Mille e un Pascali. A Venezia

Palazzo Cavanis, Venezia – fino al 24 novembre 2019. La storia artistica di Pino Pascali rivive nella mostra lagunare. Tra fotografia e pratica performativa.

Pino Pascali, Gruppo di Attrezzi agricoli, 1968. Galleria Nazionale, Roma
Pino Pascali, Gruppo di Attrezzi agricoli, 1968. Galleria Nazionale, Roma

Nulla avrebbe avuto da invidiare ai maestri dell’obbiettivo di metà Anni Sessanta – fra neorealismo e fotografia sperimentale – Pino Pascali, nato a Bari nel 1935, ma vissuto perlopiù a Roma, una tra le più complesse e interessanti figure dell’arte italiana del secondo dopoguerra, prematuramente scomparso nel 1968.
La mostra che lo presenta a Venezia, Pino Pascali – Dall’immagine alla forma, a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara, mette l’accento sulla sua inclinazione alla presa diretta della realtà grazie a impeccabili istantanee incise nei toni del bianco e del nero. Con questo evento, in cui le fotografie si relazionano in modo diretto alle opere scultoree, si celebra la definitiva acquisizione da parte di Fondazione Museo Pino Pascali (Polignano a Mare) di 166 fotogrammi provenienti dall’archivio di Sandro Lodolo dello studio romano Lodolofilm.

DALLA FOTOGRAFIA ALLA SCULTURA

In anni in cui la Pop Art giungeva in Italia con tutta la sua dirompente carica eversiva, lo slittamento della lettura fotografica in chiave oggettuale di situazioni umane, nonché di “icone” marine, agricole e animali, fu per Pascali spontanea e immediata. Si trattava sì di interesse antropologico – a esempio, per i bambini, con la loro piena incarnazione dell’estemporaneità dell’essere e del sentire –, ma anche di attenzione alla mediterraneità in cui l’artista fu sempre immerso: mare, barche, eliche, ciminiere di battelli, bitte, reti, cassette di pesce. La fotografia diveniva strumento d’indagine di una contemporaneità in fase di continua trasformazione dal punto di vista artistico e sociale e, insieme, griglia formale cui attenersi nell’esecuzione plastica dell’opera scultorea: “finta”, come lui stesso sottolineava.

Pino Pascali interpreta Pulcinella (video, 3’24’’) e Pazzariello (video, 1’16’’) per lo spot Cirio, 1965. Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare
Pino Pascali interpreta Pulcinella (video, 3’24’’) e Pazzariello (video, 1’16’’) per lo spot Cirio, 1965. Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare

SCENOGRAFO PER VOCAZIONE

Nei primi Anni Sessanta l’artista pugliese ‒ dopo il percorso di studi all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja, docente di scenotecnica, e l’esperienza di grafico pubblicitario con Lodolofilm ‒ aveva già rivelato le attitudini scenografico-teatrali e istrioniche che lo avrebbero condotto da un lato a concepire gli spazi interni della galleria come palcoscenico della sua arte, dall’altro a esplicare il suo graffio ironico nella ideazione e realizzazione di sceneggiati televisivi e di Caroselli che lo avrebbero reso celebre. Primo fra tutti quello commissionato dall’azienda Cirio, per il quale eseguì ricerche documentarie su Napoli e sulla napoletanità, giungendo alla realizzazione di filmati in cui egli stesso diveniva guitto e Pulcinella.

PERCORSI ACQUATICI

Dunque istintività e disciplina, improvvisazione e metodo si mescolano nell’opera di Pascali, come rivelano le foto e i taccuini che scandiscono in mostra il suo percorso, dal Minimalismo all’Arte Povera, fino all’happening, secondo passaggi tematici: Cose d’acqua; Il porto, le barche; Geometrie; Finte sculture, Ritorno alla terra, Giochi d’infanzia; Il teatro, la maschera. Opere emblematiche, 9 mq di pozzanghere e Contropelo, la bitta in acrilico del ’68 che qui si staglia sullo sfondo del Canale della Giudecca, rammentano quanto l’artista avesse fatto dell’acqua uno dei suoi focus, sia fotografico che scultoreo.

 Alessandra Quattordio

Evento correlato
Nome eventoPino Pascali - Dall'immagine alla forma
Vernissage09/05/2019 ore 18
Duratadal 09/05/2019 al 24/11/2019
AutorePino Pascali
CuratoriRoberto Lacarbonara, Antonio Frugis
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAZZO CAVANIS
IndirizzoFondamenta delle Zattere - Venezia - Veneto
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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.