Brain Drain. Parola a Stefano Mazzoni

Da Milano a Cracovia: è l’itinerario seguito da Stefano Mazzoni, uno dei nostri corrispondenti dalla Polonia. Anche lui parte di quella “fuga di cervelli” che non accenna ad arrestarsi.

Stefano Mazzoni - photo Krzystof Racon

Perché la Polonia?
Come molti dei miei connazionali, quella di vivere in Polonia è stata una scelta di cuore, ma grazie alla mia compagna è nato anche l’interesse per la cultura di questo Paese, con la scoperta di due artisti contemporanei “classici” di cui avrei voluto approfondire l’opera: Władisław Hasior, il Rauschenberg polacco, e Jerzy Nowosielski, pittore e teologo, innovatore della pittura d’icona.

Che cosa è cambiato dalla vita in Italia?
Per certi versi, sono tornato studente e man mano che ho preso confidenza con la lingua si è spalancato di fronte a me un orizzonte culturale sempre più grande. Arte, cinema, teatro, letteratura: il soggiorno in Polonia è diventato un’occasione continua di approfondimento, a doppia uscita, tanto nel contemporaneo quanto nel suo passato.

Hai fruito di agevolazioni per expat oppure opportunità di studio, sostegno economico per praticare la professione di curatore? Strutture accademiche o istituzioni culturali? Fondi europei. Nazionali?
Inizialmente ho potuto svolgere un periodo di studio presso l’Università Jagiellonica di Cracovia grazie a una borsa di studio del governo polacco. Si trattava di un progetto di ricerca sui due artisti che ho citato precedentemente, ma non finalizzato a una curatela.

Interno della chiesa di rito greco-cattolico  di Bialy Bor, progettata e affrescata da Jerzy Nowosielski
Interno della chiesa di rito greco-cattolico di Bialy Bor, progettata e affrescata da Jerzy Nowosielski

Dove lavori prevalentemente?
Ho collaborato con alcune istituzioni pubbliche e con qualche realtà privata. Tra queste, la collaborazione più assidua è stata quella con l’Istituto Italiano di Cultura, grazie alla fiducia e alla disponibilità del precedente direttore, Clara Celati. Alcune collaborazioni sono nate per caso, come quella con il WRO Art Center di Wroclaw, che mi ha chiamato a partecipare alla giuria della scorsa edizione della WRO Biennial dopo che ne avevo intervistato il direttore Piotr Krajewski.

Riscontri differenze con l’Italia? Quali le politiche culturali polacche? Investono nella cultura?
La differenza principale rispetto all’Italia sta nel segno positivo che hanno gli investimenti in cultura. Buona parte dei fondi europei per lo sviluppo regionale vanno alla realizzazione di spazi per la cultura. A Cracovia è particolarmente intenso il ritmo di inaugurazioni di nuovi spazi per il teatro, nuovi musei storici, nuovi spazi per l’arte. Ma praticamente ovunque sono stati costruiti nuovi teatri, filarmoniche, musei storici, d’arte. E si dice che sia pronta una nuova infornata di centri per la divulgazione scientifica a partire dal 2020. Dal 2004 si è avviato un programma nazionale di promozione dell’arte contemporanea, con un massiccio programma dedicato alla realizzazione di collezioni regionali, di nuovi spazi per l’arte, di programmi educativi e di promozione dell’arte polacca all’estero. Ma l’azione istituzionale sembra rispondere anche alla capacità di organizzazione degli operatori della cultura. Il caso del movimento Obywatele Kultury ha fatto scuola, riuscendo ad aumentare l’investimento in cultura alla soglia simbolica dell’1% del PIL. E tutto questo contribuisce a far respirare una salutare aria di cambiamento.

Guardi i colleghi in Italia e quali sono tue riflessioni?
Nonostante i grandi investimenti in cultura, sussistono anche difficoltà, come ha evidenziato l’Obywatelskie Forum Sztuki Współczesnej, che ha raccolto trasversalmente curatori, direttori di museo, artisti, tutti uniti nel pretendere maggiore riconoscimento e agevolazioni fiscali, sanitarie o previdenziali per gli artisti.
L’Italia per molti versi si trova ancora in una posizione di vantaggio, certo la percezione di sé è anche il prodotto di una proiezione sul futuro e della possibilità di accettare o meno di fare qualche passo indietro per poter andare avanti. Un sostegno più forte sarebbe importante. Magari anche cercando di promuovere mostre e opere di artisti italiani nelle collezioni dei nuovi musei d’arte contemporanea che si stanno costruendo in Polonia, dove per ora, se non sbaglio, l’Italia è del tutto assente.

Wladislaw Hasior
Wladislaw Hasior

Se metti a confronto sistemi arte italiano e polacco, quali i tratti salienti?
La differenza più evidente riguarda il mercato dell’arte, che in Polonia è in fase di crescita ma sicuramente non è paragonabile al sistema italiano. A parte Varsavia, dove si sta sviluppando una rete di gallerie piuttosto solida, nelle altre città, Cracovia compresa, si tratta di esperienze puntuali. Tutto ciò ha però anche un effetto positivo, nella grande capacità di auto-organizzazione da parte degli artisti, spesso in grado di realizzare interessanti mostre anche a costo zero (come nelle tre edizioni del No Budget Show organizzato da Robert Kusmirowski). Trovo, inoltre, che ci sia molta preparazione e senso critico nel pubblico dell’arte contemporanea. E mi sembra che ci sia più consapevolezza del proprio ruolo sociale. Qualche settimana fa, il Museo d’arte contemporanea di Varsavia ha presentato la propria collezione con una mostra dal titolo Jaka Sztuka dziś, taka Polska jutro, Come l’arte di oggi sarà la Polonia di domani. Si tratta in parte di una provocazione, ma esprime anche una speranza, su cui le istituzioni di Varsavia stanno lavorando con convinzione. Non so se una frase del genere potrebbe avere lo stesso valore in Italia.

Quali sono i luoghi dove ti aggiorni? Chi frequenti? Cosa leggi?
Frequento gallerie private, musei e centri d’arte contemporanea e cerco di intercettare il più possibile gli eventi di spazi indipendenti o anche più effimeri  che organizzano gli artisti più giovani. Viaggio il più possibile, nonostante non sia sempre agevole spostarsi rapidamente da città a città. Le riviste polacche che preferisco sono Krytyka Polityczna e la webzine Obieg.pl. Talvolta leggo anche Art&Business. Ho molto apprezzato inoltre la tv digitale del Castello Ujazdowski, che permette di seguire a distanza molti degli eventi che vengono organizzati nel CSW diretto da Fabio Cavallucci.

Neve Mazzoleni

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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni ha una laurea in Lettere Moderne - Storia e Critica delle Arti conseguita all'Università degli Studi di Milano, un master in Management of Art and Culture della Trentino School of Management e un master in Social Innovation, Social Business & Project Innovation (MES) di ASVI Social change. Dal 2006 lavora per UniCredit come art manager e curatrice della collezione corporate. Scrive per il Giornale delle Fondazioni, Arte&Impresa, CheFare. Ha scritto per Fizz, Tafter e Doppiozero. È iscritta alla seconda laurea in Filosofia all'Università degli Studi di Milano.