Quattro volte superiore rispetto al 3% dell’S&P500.
Pensando alle superstar del 2011, nominiamo alcuni artisti cosiddetti bluechip, ovvero che presentano un’alta liquidità nel mercato: Pablo Picasso, Andy Warhol, Gerhard Richter, Willem de Kooning, Henry de Tolouse-Lautrec, Pierre-Auguste Renoir. Quest’anno la superstar delle aste è stato Gerhard Richter, con un totale di $ 74.3 m di opere vendute solo la serata del 9 novembre di Sotheby’s, apprezzato soprattutto dai russi come Roman Abramovich e Leonid Mikhelson.
Nuova ricchezza, nuovi Paesi, mercati finanziari instabili, ricerca di investimenti alternativi, nuove fonti di informazione sul mercato artistico: questo è il punto di partenza per il nuovo anno, sperando che la recessione che aleggia sopra le economie spinga il mercato dell’arte a divenire più sano e trasparente.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.