Epicentro Maddalena

Nell’Italia degli ultimi vent’anni, che pure ha visto un sensibile arretramento del comparto produttivo, si è assistito a uno straordinario boom nel settore della produzione di rovine. Rovine morali e mentali innanzitutto, fatte di annientamento del pensiero a colpi di tubo catodico, corruzione, volgarità. Ma anche rovine tangibili.

Il G8 fantasma alla Maddalena

Il boom italiano nel settore della produzione di rovine ha il suo apice a L’Aquila; rovine non certo prodotte artificialmente, ma che solo grazie alla premura umana sono giunte intatte fino a noi. Dovute in toto all’uomo, e anzi a certi ben precisi uomini, sono invece altre rovine, a quelle aquilane intimamente legate: le lussuose strutture approntate dalla cricca (per soli quattro o cinquecento milioni) alla Maddalena, in vista del G8 del 2009 trasferito all’Aquila all’ultimo momento.
Rovine nate praticamente come tali, poiché non hanno mai assolto nessun altra funzione; nate come conseguenza della decisione di trasferire il consesso dei potenti tra altre rovine; frutto indiretto di un terremoto che, in maniera inedita, ha provocato macerie non solo nell’area che ha colpito, ma anche a molti chilometri di distanza.

L'Aquila
L’Aquila

Ora le bianche architetture se ne stanno lì nel vento e nel silenzio, circondate dal mare; senza clamore la natura se le riprende, rompendo vetri e macchiando di ruggine il loro candore già immacolato. L’ex arsenale della Maddalena può così andare ad aggiungersi alla lunga lista di rovine sarde, che si apre coi nuraghi. E può soprattutto rappresentare, nel suo contrasto tra lusso e decadenza, un monumento perfetto all’Italia a cavallo tra due millenni; anzi, pensando al G8, un monumento al ruolo sempre più marginale che il Paese è venuto a ricoprire sullo scacchiere mondiale, e alle imbarazzanti performance estere del suo capo, sempre pronto tuttavia ad atteggiarsi a mago della diplomazia.
E siamo a una manciata di chilometri da quella Caprera che fu l’ultima dimora dell’Eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #16

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.
  • Oreste

    L’articolo invoca un messaggio drammatico per un bilancio socio-politico annuale e non solo che tocca NOI tanti dove quei pochi hanno invece sguazzato nel tornaconto personale bieco, spudorato della classe dirigente oggi in questo nostro paese. Fin qui pare sia oramai tutto normale, assuefatti dalla quotidianità e dalla routine del modello al “potente tutto è dovuto” – siamo tornati al medio evo quello allucinante e becero dell’assenza dei diritti umani. Più di tutto però sorprende che anche i CREATIVI abbiano ammainato la bandiera della libera espressività, fuori dagli schemi dei potenti (vedi appunto l’architettura alla Maddalena). Ecco il vero dramma, manca la voglia etica-morale di esprimere la propria Arte ma legarla ancora una volta a chi ti offre spettacolarità, vetrina d’immagine indipendentemente dal contesto in cui l’Opera si collocherà o danneggerà quell’ambiente che è patrimonio di tutti. Come possiamo pensare che questo modello diventi CULTURA e invidiata per essere osservata e visitata da tanti? Stiamo perdendo un’identità costruita con tanta personalità di cui l’Arte, la Cultura, l’Artigianato ci hanno caratterizzato.