Brain Drain. Parola a Valentina Riccardi

Project manager dell’ASEF – Asia-Europe Foundation, Valentina Riccardi è passata da Roma a Singapore. In questa intervista ci racconta il suo percorso e come è visto il nostro Paese in Estremo Oriente.

Valentina Riccardi

Perché Singapore?
Ci sono arrivata per frequentare il master internazionale di Art Business di Sotheby’s nel 2008, dopo un periodo di ricerca di nuove esperienze in Europa. Quell’anno si apriva l’edizione di Singapore. Non conoscevo nulla dell’Asia e quella mi è sembrata un’ottima opportunità per aprire i miei orizzonti. Ho viaggiato in Malesia, Indocina, Cina, sviluppando le mie conoscenze delle industrie creative locali. A Roma mi sono occupata di progettazione culturale a livello europeo per Monti&Taft. Quando ho fatto il master ero l’unica italiana e addirittura l’unica europea! L’80% erano asiatici.

Come hai cominciato in Asef?
Il master è durato un anno e mezzo, nel quale ho approfondito le mie conoscenze di arte e mercati contemporanei asiatici. L’Asef aveva una posizione aperta perfettamente in linea con la mia esperienza lavorativa e di studi. Primo requisito è essere cittadino di uno dei Paesi che fanno parte dell’Asef. Secondo avere un master. Infine mi hanno chiesto un report scritto nel quale analizzare un progetto che ho realizzato in tutti I suoi aspetti concreti. Poi sono seguite tre interviste: una a master concluso, le altre a distanza per telefono. Ho avuto la conferma a dicembre e a gennaio ho cominciato a lavorare. Sono stata fortunata: sono arrivata al posto giusto nel momento giusto.

A Singapore l’inserimento nel mondo del lavoro è trasparente?
Diciamo che, per le dimensioni ridotte del Paese e per la sua giovane storia politica – è indipendente solo dal 1965 – ha investito tutto per attrarre capitali qui, anche perché non dispone di altre risorse. Negli ultimi quarant’anni è cresciuto esponenzialmente, offrendo lavoro in grande disponibilità. All’invio di un curriculum ricevi una risposta. In Italia nessuno risponde. C’è poca offerta.

Valentina Riccardi al the Singapore Writers Festival – ottobre 2012

Come si sviluppa il settore culturale a Singapore?
Si sta sviluppando enormemente negli ultimi anni. Il Paese è ricchissimo: dopo anni di investimenti nel business, l’attenzione torna alla cultura locale. Presiede tutto il governo centrale, ma diversamente dall’Europa, la cultura non è valore identitario e sociale, ma piuttosto strumento economico. Esiste un patto implicito fra governo e cittadini per cui il primo garantisce la crescita economica a scapito della democrazia. Il governo vuole cercare di guadagnare sullo sviluppo culturale, offrendo l’immagine di Singapore come hub creativo in questa area dell’estremo Oriente, in virtù della stabilità economica e le tasse basse. Il contraltare è la giovinezza del Paese: l’arte contemporanea locale è a uno stadio primordiale, in cui lo sviluppo spontaneo delle arti è pilotato.

Quali sono le politiche culturali, le strategie, gli assi portanti?
Ci sono attori sostanzialmente pubblici, che delegano a società pubblico/private la gestione di diverse sedi: è in corso un enorme progetto di riconversione di vecchie caserme militari, oppure una campagna per la preservazione delle tradizionali shop house. Le politiche sono ben definite con un bottom-down approach, con una marginale consultazione delle comunità locali. Stabiliscono un piano di sviluppo di solito a cinque anni, con linee ben precise, dove la cultura deve produrre Pil. Singapore è spinta al primato nell’area, anche se i contenuti offerti sono superficiali.

Ti manca l’Italia sotto un punto di vista professionale?
Purtroppo no. È triste da dire. Amo il mio Paese e trovo che abbia potenzialità incredibili, ma non mi manca nulla del suo mondo del lavoro. A Singapore c’è un contesto internazionale, aperto, dinamico e giovane, con processi trasparenti. Ci sono opportunità di crescita concrete sia in termini di responsabilità che di stipendio.

Valentina Riccardi al lancio di 10Lessons in Film – settembre 2012

Senti l’esigenza di costruire ponti progettuali con l’Italia?
Con Asef voglio coinvolgere l’Italia, anche perché è molto assente nella cooperazione culturale con l’Asia.

Perché?
Mancanza di interesse delle istituzioni pubbliche nel cooperare al di là dell’Europa. L’Asef è una fondazione che eroga fondi non per via diretta, ma costruendo partenariati e progettazione in 49 Paesi fra i due continenti: molte piccole realtà italiane vorrebbero lavorare con noi, ma non ne hanno la forza, mentre il governo italiano non contribuisce più con una sua quota. Facciamo fatica a sviluppare progetti. Tutt’altro accade in Asia, perché il continente ha necessità di organizzazioni come l’Asef per creare sinergia e ponti con l’Europa.

Come è vista l’Italia a Singapore?
Attraverso gli stereotipi: brand di lusso della moda, grandi macchine, il carboidrato nazionale. Non arriva fino a qui la profondità e il valore della storia e del nostro patrimonio. Dovremmo lavorare molto di più sull’immagine che esportiamo.

Neve Mazzoleni

www.asef.org
www.culture360.org

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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.