L’umanità secondo Oliviero Toscani. A Ravenna

MAR, Ravenna – fino al 30 giugno 2019. Da “Chi mi ama, mi segua” – manifesto scandaloso e difeso addirittura da Pier Paolo Pasolini – a “No Anorexia”, dai primi ritratti di Monica Bellucci ai potenti scatti contro il razzismo, le guerre, l'Aids: a Ravenna l'obiettivo è puntato su Oliviero Toscani, il fotografo che ha sempre infranto le regole del linguaggio pubblicitario.

Provocazioni e fallimenti: due parole chiave attorno alle quali ruota la mostra dedicata a Oliviero Toscani, sua Maestà italiana dell’obiettivo che non ha certo bisogno di presentazioni.
Provocazioni, perché gran parte delle sue opere più celebri sono state definite proprio così, dando al termine una connotazione negativa perché “fa paura e c’è bisogno di coraggio per vedere le cose in un altro modo“, dichiara il fotografo. Fallimenti (magnifici quelli che compaiono nel sottotitolo), perché per Toscani costituiscono delle occasioni per aprire nuove prospettive, per offrire stimoli e continue sfide. La sua carriera e il suo linguaggio creativo sono ripercorsi – per la prima volta in una istituzione museale – negli spazi del MAR attraverso tre nuclei di fotografie che dialogano tra loro e che offrono uno spaccato non solo di una ricerca pubblicitaria sempre rivoluzionaria e innovativa – “come mai vengono da me che ho 70 anni per vedere ancora delle foto d’avanguardia?“, si chiede provocatoriamente (ancora!) Toscani nello speciale prodotto da Sky Arte e proiettato a Ravenna assieme ad altri due video –, ma anche dei cambiamenti sociali, dei problemi e delle tragedie che hanno afflitto il mondo negli ultimi decenni. Aspetti, questi ultimi, che avrebbero potuto essere approfonditi con adeguati apparati informativi – al di là dei filmati, sempre impegnativi da guardare dall’inizio alla fine – in modo da offrire anche ai visitatori più giovani, o semplicemente distratti all’epoca dell’uscita delle fotografie, uno straordinario strumento di conoscenza e di racconto figurato dei tanti, interessantissimi, contesti storici, politici, antropologici e di costume che Toscani non ha mai disgiunto dalle finalità commerciali del suo lavoro.

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1992 © olivierotoscani

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1992 © olivierotoscani

LE FOTOGRAFIE

Le sue fotografie sono diventate vere e proprie icone, a distanza di tanti anni dalla loro prima comparsa sono ancora indelebili nella memoria visiva di tutti, e oggi possono essere osservate anche con una nuova prospettiva avvicinandosi alla sequenza – cuore dell’esposizione – costituita da circa cento stampe di piccolo formato dove si mescolano le copertine per Elle, Rolling Stone, Colors, gli scatti di moda, i ritratti, le immagini ideate per Fiorucci e per United Colors of Benetton. Miniature, dicevamo: perché siamo stati abituati a incontrare il lavoro di Toscani sui manifesti delle nostre città, in un contesto spesso frettoloso e rumoroso: le dimensioni decisamente ridotte e il ritmo cadenzato delle tante fotografie costringono invece i visitatori della mostra a un’osservazione più concentrata, a una ricerca dei temi e delle formule fondamentali che altrimenti potrebbero sfuggire in favore dell’impatto comunicativo offerto dalla singola, grande immagine.

PRIMA E DOPO

Ad affiancare la carrellata storica e le grandi stampe più note, ci sono altri due progetti: Razza Umana è una serie iniziata da Toscani nel 2007 – uno di questi “ritratti di varia e anonima umanità”, come li ha definiti Achille Bonito Oliva, è stato donato al MAR – e che risponde alla sua “ricerca ossessiva di fotografare l’infotografabile, cioè l’anima”, mentre il focus su New York espone una selezione di lavori forse meno conosciuti dal grande pubblico. Il giovane Oliviero, infatti, agli inizi degli Anni Settanta, trascorse un periodo nella Grande Mela, immergendosi nella cultura underground: Andy Warhol, Mick Jagger, Lou Reed, una sconosciuta Patti Smith e tanti altri volti di musicisti e creativi sono tra i protagonisti di scatti in bianco e nero dai quali già traspare lo sguardo lucido, ironico e sempre a caccia della “vibrazione delle pupille” del fotografo italiano.

Oliviero Toscani, Reportage in Israele e Palestina, 2007 © olivierotoscani

Oliviero Toscani, Reportage in Israele e Palestina, 2007 © olivierotoscani

DI NUOVO A FABRICA

Nel 2018 Oliviero Toscani è tornato a Fabrica come direttore artistico insieme a Luciano Benetton: se ne era allontanato dopo 18 anni di collaborazione anche a causa di una campagna contro la pena di morte che scatenò forti contestazioni: l’abbraccio di tanti giovani rigorosamente a pelle nuda diventa così la fotografia simbolica di una simbiosi rinnovata, ancora una volta all’insegna dell’umanità, che non accetta mai regole per essere ritratta.

Marta Santacatterina

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

Scopri di più