Apollo 11, il documentario che racconta l’allunaggio meglio di un film di Hollywood

Di nuovo sulla Luna seguendo lo stesso tragitto di cinquant’anni fa e con gli stessi protagonisti di allora: gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Cambiano le immagini. Non più quelle sgranate della diretta televisiva del 1969, ma le sontuose immagini digitalizzate in 4k di un documentario evento distribuito da Nexo Digital lo scorso 9 settembre.

Art Apollo
Art Apollo

Tutto è cominciato con lo strano incontro tra un filmmaker vincitore di un premio Emmy e un archivista. Todd Douglas Miller nel 2014 si è fatto conoscere grazie a Dinosaur 13, documentario che raccontava la scoperta del più grande fossile di Tyrannosaurus rex. Da tempo Miller sognava di realizzare un docufilm sullo sbarco sulla Luna che non mostrasse le solite immagini viste e riviste centinaia di volte. Giusto per restare in tema, il regista aveva accettato di lavorare a un cortometraggio per la CNN incentrato sulla missione Apollo 17. Ed è a questo punto che entra in scena l’archivista. Lui si chiama Dan Rooney, supervisore della Motion Picture, Sound and Video Unit presso i National Archives and Records Administration a College Park, Maryland: l’ultimo posto sulla faccia di questa terra dove trovare gran parte dei documenti storici del governo statunitense. La parola magica che accomuna i due uomini è IMAX, il procedimento super spettacolare di visione e fruizione di film e documentari che da qualche tempo ha preso piede nelle sale americane. Uno strumento ottimale per festeggiare l’anniversario dell’allunaggio.

LA STORIA DELL’ALLUNAGGIO IN UN FILM

Rooney informa Miller dell’esistenza nei suoi archivi di una mole impressionante di materiale video e audio: materiale originariamente prodotto dalla NASA di cui neanche si conosceva l’esistenza, e composto da 165 rulli dedicati alle missioni Apollo, dalla 11 alla 13, di cui 61 sulla missione guidata da Neil Armstrong nel ’69. Per materiale video si intendono negativi a 65 mm poi stampati a 70: per capirci sono quelli tipici dei kolossal in cinemascope di Hollywood che alla fine degli anni Sessanta stavano perdendo tutto il loro spettacolare vigore. Da quelle immagini digitalizzate in 4k, e che Miller ha definito “la collezione di riprese di miglior qualità sulla missione Apollo 11”, è nato il documentario Apollo 11. Realizzare una simile opera, dovendo selezionare in aggiunta migliaia di ore di conversazioni tra il modulo lunare e il Controllo Missione ripescate dal ricercatore indipendente Stephen Slater, ha avuto per Miller il nobile scopo di preservare e rendere finalmente accessibile al pubblico qualcosa di unico.

Art Apollo
Art Apollo

DAL SUNDANCE ALLE SALE

Il documentario di Todd Miller, presentato in anteprima al Sundance Film Festival lo scorso gennaio e poi uscito nelle sale dove ha raggranellato la bella cifra di 8,8 milioni di dollari, non presenta una regolare narrazione e i dialoghi, eccettuato lo storico “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”, sono ordinari scambi di informazioni tra gli astronauti e i controllori sulla terra. Dal passato riemergono immagini che tutti hanno visto almeno una volta nella vita, presentate sotto una luce differente: non si tratta soltanto dello splendore del digitale, bensì della sensazione di assistere a quell’evento come fosse la prima volta. Un rewind certamente più nitido e spettacolare, in cui si ammira rapiti il lentissimo collocamento del razzo Saturn V sulla piattaforma di lancio, la preparazione degli astronauti e il lancio vero e proprio con la potenza esplosiva dei propulsori e il decollo per uscire dall’orbita terrestre.

QUALCHE CRITICA

Fra i tanti modi di festeggiare il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna il documentario di Todd Douglas Miller non brilla però di originalità. Annoverato tra i film di culto, esiste infatti Moonwalk One di Theo Kamecke, opera che catturò le emozioni “originali” dell’evento e destinata a uscire nelle sale nel 1972 per poi invece finire dimenticata, perché nel frattempo le missioni Apollo avevano perso interesse nel pubblico americano. La NASA in realtà contava parecchio sulle immagini filmate dagli operatori di Kamecke desiderando realizzare una serie di documentari a scopi promozionali. Circa sei settimane prima del lancio dell’Apollo 11 l’accordo stipulato con il regista Francis Thompson sfumò. Theo Kamecke, montatore di fiducia di Thompson, fu quindi incaricato di prendere in mano quanto restava del progetto. È a lui che si devono le immagini del documentario di Todd Miller che abbracciano la folla oceanica in attesa delle fasi cruciali del lancio. Kamecke ordinò ai suoi operatori di puntare l’obiettivo sulla variegata folla umana: gente comune, compresa una sorridente signora di un chiosco, e le autorità allineate sui palchi d’onore. Una parte di quelle riprese finì nel film Moonwalk One, tutto il resto in archivio. Il perché la NASA abbia optato per il cinemascope resta probabilmente il solo segreto non ancora svelato di quelle storiche missioni verso lo spazio. Quanto al formato IMAX, il regista Miller ha successivamente montato una versione più breve del suo film intitolata Apollo 11: First Steps Edition della durata di 47 minuti. Esclusivamente destinata ai musei e ai centri scientifici americani, questa versione si concentra sui momenti più emozionanti dello sbarco sulla Luna e del rientro del modulo lunare verso la Terra. In questo gran festival della memoria, in America lo scorso 12 luglio è uscito anche il documentario Armstrong di David Fairhead. Narrato da Harrison Ford, il film rievoca la vita familiare e professionale di Neil Armstrong dagli inizi in una fattoria dell’Ohio, per poi diventare pilota militare durante la Guerra di Corea e quindi astronauta nelle missioni Gemini e Apollo. Chi ha visto First Man – Il primo uomo (2018) di Damien Chazelle con Ryan Gosling sa già cosa aspettarsi. Le immagini si intrufolano nell’intimità domestica della famiglia Armstrong (mostrando, di nuovo, il dramma della morte della figlioletta Karen) e si mescolano a tanto materiale proveniente dagli archivi NASA. A cementificare il ricordo giungono, un po’ toccanti e un po’ divertenti, le testimonianze della sorella dell’astronauta e, soprattutto, quelle dei figli Rick e Mark. Il ritratto che ne scaturisce è forse più asciutto del film di Chazelle, ma le emozioni sono sempre le stesse.

– Mario A. Rumor

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Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.