Il bacio che cambiò il teatro inglese. Cinque dipinti queer di Leonard Rosoman

Cinque dipinti riscrivono la storia del teatro per la comunità LGBTQIA+ e per la società britannica. Le opere queer continuano a riemergere dal passato

Dipinto di Leonard Rosoman
Dipinto di Leonard Rosoman

Il primo bacio omosessuale rappresentato a teatro è per l’Inghilterra un “bene di interesse nazionale”. La Pallant House Gallery del Chichester (Sussex occidentale) ha annunciato di essere appena diventata l’orgogliosa proprietaria di cinque dipinti di Leonard Rosoman degli anni ’60 raffiguranti il dramma in tre atti “A patriot for me dell’amico John Osborne. La storia epica, andata in scena nel 1965, portava alla ribalta la vera vita di Alfref Redl, una spia gay dell’impero austro-ungarico che venne ricattata. La rappresentazione poté andare in scena solo grazie a uno stratagemma: l’Inghilterra condannava ancora rigidamente l’omosessualità (che avrebbe depenalizzato solo due anni più tardi), per cui il teatro della London’s Royal Court sarebbe diventato un club privato per la durata del singolo ciclo di spettacoli di Osborne. Lo scandalo, nei quadri come in scena, non è solo un bacio: in una delle scene più controverse della rappresentazione, il sipario si solleva su un ballo viennese in grande stile. Gradualmente emerge che quasi tutti i personaggi in scena sono uomini, avvolti da vestiti sontuosi e sospensori ingioiellati, e nel caso del direttore del teatro George Devine anche con un grande candelabro sulla testa. È un ballo in drag.

Dipinto di Leonard Rosoman
Dipinto di Leonard Rosoman

UN CONTRIBUTO PER LA SOCIETÀ

Le cinque opere di Rosoman sono state acquisite dalla galleria come acceptance in lieu, il nostro datio in solutum, pratica secondo cui una somma in denaro può essere versata in altra forma per ripagare un debito, in questo caso al posto di una tassa sull’eredità che avrebbe dovuto pagare la vedova del pittore per un valore di 96,600 sterline. Lo scambio è diventato un precedente mai verificatosi prima: l’acceptance in lieu può avere luogo solamente quando il valore di un’opera sia innegabile per tutta la nazione. “Queste opere sono emozionanti da acquisire per molte ragioni” ha detto il direttore della galleria Simon Martin, “Rosoman ha catturato un momento straordinario non solo della storia del teatro, ma della società inglese”. Rappresentazione, quella teatrale, che Rosoman aveva molto a cuore, dato che tornò a vedere lo spettacolo per due settimane tutte le sere per poter realizzare i disegni che sarebbero diventati una serie di tele. Questi, per la natura degli avvenimenti nuovi e sconvolgenti del dramma (giunto in Italia quasi trent’anni dopo), mostrano lo stupore del pubblico durante il ballo viennese: “Rosoman mostra davvero a cosa significhi essere a teatro in quel momento e allo shock del pubblico”.

Rosetta Stone
Rosetta Stone

RISCRIVERE LA STORIA

I dipinti restituiscono così un nuovo capitolo alla storia LGBTQIA+ inglese, proprio in concomitanza con la chiusura del mese che celebra il pride. Riscrivere la storia dell’umanità, nel rispetto di minoranze e categorie bistrattate, non è soltanto un processo in negativo: non si tratta solo di togliere gli onori di statue ed effigi a uomini violenti e simboli coloniali, ma anche di dare spazio a chi dalla storia è stato cancellato. A questo proposito fioriscono in Inghilterra (ma anche nel resto d’Europa) itinerari che riportino alla luce meriti e contributi della comunità queer. Uno di questi tour è ospitato dal British Museum, che oltre ad avere un grande successo mostra il lato sconosciuto di alcune grandi scoperte. Come la Stele di Rosetta, la chiave per decifrare i geroglifici punta di diamante della collezione permanente. Il merito della scoperta del sistema di conversione del testo è andato tutto agli studiosi Jean-François Champollion e Thomas Young, ma ce n’è un terzo. È William John Bankes, egittologo avventuroso e facoltoso obbligato a lasciare l’Inghilterra dopo essere stato scoperto in intimità con un soldato a Green Park. Sarebbe stato proprio lui a capire che sulla pietra era scritto sempre lo stesso testo in lingue diverse, ponendo le basi per la traduzione.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.