Capitale Italiana della Cultura. Ecco cos’è e come si fa

Scade il 31 marzo il termine per presentare la candidatura a capitale italiana della cultura. Entro il 30 aprile una giuria selezionerà fino a dieci progetti finalisti, fra i quali verrà successivamente nominata la capitale italiana per la cultura rispettivamente per il 2016 e per il 2017.

Campagna fotografica per la candidatura di Lecce Capitale Europea 2019
Campagna fotografica per la candidatura di Lecce Capitale Europea 2019

L’iniziativa del Governo pubblicata sul sito web del Ministero il 12 febbraio scorso nasce sull’onda del processo di selezione della Capitale europea della cultura 2019. Il bando indica espressamente che l’impulso a tradurre in iniziativa nazionale l’iniziativa europea nasce dal successo straordinario del processo di selezione della Capitale europea della cultura 2019. Da qui l’iniziativa di selezionare ogni anno la “capitale italiana della cultura” per – sono parole del bando – “sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”. Nella stessa direzione si colloca la decisione per il 2015 – prima applicazione del provvedimento – di conferire il titolo ex aequo alle cinque finaliste del bando per la Capitale europea della cultura 2019 (Lecce, Siena, Cagliari, Perugia-Assisi e Ravenna) per non disperdere l’impegno profuso nella candidatura.
Le città che intendono candidarsi dovranno inviare entro il 31 marzo una domanda a firma del sindaco, corredata da un primo dossier contenente il programma delle attività culturali previste per l’intero arco temporale di un anno solare. Entro il 30 aprile una giuria selezionerà un massimo di dieci progetti finalisti, che verranno chiamati a presentare un secondo, dettagliato e approfondito dossier di candidatura entro il 30 giugno. Tra questi la giuria proporrà al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo due città capitali italiane della cultura (per il 2016 e il 2017), che godranno ciascuna di un finanziamento fino a un milione di euro per la realizzazione delle attività.

Pavimento del Duomo di Siena
Pavimento del Duomo di Siena

Il Ministero indica che gli obiettivi del bando sono in linea con l’azione europea, ma in realtà, già a una prima lettura, risultano diversi. Per il Ministero si tratta di stimolare una cultura della progettazione integrata e della pianificazione strategica, di sollecitare le città e i territori a considerare lo sviluppo culturale quale paradigma del proprio progresso economico e di una maggiore coesione sociale, di valorizzare i beni culturali e paesaggistici, di migliorare i servizi rivolti ai turisti, di sviluppare le industrie culturali e creative, di favorire processi di rigenerazione e riqualificazione urbana. Per il Parlamento UE invece si tratta di promuovere la cooperazione tra operatori culturali, artisti e città degli Stati membri interessati e di altri Stati membri in qualsiasi settore culturale, di valorizzare la ricchezza della diversità culturale in Europa, di evidenziare gli aspetti comuni delle culture europee, di promuovere la partecipazione degli abitanti della città e del suo circondario e suscitare il loro interesse, come pure quello dei cittadini provenienti dall’estero, di essere sostenibile e costituire parte integrante dello sviluppo culturale e sociale a lungo termine della città.
Si tratta quindi di un’idea di cultura che, nel caso europeo, coincide con la capacità di stimolare la vita dei cittadini europei e al tempo stesso le occasioni di interscambio tra artisti, professionisti e operatori culturali; mentre nel panorama nazionale la cultura assume valore in quanto (principalmente?) combustibile per le attività turistiche e/o commerciali.

Otello a Ravenna (2013)
Otello a Ravenna (2013)

Il contenuto obbligatorio del primo dossier di candidatura da presentare al Mibact evidenzia benissimo questa discrasia, specificando che almeno un progetto di uno o più interventi, tra di loro coordinati e coerenti, dovrà essere finalizzato al: 1. recupero e valorizzazione di beni culturali e paesaggistici; 2. miglioramento dei servizi per l’informazione ai turisti; 3. miglioramento dei servizi per l’accoglienza ai turisti.
Insomma, il premio da un milione di euro è ghiotto e a favore di attività culturali, ma a dirla tutta andrà a incrementare canali un po’ diversi da quelli attivati dall’azione europea.

Claudia Balocchini

www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_802695249.html

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Claudia Balocchini
Claudia Balocchini è avvocato, iscritta all'Ordine degli Avvocati di Firenze dal 2007 è specializzata nel diritto degli enti e delle società, in diritto tributario nonché tutela dei beni culturali e delle opere creative e dell’ingegno. E' consulente per società ed enti no-profit in materia di costituzione e start-up, modifiche statutarie, governance, pianificazione fiscale, tutela dei patrimoni, fundraising e project managing. Dopo un master in diritto tributario a Firenze ed un corso di alta formazione manageriale in campo culturale presso la LUISS a Roma, applica le proprie competenze professionali anche al contesto culturale contemporaneo.