Le vette dell’arte

Cime aguzze, paesini, sport, abbondanti libagioni: fra le tante immagini che evoca la montagna, l’arte non figura certo ai primi posti. Ma siamo in Italia, dove l’arte “infesta” persino gli angoli più sperduti. E allora occorre rimettere ordine nella classifica.

Castello Gamba - Châtillon

Il discorso vale anche per le Alpi, che pure nella loro asperità sembrerebbero terreno di coltura poco favorevole alle testimonianze artistiche. E invece, lungo tutto l’arco alpino, si dispiega una meravigliosa galleria di capolavori e di luoghi carichi di storia, impressionante per la completezza con cui tutti i periodi, dalla preistoria all’età contemporanea, sono rappresentati. Creazioni in cui dialogano culture figurative e architettoniche diverse, in cui si mescolano elementi che provengono dai due versanti della catena; più che barriera o, per dirla con Petrarca, “schermo […] tra noi et la tedesca rabbia”, le Alpi sembrano avere paradossalmente agevolato l’incontro.
Le valli sono state i crogiuoli in cui non solo sono stati recepiti e fusi gli stimoli esterni, ma in cui sono stati elaborati nuovi linguaggi ed espressioni originali, che da lì hanno intrapreso il cammino alla volta di pianure e città, secondo dinamiche che ci restituiscono un quadro sorprendente della “geografia artistica” delle diverse epoche.

Le rovine romane di Aosta
Le rovine romane di Aosta

Qualche “pezzo” dello sterminato museo alpino? Le rovine romane di Aosta, il raffinatissimo gotico delle sale affrescate nei castelli e delle oreficerie (al quale fu dedicata, nel 2002, una bella e ampia mostra tridentina, Il Gotico nelle Alpi 1350-1450), per il Rinascimento la stupefacente parata di statue bronzee del sepolcro di Massimiliano I nella Hofkirche di Innsbruck (sia consentito un piccolo sconfinamento!). E al già lungo elenco si continuano ad aggiungere luoghi che fanno delle Alpi un osservatorio privilegiato per conoscere la produzione artistica novecentesca e contemporanea: dal celebrato Mart al Museion bolzanino, all’ultimo nato, il Castello Gamba, non lontano da Aosta.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #12

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 è coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.