Maramotti. Essenza d’una collezione

Si riflette sull’essenza alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Con una collettiva dal taglio molto filosofico e dall’anima poetica, che inaugura sabato e prosegue fino al 25 settembre. Forme e segni ridotti all’osso, ma senza freddezza. Opere sensibili, dentro spazi che dischiudono sensi nuovi. Uno spaccato significativo della ricerca internazionale più attuale. Arte concettuale o concreta? Chissà. Essenziale, sicuramente.

Thea Djordjadze - I trust the liar. With pleasure, tea (particolare) - 2011 - photo Dario Lasagni

La Collezione Maramotti vola alto. Una splendida raccolta di opere, un programma espositivo da far invidia a un museo pubblico, un premio importante – il Max Mara Art Prize – e una bella location immersa nel verde, appena fuori dal centro di Reggio Emilia. Un posto che ci piace, e anche parecchio. E che testimonia del ruolo sempre più strategico assunto dai privati per lo sviluppo dell’art system italico.
Dicevamo delle mostre. Personali e collettive di ottimo profilo, con nomi di punta del panorama nazionale e internazionale. Niente roba compiacente e compiaciuta, di quelle che foraggiano l’entourage salottiero di un’arte un po’ ammiccante, invischiata nel trendy a-tutti-i-costi. Mostre autentiche, quelle della Maramotti, che inducono al ragionamento.
Come nel caso di questo nuovo progetto, curato dal filosofo Federico Ferrari: lungi dal voler essere un manifesto, l’esposizione prova a indicare una via all’interno del discorso speculativo più attuale intorno all’arte e all’estetica. Un’operazione selettiva che diventa proposta, e quindi idea.
 

Alice Cattaneo - Untitled - 2011 - photo Dario Lasagni

Arte Essenziale è il titolo. E certo, s’avverte un discreto sapore retro nella parola “essenza”. A parlare di essenza nell’arte, poi, l’effetto anacronismo fa capolino in fretta. Esiste una sostanza dell’immagine? Da dove ha origine il gesto creativo? Qual è il rapporto tra opera, realtà, senso e significato?
Ferrari, scegliendo d’avventurarsi lungo questa perigliosa china, invita otto artisti internazionali, tutti abituati a lavorare con lo spazio, le cose e il loro stare al mondo. Ed è in questo incastro – mondo/cosa – che s’avvista già un barlume di quell’essenza. Misteri insondabili tramutati in un niente: oggetti qualunque che abitano luoghi, che si espongono allo sguardo, che diventano altro essendo unicamente quel che sono. Sospesi tra il visibile e il non (ancora) visto.

Gianni Caravaggio - Immagine seme - 2011 - photo Dario Lasagni

Così è per le strutture fragilissime di Alice Cattaneo, più sintetiche d’un tempo, capaci di svelare scritture impalpabili dello spazio. L’impronta del gesto e la memoria del costruire sbiadiscono in favore di forme precarie, ma nette. Antimonumentalità scritta a chiare lettere. Simili equilibri nelle installazioni di Ian Kiaer, scandite da intervalli minimali (bianco-nero, consunzione-durata, pausa-enunciato): dentro uno spazio sensibile si concentra la potenza utopica del pensiero di Kostantin Melnikov, architetto russo attivo intorno agli anni ‘20 del secolo scorso. Kiaer identifica nel monocromo il luogo in cui convivono la fuga immaginativa e il fallimento, l’urgenza espressiva e la resa, la corsa e la caduta, la fine e l’incipit.

Karla Black - Persuader Face - 2011 / What To Ask Of Others - 2011 - photo Dario Lasagni

Un concetto, quello di inizio, che torna spesso. Nei paesaggi astratti e tattili di Karla Black, pregni di potenza femminina, o nelle geometrie degenerate e trasmutative di Francesco Gennari. Mentre Gianni Caravaggio racconta, con il consueto rigore poetico, l’emersione di una prima luce: Tessitori d’albe è l’aurora che si fa linea dorata, tesa da un capo all’altro dello sguardo; ma forse, ricordando Montale, è anche quel “filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità”. A pochi metri di distanza, un’informe macchia di marmo nero del Belgio accoglie polvere d’intonaco come se fosse neve, pioggia, labirinto di galassie. Un’Immagine seme che partorisce illimitate evocazioni.
Nel suo peregrinare intorno al senso, la mostra prova a incalzare una prospettiva folgorante che restituisca nuovo peso e spessore all’immagine e alla nostra posizione rispetto ad essa. Come non includere allora la questione, sempre attualissima, dell’identità?

Thea Djordjadze - I trust the liar. With pleasure, tea (particolare) - 2011 - photo Dario Lasagni

E parlare d’identità è, in primis, parlare di spostamento e differenza. Lo sanno bene Helen Mirra e Thea Djordjadze, con i loro sentieri random fatti di tracce di sé, contemplazioni e sdoppiamenti, ma soprattutto Jason Dodge, quando chiede a due donne lontanissime di tessere ognuna un tappeto del colore della notte. Così, la notte a Helsinki ha una nuance cerulea, lieve, mentre quella in Guatemala è di un blu cieco, profondissimo. Geografie del sentimento e della terra, per annientare le distanze, moltiplicando, però, le specificità.
Alla fine del percorso, quella subitanea sensazione di anacronismo si tramuta in appiglio: è possibile procedere oltre il relativismo e la disidentità, oltre la copia e il remake, oltre la fine, il collasso, la stagnazione? Arte Essenziale, provando a guardare al di là della condizione postmoderna, dichiara la necessità di rintracciare un inizio, un gesto radicale, un luogo della concretezza, del radicamento e delle singolarità, in cui il senso venga, finalmente. Il migliore dei luoghi possibili, forse: là dove si indovini una misura esatta, per contenere la smisurata potenza della visione.

 

Helga Marsala

dal 7 maggio al 25 settembre 2011
Arte essenziale
a cura di Federico Ferrari
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66 – 42100 Reggio Emilia
Orario: giovedì e venerdì 14.30-18.30; sabato e domenica 10.30-18.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0522382484 ;
[email protected];
www.collezionemaramotti.org

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.