Fratture scomposte. I referti del Pronto Soccorso in mostra per denunciare la violenza sulle donne

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne pubblichiamo le immagini della mostra “L’invisibilità non è un superpotere”, allestita all’ospedale San Carlo di Milano.

RXtorace
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Bacini fratturati, tibie spezzate, clavicole staccate, falangi martoriate. Sono ciò che mostrano le radiografie appese nell’atrio dell’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, all’interno della mostra L’invisibilità non è un superpotere, allestita con l’obiettivo di dimostrare quanto la violenza sulle donne sia un fenomeno ancora sommerso, spesso celato dentro le mura domestiche e perpetrato da uomini vicini alle vittime, mariti, compagni e quasi sempre parenti. A fianco, gli scatti di Marzia Bianchi, che ha raccolto e interpretato tramite la fotografia alcune testimonianze riportate da quelle donne finite al pronto soccorso con gravi lesioni per le violenze subite. “Spesso le donne che giungono in pronto soccorso, non sapendo ancora nominare ciò che loro è accaduto, non dichiarano di aver nell’immediatezza di aver subito violenza”, riporta Maria Grazia Vantadori, Chirurga Referente per il Centro Ascolto e Soccorso Doona – CASD – del pronto soccorso Santi Paolo Carlo e ideatrice della mostra. “Questo ha un nome: Sindrome di Procne. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi, attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”. La mostra, supportata da Fondazione Pangea Onlus e da Reama, rete per l’empowerment e mutuo aiuto della stessa onlus, si pone l’obiettivo più difficile: rompere il silenzio. Vergogna, paura, solitudine e persino senso di colpa sono, infatti, le problematiche più grandi che ostacolano la battaglia globale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Riconoscere e, di conseguenza, denunciare la violenza ricorrente, è ancora per tante un atto difficile e rischioso. Se poi, oltre alla famiglia e alla dipendenza psicologica, si aggiunge quella finanziaria, la reticenza a denunciare aumenta. Rete Reama coglie, con questa iniziativa, l’occasione per sottolineare l’importanza del lavoro in rete come strumento per l’intera società, per denunciare, contrastare e uscire, appunto, dall’invisibilità.

-Giulia Ronchi

L’invisibilità non è un superpotere
Fino all’8 dicembre 2019
Ospedale Asst Santi Paolo e Carlo
Via Antonio di Rudinì, 8
20142 Milano
www.reamanetwork.org

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.