Il caso Donazzan-Farronato. Polemiche a sfondo ‘gender’ per il curatore del Padiglione Italia

Che Padiglione Italia sarà quello di Milovan Farronato? Quanto sarà diverso dal contro-padiglione allestito a Cà Pesaro nel 2009? Che artisti vedremo? È l’unica cosa di cui ha senso discutere, ora e nei prossimi mesi. Peccato che qualche politico si metta a fare il bullo, criticando scelte private, orientamenti, gusti personali. 

Milovan Farronato, Antonio Grulli e Sissi – foto Ela Bialkowska, Okno Studio
Milovan Farronato, Antonio Grulli e Sissi – foto Ela Bialkowska, Okno Studio

Milovan Farronato è il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2019. Di fatto la prima nomina ufficiale siglata dal governo Conte. Un bizzarro segnale contrario, nella totale inconsistenza del capitolo Cultura, dentro al famoso “contratto” giallo-verde, a cui si somma l’imbarazzante ‘nulla’ dei primi interventi in aula del Premier, in fatto di beni culturali, ricerca universitaria e dintorni. E invece, così va: il Governo si insedia e i tempi per le nomine del Padiglione non ci sono già più. Tra meno di un anno l’opening in Laguna, con artisti e commissari degli altri Paesi più o meno tutti ai posti di comando.
Il neo Ministro Alberto Bonisoli si è trovato di fronte a fatto compiuto, o quasi: il percorso di selezione era iniziato tempo fa, coi dieci curatori a cui la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanea e Periferie Urbane aveva chiesto di presentare un progetto; stando alle notizie diffuse dall’ANSA i tre nomi giunti in finale erano quelli di Andrea BelliniLuigi Fassi e, per l’appunto, Farronato. L’ultima parola al Ministro – ex direttore della NABA di Milano – che ha consegnato lo scettro proprio a una figura fortemente radicata nel sistema dell’arte contemporanea milanese.

Milovan Farronato, Cecilia Tanure, Georgina Starr, Anna Bella Geiger and Delia Gonzalez. Mycorial Theater Open House 2016
Milovan Farronato, Cecilia Tanure, Georgina Starr, Anna Bella Geiger and Delia Gonzalez. Mycorial Theater Open House 2016

MILOVAN FARRONATO IN BREVE

Un plauso da Angela Vettese, tra le migliori intelligenze italiane al servizio delle arti visive e della formazione accademica: per lei nessun dubbio, Farronato – che volle con sé alla Fondazione Bevilacqua La Masa – “è un ottimo curatore, molto professionale, grande conoscitore del mondo emergente dell’arte, finalmente una nomina non politica”. Parole di incoraggiamento anche da Luca Beatrice, che il Padiglione lo curò nel 2009 insieme a Beatrice Buscaroli, mentre Vittorio Sgarbi, che quel ruolo lo ricoprì nel 2011, le polemiche le afferra al volo: “Certo è una curiosa coincidenza che un ministro di un esecutivo dove c’è anche Lorenzo Fontana si trovi a ratificare una nomina così”.
Ed ecco la nota triste, fuori posto, squallida, a cui Sgarbi – soffiando sul fuoco ed evidenziando certe contraddizioni – fa in qualche modo riferimento. Si tratta della dichiarazione lanciata sui social da Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità della Regione Veneto, in quota Forza Italia.

Milovan Farronato
Milovan Farronato

Impossibile, per la signora, tenere a bada il turbamento dinanzi alla nomina di Farronato. E no, non è il suo curriculum – di tutto rispetto – ad averla contrariata. Non il taglio dei suoi progetti curatoriali, pensati per prestigiosi spazi pubblici e privati, dalla Galleria Civica di Modena alla Fondazione Pomodoro di Milano, dall’Arario Foundation (Seoul/Bejing/New York) alle Serpentine Galleries, dalla Biennale di Istanbul alla Triennale di Milano; non gli artisti con cui ha lavorato negli anni, da Ugo Rondinone Katharina Fritsch, da Lucy McKenzie Yayoi Kusama, da Sissi Roberto Cuoghi, solo per citarne alcuni; non la lunga esperienza di direttore artistico presso l’archivio di Via Farini, punto di riferimento importante per le nuove generazioni; non le residenze estive, tra party, performance, proiezioni e installazioni, organizzate per Fiorucci Art Trust a Stromboli; non i contenuti dei suoi corsi allo IUAV, dove ha insegnato Cultura Visiva tra il 2008 e il 2015; non la mostra allestita a Cà Pesaro, proprio durante la Biennale del 2009, con una squadra di artisti lontanissimi dalla linea curatoriale di Beatrice & Beatrice, piazzati dall’allora Ministro Bondi alla guida del Padiglione Italia: un evento di protesta, un’affermazione identitaria, un fortino intitolato alla “differenza”, da parte di un esponente del mainstream più di tendenza, contro chi sceglieva una approccio più conservatore.

L'assessora Elena Donazzan . Ph. Il Gazzettino
L’assessora Elena Donazzan . Ph. Il Gazzettino

L’USCITA PATETICA DELL’ASSESSORE DONAZZAN

Niente di tutto questo ha destato l’interesse dell’assessora veneziana. Donazzan, inorridita, si è occupata dei gusti sessuali e degli outfit di Farronato. E meno male che ha una delega alle “pari opportunità”. Vale la pena esaminarlo tutto, il suo post (corredato da eloquenti fotografie):

Lei, pardon lui, è #MilovanFarronato: ieri è stato nominato dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli alla guida del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia 2019. Sì, avete capito bene. Lui è stato chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale d’Arte veneziana del prossimo anno: non al Carnevale di Venezia quindi, ma all’appuntamento culturale più importante per il Veneto e l’Italia tutta, lui sarà il nostro biglietto da visita verso le migliaia di visitatori internazionali che parteciperanno alla Biennale. Le foto tratte dal suo profilo Instagram (-> instagram.com/milovanfarronato) si commentano da sole: sia chiaro, ciò che fa nel privato non mi interessa. Ma posso dire che quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno… più autorevoli?
Non so voi, ma io non ho parole!

Pare incredibile, eppure è quello che ci è toccato leggere sulla pagina istituzionale di un assessore. Colei che anche di cultura e istruzione si occupa, sul territorio della Biennale, e che a un professionista appena individuato da una commissione ministeriale avrebbe dovuto porgere parole di cortesia e di fiducia, congratulandosi e augurando buon lavoro. Stop. Così vorrebbe almeno l’ormai vetusta educazione istituzionale, caduta in disuso in tempi di populismo villano.
Ma Donazzan non ce la fa. Dinanzi ai rossetti, alle lunghe chiome, agli outfit femminili e all’attitudine eccentrica del neo curatore, un po’ queer, un po’ dandy e un po’ glam rock, il suo senso morale ne è uscito offeso. Ferito. E con quell’orribile “Lei, pardon lui” si è così piazzata davanti al Ministro Fontana nella classifica delle recenti uscite a sfondo omofobo: non era facile superare le posizioni retrive dello zelante catto-leghista, oggi a capo del Ministero della famiglia (sic!).

Milovan Farronato
Milovan Farronato

PERICOLO GENDER

Lei, pardon lui. Il carnevale. Instagram. L’identità di genere. Il decoro. Gli abiti da donna. Tutta qui la trasgressione: qualche scatto festaiolo, un po’ di trucco, uno chignon, un paio di ballerine con paillettes, i lunghi vestiti. Che scandalo. Così, mentre a Londra un artista geniale come Grayson Perry – maschio, padre e marito, simbolo di un travestitismo e di una ambiguità divenuti territorio di indagine intellettuale – viene celebrato come una star, accolto dalla famiglia reale e adorato dal sindaco progressista Sadiq Khan… In Italia un amministratore pubblico trova il tempo per mettere alla berlina sui social un professionista dell’arte, in virtù del suo look o delle sue preferenze sessuali. Bullismo & potere, nel cuore di un’italietta che odora di provincia, di bar sport e di parrocchia, nel senso peggiore dell’espressione.
L’assessora, del resto, si era già fatta notare di recente per le sue esternazioni perbeniste sul giovane Young Signorino, fenomeno di massa apparso sul mercato pseudo musicale, privo di qualunque talento ma capace – nella sua follia e per i suoi numeri sui social – di attirare l’attenzione di massmediologi, critici, sociologici, intellettuali. Per Donazzan un personaggio pericoloso, che, col suo singolo “Dolce droga”, andava estromesso dall’AMA Musica festival di Bassano del Grappa. “O l’amministrazione comunale prende posizione netta di distanza e condanna nei confronti di questo messaggio altamente diseducativo”, aveva detto, “oppure rischia di apparire ipocrita nelle iniziative legate alla prevenzione dell’uso di droghe che, almeno a parole, considerano dannose”.
Alla fine l’esibizione di Signorino è stata cancellata. Pericolo stupefacenti scampato. E il pericolo Gender? La battaglia continua: stavolta il nemico si chiama Milovan. Niente tatuaggi sulla faccia, jeans destrutturati  e gorgheggi primordiali, ma in quanto a rimmel e rossetto c’è da aver paura. L’assessora lo sa.

Young Signorino
Young Signorino

LA POLITICA E IL DIBATTITO CULTURALE

Farronato come Signorino? È il mondo a una dimensione: moralismo e ideologia appiattiscono ogni cosa nel segno del facile disgusto. Facile come il consenso che arriva, prima in rete poi in cabina elettorale. Ora, se il neo curatore porterà davvero un po’ di “verve” tra gli spazi espositivi del Giardino delle Vergini, come ha elegantemente dichiarato Luca Beatrice, è tutto da capire. Se il suo sarà un progetto originale, trasgressivo, à la page, e insieme capace di avanzare una proposta culturale significativa, lo sapremo fra un anno esatto. E così verificheremo se, al contrario, la questione si ridurrà al solito glamour da salotto borghese, a certe passerelle modaiole, costruite secondo formule oramai di maniera. La sfida, adesso, ha un nome e un cognome. Che a noi incuriosisce parecchio, con tutto il mix di stravaganza, nostalgie punk, genderismi e intellettualismi contemporanei. E ci piace ancora di più dinanzi all’ottusa crociata moralizzatrice di chi pensa di esorcizzare il diavolo, riconosciuto in una canzone trap o in un armadio griffato.
Il dibattito sugli artisti che presto saranno annunciati, sul titolo del progetto, sul taglio che immagineremo, sulle intenzioni che scorgeremo, sarà ancora una volta un fatto sano. L’unico antidoto a chi, la discussione sui linguaggi e i contenuti, la sacrifica nel nome del gossip più scemo. Peccato che sia di nuovo la politica a mostrarsi inadeguata, disorientata. Mediocre. La stessa politica che confonde l’arte del governo con l’eterna campagna elettorale: destinata a esaurirsi, prima o poi, insieme al consenso raccattato al supermarket dell’indignazione.

–      Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Nel 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e poi dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.
  • ruspio

    Farronato può fare quello che vuole nella sua vita privata e se gli pare può pubblicare tutte le le foto possibili sul suo profilo instagram . Quello che preoccupa non è questo ma proprio la sua carriera e gli artisti , italiani, in particolare di cui si è occupato . La cosa grave era, non il suo personalissimo narcisismo esibizionistico, ma proprio invece la sua mostra a Cà Pesaro, che era composta da artisti penosi, una parata della mediocrità generale che trascina da anni l’arte italiana verso il basso con figure intercambiabili e insignificanti , incapaci di superare il complesso verso i padri dell’arte povera e dell’arte stracotta . Ma tanto a chi gli frega qualcosa del Padiglione Italia? le opinioni di angela Vettese sono interessanti ma noin se ne vede l’importanza considerato che in definitiva non ha mai scritto qualcosa di davvero personale e originale in vita sua . Grayson Perry è semplicemente un pagliaccio privo di talento che serve come foglia di fico ad una società ferocemente classista che si maschera dietro i diritti delle minoranze ;

    • Franco Gatti

      Ca’ con l’apostrofo, non con l’accento

      • Ruspio

        Se vuoi leggere un testo con gli accenti giusti leggiti le scemenze che scrive Farronato . Io scrivo con il cell , con la calma scrivo meglio di lui ti assicuro

        • Franco Gatti

          Sinceramente poco mi importa cosa scriva Farronato, e ben poco mi importa dell’arte contemporanea. Nel tuo intervento mi pare non vi siano altro che aggettivi e giudizi dei quali non ti degni di dare la minima giustificazione. Sarà colpa del cellulare anche in questo caso. Mi pare che si discutesse se una persona, che conosciamo purtroppo molto bene, la Donazzan ha dato spesso prova della sua levatura, si possa permettere di esprimere certi giudizi ironizzando sul genere di un’altra persona. Soprattutto mi pare grave dal momento che occupa una carica pubblica, con deleghe che sarebbe meglio destinate a persone con una mentalità più aperta e un minimo di cultura.

          • Ruspio

            Bene Franco . Allora ti diró delle cose molto spiacevoli , credo . Dato che non ti importa nulla di quello che scrive Farronato e ti importa poco dell’arte contemporanea devo pensare che quindi sei su questo sito piú o meno per caso e che la cosa che ti é saltata all’occhio é quello che ha detto questa politica di Forza Italia che tu dici non nuova ad affermazioni simili . Quindi essenzialmente ti sta a cuore la questione della discriminazione di genere e ti posso capire e ti assicuro che sono d’accordo con te : fidati . Però ti faccio notare che esistono diverse forme di violenza non meno gravi proprio perché molto piú sottili . Anzi ti dirò che quasi quasi preferisco la violenza verbale di questa assessora ai giochetti mafiosi di queste combriccole organizzate dell’arte contemporanea che forse tu non conosci bene : almeno con l’assessora Sai subito con chi hai a che fare mentre nel piccolo squallido mondo dei curatori d’arte contemporanea predominano i giochetti fatti alle spalle di chi non ci fa parte , con mille veti ,esclusioni, favori e pateracchi . Tu conoscerai l’assessora ma alcuni di quelli che hanno scritto i commenti all’articolo hanno fatto accenno al clan Vettese che per un certo periodo tra universitá e istituzioni hanno fatto i comodi loro premiando i propri studenti e affiliati ed escludendo ogni voce dissonante . Quando qualche anno fa il Padiglione Italia fu assegnato alla curatela di Luca Beatrice e ad un’altra curatrice ci fu una generale levata di scudi di certo sistema dell’arte italiana per attentato di lesa maestá perché si dava spazio a qualcuno che non era allineato a quella che si pretenderebbe essere “l’arte internazionale” . Indubbiamente Beatrice sfruttò la sua vicinanza s Forza Italia allora al governo per ricevere l’incarico ma dire che la sua fosse una nomina esclusivamente politica fu un atto di disonestá e se vuoi paragonabile alle scempiaggini che pronuncia quest’assessore dato che Beatrice piaccia o non piaccia non é un dilettante e ha curato centinaia di mostre e al tempo era forse il piú noto dei curatori italiani . Non difendo Beatrice che é un ‘opportunista , un curatore di medio livello e che fece un Padiglione Italia banale e leggerino , poco coraggioso e forse troppo legato ai suoi interessi personali . Farronato organizzò questa sorta di padiglione Italia alternativo in opposizione a quello di Beatrice e il risultato fu altrettanto pessimo se non peggiore . Ma se Beatrice é un cinico che bada ai suoi concretissimi interessi Farronato , come molti curatori italiani é un narcisista che vive in una bolla fatta dalle sue personalissime frequentazioni avulse da una qualsiasi idea di creativitá realmente alternativa ed autonoma : come tanti altri vive in un settore ristretto di relazioni dove gli artisti migliori sono i propri amici . Con risultati che conosciamo : nessun criterio di qualitá e un’arte italiana generalmente mediocre e molto mafiosa fatta da figli e figlie di papá che vanno in giro e si frequentano . Poi c’é la discriminazione all’incontrario : la gabbia dei contenuti : preferibile sarebbe essere gay , femminista , ecc , ecc, multiculturalista e possibilmente non conoscere la storia dell’arte :)) insomma comunismo e caviale :)) Conosco molti gay che fanno la bella vita votano per la destra e conosco bravi artisti che fanno la fame : il mondo é un pò complicato . Per venire alla pagina di Instagram di Farronato lui puó postale quello che vuole e se lui ama vestirsi da Donna io non ho nulla da dire a riguardo : il problema é che le immagini che posta riguardano solo questo , un pó come le studentesse di sedici anni che postano esclusivamente monotoni selfie di sé stesse per far vedere quanto sono fighe con la Luce Giusta . Insomma non un opinione un commento una fito diverse :solo questo . Sarebbe questo il modo di presentarsi di un curatore di mostre d’arte ? Sarebbe il modo di valorizzare la categorie dei gay , presentandoli come delle ragazzine vanesie che pensano solo a sé stesse ? Io ho tanti amici gay che hanno delle Attivitá e degli interessi e non hanno bisogno di sorregerli sbandierando le loro pur legittime inclinazioni sessuali . Ma voi davvero pensate che un personaggi del genere possa fare delle scelte lucide e obiettive nel suo lavoro ? Siamo sicuri che non sarebbe lui il primo a discriminare i diversi da lui ? Questo purtroppo succede in effetti in molto settori dell’arte contemporanea , stritolata dagli interessi di tante Lobbies e Corporazioni di vario tipo che Vivono negli scantinati per tutto il tempo e poi compaiono molto organizzate per questi eventi Imponendo le Loro scelte con il risultato di un’arte mediocre che interessant solo loro. Forse l’assessora nella dus rozzezza ha capito questo e qualche regione ce l’ha anche lei . Scusate la franchezza

  • vlad1984

    donazzan patetica

    • Leone

      Concordo.

  • Damiano

    Sembra scritto da una liceale incollerita; più uno sfogo che un articolo con pretese di serietà. E con un brutto italiano. Speriamo che Ferronato abbia difensori più preparati.

    • Marco Pescosta

      Se si critica la forma sarebbe almeno lecito azzeccare il nome

      • Pòze

        @marcopescosta:disqus mi immagino la tua risposta in un dialogo del tipo:
        Damiano:”Marco ha ucciso Luigi, per me ha fatto una cosa gravissima”
        Tu:”OmG oMg OMG Ma aNcHE tu NOn SeI peRfeTToooo!1!”
        Invece di criticare il commento per un errore di battitura, e a leggerti mi sono cascate le braccia, cerca di vederlo come quello che è, una opinione. Non comportarti da 14enne a cui hanno insultato la popstar preferita…

        • Marco Pescosta

          Vero il mio commento è stato abbastanza inutile, però ho avuto almeno la decenza di non dilungarmi. Ti auguro di sfruttare meglio il tuo tempo, buona giornata.

  • Pingback: “LEI, PARDON LUI”: L’ASSESSORE DELLA REGIONE VENETO CONTRO IL CURATORE DEL PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE – Censure 101()

  • Daniele

    La Donazzan ha perso un’occasione per starsene zitta. È incredibile quanto la destra italiana sia intimamente ruspante e fascista!
    Farronato è da sempre unito da un legame di ossequiosa canina sudditanza alla Vettese, che è stata a Venezia e sul piano nazionale la zarina incontrastata del contemporaneo degli anni zero. Farronato fece allora un anti-padiglione Italia (che ideologicamente avrebbe dovuto contrastare quello realizzato da Betrice-Buscaroli) grazie proprio alle relazioni della Vettese a Venezia con Cacciari, ma si rivelò supponente e loffio, ben distante da qualsiasi standard di qualità e funzionale invece al piccolo sistema di riferimento dentro cui lui e Vettese si muovevano.
    Inboccalupo quindi a Farronato, con la speranza che dimostri davvero, se le ha, le qualità intellettuali e culturali per rappresentarci in un contesto così importante.

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  • giulio bassi

    Ci si chiede spesso dove sia l’arte contemporanea italiana.. : ebbene mentre negli altri paesi ci sono le opere e gli artisti , in Italia abbiamo i curatori. Non se ne uscirà mai di questo passo. I curatori vogliono mettersi in mostra loro.. sono dei personaggi in cerca di visibilità. DI Milovan Farronato, dei suoi progetti, posso ricordare solo lui stesso…

  • alflig

    Bene. Con tanta tanta franchezza? Spero vi rimandino a scuola di giornalismo, o che un qualsiasi caporedattore medio vi urli in testa, come usava un tempo e purtroppo non usa più, che non si può ammorbare la gente con un fiume di parole prima di arrivare alla notizia!
    Ho saltato da un rigo all’altro per capire che diamine fosse successo. Un cappello infinito come usava nei temi di scuola. Una noia mortale! Per me è un pezzo da cestinare!
    Nel sommario che appare nei link condivisi, poi, si parla di “nemmeno l’ultimo buzzurro leghista” o qualcosa del genere.
    Scusate, ma che cavolo di riferimento è? A parte che l’Assessore in questione è “in quota forza italia”, quindi di altro partito, ma se una signora di alta borghesia milanese alla “mariangela melato in wertmuller” avesse detto “un buzzurro di operaio comunista” voi vi sareste risentiti, offesi, avreste risposto per le rime?
    Questo è orrido classismo. Spero di non incrociare più questo sito, del quale si può fare serenamente a meno a quanto l’esperienza di vita mi dice.

  • https://plus.google.com/111270859164215141850/posts giubra63

    Elena Donazzan interpreta il popolo Veneto e italiano. Brava Donazzan. W l’Italia. E attenti all’invasione islamoafroasiatica

    • Fabuio Guin

      Casomai interpreta te, quelli come te e quelli come lei. Fortunatamente non la maggioranza, sfortunatamente abbastanza per occupare indegnosamente cariche di potere e influenzare anche la qualità della vita di persone più ragionevoli e razionali.

    • Fabuio Guin

      A guardare i tuoi commenti in giro, tu lo usi per cagare internet, giusto?

  • https://plus.google.com/111270859164215141850/posts giubra63

    Portare esempio il sindaco islamico di Londra? Sta solo scristianizzazione la capitale di quella che fu un esempio di Civiltà. Attualmente Londra è la capitale dei morti ammazzati, da islamoafroasiatici, una deriva africana. Che schifo

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