Brain Dran. Parola a Elisa Tosoni

È partita da Milano, ma prima di arrivare a Zurigo – ed è ancora una tappa del viaggio – è passata prima da Londra e poi dalla Scandinavia. Vero e proprio cervello globetrotter, Elisa Tosoni è una curatrice indipendente dalla solida formazione universitaria.

Elisa Tosoni, Zurigo, maggio 2013 - photo Elisa Tosoni

Perché la Norvegia?
La chiamata per una residenza di due mesi, finanziata, presso il Nordisk kunstnarsenter Dalsåsen è stata una bella sorpresa, perché sono stata selezionata su 690 candidati! Con me in residenza, altri cinque fra artisti e designer provenienti da Oslo, Bergen, Amburgo e Vancouver, ospiti del centro disegnato da Haga & Grov a metà Anni Novanta, sul Sunnfjord. Attualmente sono invece in residenza a Zurigo. A settembre tornerò per qualche giorno a Dale per parlare di migrazione artistica in un simposio a NkD, su invito del Sogn og Fjordane Museum of Fine Art.

Cosa hai fatto lì?
In una località così remota non si punta sul networking ma sulla sinergia di gruppo. Ho abbozzato una ricerca sulla videoarte norvegese e aperto un blog, fra il diario di viaggio e lo spazio di critica. Ho cercato di comprendere il sistema norvegese, che valorizza le istituzioni e al contempo investe molto su artisti e curatori indipendenti, sostiene i project space, la ricerca e le residenze sul territorio. Il contatto con questa best practice, in un’Europa che taglia fondi invocando l’austerity, mi procura frustrazione ma anche speranza.

Come si vive la cultura in Scandinavia?
In Norvegia e Svezia il tempo libero è sacro e persino per gli operatori culturali è raro lo “straordinario”. I pubblici sono eterogenei per età, ceto e interessi e l’arte contemporanea o l’andar per mostre non è qualcosa di elitario. I media invece seguono poco il dibattito culturale. Nelle istituzioni di arte contemporanea, educational, programmazione e outreach sono ancora datati rispetto agli omologhi nel Regno Unito.

Nordisk kunstnarsenter Dalsåsen
Nordisk kunstnarsenter Dalsåsen

Come si formano i curatori?
In Svezia l‘offerta va dall’International Master Programme in Curating Art with Management and Law presso la Stockholm University, che ho frequentato, a Curatorlab al Konstfack. In Norvegia c’è il master in Creative Curating alla Bergen Academy of Art and Design.

Quali le opportunità?
Per la Svezia, il MAE eroga due borse di 8 mesi, aperte anche ad artisti ma spesso assegnate a profili scientifici, o PhD e post-doc. Segue l’Istituto Lerici, con borse per periodi di ricerca culturale con partner istituzionali svedesi. I PhD artistici, ottimi al Royal Institute of Arts, sono stipendiati e durano 3-4 anni. Dopo tre anni come residente, lo studente straniero fruisce di agevolazioni come fosse svedese. Il principale ente erogatore per artisti è la Swedish Arts Grants Committee, di cui fa parte la residenza internazionale IASPIS, dove ho lavorato: solo il 25% delle domande pervenute però ottiene fondi. Una cosa interessante è che la curatela indipendente non è riconosciuta a livello sistemico e non dispone di supporti, i freelance sono rari e spesso ripiegano su altre fonti di reddito. Le politiche conservatrici hanno indebolito gli artist run spaces e costretto i musei a negare fee agli artisti, nonostante le pressioni sindacali. Sono scarse le azioni private. Al contrario, in Norvegia i curatori accedono agli stessi fondi degli artisti e gli artist run spaces fioriscono con erogazioni triennali.

Perché hai lasciato l’Italia?
A causa della frustrazione partii nel 2004 per studiare Fine Art alla University of East London. Dopo un paio d’anni di lavoro in Italia, ho fatto di nuovo le valigie nel 2010, alla volta di Stoccolma, dove la formazione è gratuita. Quest’anno, oltre a Dale e Zurigo, sarei stata invitata da altre due residenze, in Svezia e Sud Corea, ma non trovo finanziamenti: come curatrice italiana ho già battuto tutte le piste disponibili. Quindi cerco un lavoro, ma mi rimane il sogno di aprire una residenza artistica.

Soluzioni per il sistema italiano?
L’ideale sarebbe un sistema culturale ibrido, che introduca best practice di stampo scandinavo e anglosassone. Utopia!

oneyearofcuratorialresidencies.wordpress.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

CONDIVIDI
Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.