La Biennale d’Arte di Venezia di Christine Macel chiude i battenti. Numeri e riflessioni

A conclusione della lunga Biennale inaugurata lo scorso maggio, Christine Macel e Paolo Baratta hanno incontrato i giornalisti. Condividendo dati e valutazioni in merito a una rassegna dai grandi numeri, che per mesi ha mantenuto il primato di mostra più visitata d’Italia.

Paolo Baratta e Christine Macel. Photo by Jacopo Salvi - Courtesy of La Biennale di Venezia
Paolo Baratta e Christine Macel. Photo by Jacopo Salvi - Courtesy of La Biennale di Venezia

Inaugurata al grande pubblico sabato 13 maggio, la 57esima Biennale d’arte di Venezia ha calato ufficialmente il sipario su un’edizione che, nel solco del proprio titolo, ha confermato la vivacità di una rassegna tra le più seguite al mondo. Curata da Christine MacelViva Arte Viva ha portato in Laguna oltre 615mila visitatori, totalizzando il 23% in più di presenze rispetto al 2015. Un dato che parla da sé, comunicato dal presidente Paolo Baratta ai giornalisti durante l’ultima conferenza stampa della stagione.

IL PUBBLICO IN PRIMO PIANO

Seduti attorno a uno dei deschi che hanno accompagnato le Tavole Aperte volute dalla Macel per avvicinare il pubblico agli artisti, la curatrice e Baratta hanno tirato le somme di una Biennale costruita attorno a un asse ben definito, che ha disposto sulla stessa linea spettatore, arte e artista. Un tris di “attori” complementare alle idee di libertà, indipendenza e ricerca, concetti-guida ricorrenti nelle parole di Macel e Baratta. Sottolineando la poca importanza dei record e delle “arrampicate statistiche”, il presidente ha ribadito il legame tra l’incremento dei visitatori e l’autonomia delle scelte sia di questi ultimi ‒ desiderosi di conoscere da vicino l’arte contemporanea ‒ sia dell’istituzione veneziana, che non investe in pubblicità e non “vende stand”. L’interesse del pubblico nei riguardi delle spinte creative attuali è, secondo Baratta, il motore e l’obiettivo della Biennale, promotrice di “una visione laica, basata sull’autonomia e la motivazione delle scelte”.

Christine Macel e Paolo Baratta. Photo by Andrea Avezzu' - Courtesy of La Biennale di Venezia
Christine Macel e Paolo Baratta. Photo by Andrea Avezzu’ – Courtesy of La Biennale di Venezia

NUMERI E PARTECIPAZIONE

A proposito di interesse crescente verso l’arte contemporanea, un altro dato è degno di attenzione: per nove settimane, il numero di visitatori ha superato le 23mila presenze contate nei giorni della vernice ‒ da sommarsi alle complessive ‒, mettendo così a tacere quanti ritengono che ad affollare la rassegna veneziana siano perlopiù i “visitatori con gli yacht”, come ironicamente evidenziato da Baratta. Accessibilità, dialogo e “otium attivo” paiono dunque essere stati i punti forti di una Biennale che ha attirato anche un’ampia fetta di pubblico under 26 ‒ il 31% ‒, fra cui 35mila studenti coinvolti dal programma Educational. Positivo, secondo la Macel, il grado di interazione venutasi a creare con gli spettatori e da lei fortemente auspicata, complici i video pubblicati a cadenza giornaliera, dedicati agli artisti in mostra, e le Tavole Aperte (68 in totale, con 87 artisti e 2100 partecipanti). Strumenti per rendere pratiche e linguaggi accessibili al pubblico e per far ricordare la Biennale appena conclusa come quella “palestra di scherma” definita da Baratta, un luogo pensato per armare il pubblico del “fioretto” necessario a parare i colpi del “conformismo e del già detto”. Ora non resta che attendere le mosse future, nel 2019.

‒ Arianna Testino

www.labiennale.org

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.