Brain Drain. Parola a Stefania Migliorati

Una nuova rubrica per capire perché con la cultura si mangia solo fuori dall’Italia. Profili diversi nei cinque continenti a lingua sciolta, per capire dove il Belpaese stenta a costruire futuro. Voci e testimonianze concrete di professionisti culturali rinati all’estero.

Stefania Migliorati

Perché hai lasciato Milano?
Mi sembrava di essere in un vicolo cieco. La scena artistica assomigliava a un serpente che si mangia la coda: difficile sostenere un affitto, il lavoro fatto anche di produzione, l’auto-affermazione nel circuito delle gallerie milanesi.

Perché hai scelto Berlino?
Perché ha un mercato immobiliare più accessibile, una politica di sostegni generosa, un network di realtà culturali che ti permettono di mantenerti con il tuo lavoro. C’è spazio per tutti, in senso fisico e mentale. Una libertà raramente percepita a Milano.

Cosa manca a un artista professionista in Italia?
Nel nostro Paese non sanno definire cosa sia un artista: la dimostrazione sta nel fatto che non esiste un profilo fiscale adeguato o la categoria professionale… Per non parlare di contrattualistica. Normalmente ti chiedono: “Come fai a mantenerti? Qual è il tuo secondo lavoro?”. Mancano enti che ci rappresentino.

Walk with Maria Mitsopoulou, Berlino, photo Stefania Migliorati

Perché è meglio Berlino?
La Künstelersozialkasse eroga servizi di sostegno economico, consulenza e informazioni. La società per i diritti d’autore, VG Bild-Kust, a fianco della gestione delle royalty per gli autori, eroga anche molti servizi legali di consulenza, soprattutto per la contrattualistica. Poi c’è la BBK – The Professional Association of Berlin Artists, che offre numerosi servizi, fra cui workshop tecnici su questioni fiscali o amministrative. Concede ai soci il prestito dei laboratori attrezzati dove gli artisti possono lavorare temporaneamente.

E i privati?
Sono molti i collettivi auto-gestiti che fanno di Berlino la capitale degli artists run space, Ad esempio la Berlinerpool, network di curatori, artisti e associazioni d’arte, oppure UQBAR. E poi Kulturkreis, l’ente che gestisce donazioni e sponsorizzazioni da parte delle aziende, destinandole a giovani talenti emergenti.

Come fai network a Berlino?
All’inizio ho contattato i connazionali. Da lì si comincia a conoscere il network locale, andando alle vernici, agli incontri… Esiste un mercato nel mercato berlinese, dove si lavora con le stesse gallerie, magari compatriote: del resto molte hanno aperto qui poiché le condizioni sono più favorevoli. Gli artisti italiani vengono qui perché costa meno la produzione: creiamo qui, vendiamo fuori. Difficile è entrare in contatto con le gallerie tedesche: vista l’altissima presenza di artisti internazionali, sono estremamente selettive.

Neve Mazzoleni

www.stefaniamigliorati.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.