A Palermo il museo più ricco d’Italia?

E dopo la carestia, è tempo d’abbondanza. La Comunità Europea manda una valanga di soldi in Sicilia, e una bella fetta sono proprio per l’arte contemporanea. Al Museo Riso tocca una cifra niente male, con cui proverà a risollevarsi dai recenti stenti. Moltissimi i progetti presentati, ma con uno strano veto sui nomi di artisti e curatori.

Museo Riso - foto Mariangela Insana

Dodici milioni e mezzo di euro. Decisamente un bel gruzzolo. È questa la somma che arriverà nelle casse del Museo Riso nei prossimi mesi, a seguito dell’iter per l’assegnazione dei Po-fesr (Fondi strutturali 2007-2013), un vero e proprio capitale distribuito dalla Comunità Europea in tutta la Sicilia: solo la misura relativa all’arte contemporanea prevede 54 milioni di euro, suddivisi tra istituzioni e privati.
Una boccata d’ossigeno per l’unico museo d’arte contemporanea della Regione, sfiancato – come tutti i musei italiani – dagli ingenti tagli finanziari e dalla scarsità di risorse economiche.
Considerevole la cifra – nettamente fuori standard rispetto alla media nazionale – ma nemmeno eccessiva, se si pensa che il contributo sarà destinato alla realizzazione di mostre e progetti (indoor e outdoor, con tanto di produzioni), ma anche a operazioni di riqualificazione strutturale.

Una veduta dall'alto del giardino di Riso, con un'installazione di Flavio Favelli per Sotto quale cielo - photo Mariangela Insana

Durante la conferenza stampa di venerdì scorso, il direttore, Sergio Alessandro, e la coordinatrice generale, Antonella Amorelli, introdotti dall’assessore ai beni culturali e all’identità siciliana Sebastiano Missineo, hanno snocciolato i vari progetti approvati e finanziati. In primis, quelli di natura architettonica: un milione di euro saranno impegnati per Slym Display, un grande ascensore esterno pensato come edificio verticale, che ovvierà alla pesante barriera architettonica di Palazzo Belmonte Riso (ad oggi dotato unicamente di scale), ma che funzionerà anche come struttura di collegamento con l’attuale corpo architettonico, offrendo sia una prospettiva inedita sulle sale espositive, sia nuovi ambienti per installazioni site specific.
Cinque milioni saranno poi investiti per l’ampliamento, la riqualificazione e l’adeguamento del Palazzo agli standard europei, grazie a un concorso di progettazione internazionale orientato da precise linee-guida. I restanti sei milioni e mezzo serviranno invece per le attività del prossimo biennio, suddivise in tre macroprogetti.

Sotto quale cielo - Hans Schabus - Deriva - 2011 - photo Mariangela Insana

Il primo, dal titolo Rivoluzioni. Le arti contemporanee del Nuovo Mediterraneo, è una kermesse con otto mostre, due festival e un convegno, che coinvolgerà otto città siciliane, otto curatori italiani, una cinquantina di artisti, sette istituzioni culturali e sette curatori di area euro-mediterranea. Il secondo, Sicilia contemporanea, si compone a sua volta di quattro sezioni: L’Arte della fuga, un programma di residenze d’artista (quattro a Lampedusa e una a Riso, quest’ultima pensata per stabilire un dialogo con il centro per l’immigrazione di Santa Chiara), progetti di didattica, talk e meeting quotidiani trasmessi via streaming tv sul web; la mostra Sguardo a Oriente, incentrata sul rapporto tra arte e design, in un confronto tra made in Italy  realtà orientale, seguita da Arte visiva e industria cinematografica, ovvero la produzione di un film diretto da un noto regista italiano e girato all’interno del museo; la mostra Paradisi Artificiali, che trasfigurerà gli ambienti del museo a partire da suggestioni legate al paesaggio e alla botanica.
Per il terzo macro-progetto, infine, saranno avviate quattro grosse residenze tra Palermo e Termini Imerese, con relativa produzione di opere site specific.

Outdoor - Paolo Parisi - Observatorium (blu.tally) - 2011 - photo Marco Pugliese

Tantissima la carne al fuoco, per un menu che in realtà era già stato chiuso e consegnato a novembre 2010. Un lungo anno di gestazione, in linea con le consuete tempistiche bibliche delle istituzioni, e poi finalmente il responso della Regione: i progetti sono stati ammessi a finanziamento nel maggio 2011 e gli esecutivi presentati lo scorso 6 ottobre.
Cosa manca dunque per completare il quadro? Innanzitutto, clamorosamente, a mancare sono i nomi. Durante la conferenza stampa nessun artista o curatore è mai stato menzionato. Si continuavano a esporre entusiasmanti piani per il futuro, ma rispettando con rigorosa prudenza uno strano anonimato. Quando qualcuno ha finalmente chiesto lumi sull’anomalo silenzio, ecco arrivare la stilettata, proprio dalla direzione: finché non ci sarà il visto della Corte dei Conti, nessun nome sarà reso pubblico, poiché nessun contratto sarà stipulato. Troppa prudenza? A ravanare tra le vecchie – e non sempre liete – vicende di Riso, torna a galla l’episodio delle due grandi mostre di Michelangelo Pistoletto e Surasi Kusolwong, che avrebbero dovuto inaugurare il museo nel 2005 e che vennero inspiegabilmente cassate dall’assessorato, nonostante ci fossero tanto di contratti firmati. Da lì, il cosiddetto “blocco”, durato ben due anni. Un indecoroso passo falso, che oggi il museo non vuole più rischiare.

Sebastiano Missineo - assessore dei Beni Culturali e dell'Identità siciliana - Regione Sicilia

La provocatoria omissione dei nomi, con tanto di rimando all’infelice vicenda, suona allora come una sorta di allerta: stavolta non si scherza. C’è in gioco la credibilità del museo, di chi ci lavora e della Regione stessa.
Vero è che dodici milioni di euro sono una cifra tosta. Una cifra che, se da un lato mette un pizzico di serenità, dall’altro genera qualche turbamento: quando il piatto si fa ricco, l’acquolina viene un po’ a tutti. E quanta politica ci sia dietro la cultura, non lo diciamo molto ma lo sappiamo bene. Più la posta in gioco è alta, più gli equilibri si fanno delicati. Ciò che conta, a questo punto, è che dopo tanta profusione di energie si riesca ad arrivare in fondo. A conferma dei successi fin qui maturati, ma soprattutto nel tentativo di compiere uno scatto significativo nel percorso di crescita del Museo.

La facciata di Palazzo Riso reinventata dall'installazione Proscenio di Francesco Simeti - photo Fiona Volquardsen

E adesso, mentre si attende il fatidico ok della Corte dei Conti, si spera che un altro step sia finalmente compiuto. L’urgenza è una: trasformare il museo in fondazione, così da liberarlo dai troppi lacci e lacciuoli istituzionali, consentendogli di viaggiare con una struttura amministrativa e organizzativa più flessibile e indipendente. E Missineo, che ha chiaramente e giustamente sollecitato la definizione di strategie di sopravvivenza per gli anni a venire (quando i fondi Po-fesr saranno esauriti), che cosa risponde in proposito? Tutto sarebbe più gestibile, anche dal punto di vista delle partnership con i privati, qualora l’autonomia venisse concessa. A quando, dunque, l’agognata Fondazione Riso?

Helga Marsala

www.palazzoriso.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.