Sicilia: cultura e perdute opportunità

La Sicilia è cultura. La presenza di grandi attrattori culturali, sette “sigilli” Unesco e un quarto del territorio a vario titolo vincolato ne fanno una Regione di grande fascino, sebbene incapace di valorizzare le proprie risorse. L’opinione di Stefano Monti.

La Valle dei Templi di Agrigento

Quale area in ritardo di sviluppo, nell’ultimo ventennio la Sicilia è stata destinataria di una crescente quota di risorse da parte del soggetto comunitario: dai 3,858 milioni di euro della programmazione 2000/2006 si è passati ai 4,319 milioni della programmazione 2007/2014, andando ad assorbire il 31% delle risorse destinate alle Regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Risorse alle quali si vanno ad aggiungere altre linee di finanziamento trasversali.
Risorse che, in una fase di contrazione della spesa pubblica e con un’economia da rilanciare, sono un’opportunità alla quale dobbiamo purtroppo associare l’aggettivo ‘perdute’.
È evidente l’incapacità della pubblica amministrazione di progettare e utilizzare queste risorse, solo parzialmente attenuata dalla richiesta di cofinanziamento degli interventi e aggravata da gravi irregolarità. I ritardi accumulati sono tali che nel 2011 è stato necessario un intervento del governo centrale per imprimere un’accelerazione dei programmi cofinanziati, con l’approvazione del Piano d’Azione e Coesione.

Etna
Etna

I comparti in cui l’amministrazione regionale ha tardato maggiormente? Cultura e turismo, come si legge in un aggiornamento del DPS pubblicato il 30 gennaio 2013, secondo cui il capitolo Attrattori culturali, naturali e turismo è “l’unico dei 52 programmi operativi in Italia che […] non ha raggiunto gli obiettivi fissati”, tanto da necessitare un ripensamento. Le conseguenze?
Il rischio di dover restituire risorse all’Unione Europea (circa 600 milioni di euro, come denunciato a luglio da un accorato appello della sezione regionale dell’ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili) e, soprattutto, opportunità perdute per il territorio.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #21

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.