Verona, tra spettacolo e ricerca

Per chi sia interessato all’evoluzione del panorama espositivo italiano, Verona rappresenta un case study molto interessante e, a tratti, persino divertente. Negli ultimi anni è successo di tutto, tra mostre saltate all’ultimo momento e polemiche feroci, nelle quali più che d’arte e di cultura si è dibattuto di denaro.

San Pietro in Monastero - Verona

Nel 2008 Marco Goldin siglava un accordo che prevedeva un poker di mostre da allestire a Verona (meravigliosamente goldiniano il titolo della seconda: Da Tutankhamen a Monet). Ma ecco che, a poche settimane dall’apertura della prima rassegna, costituita da una carrellata di capolavori del Louvre, tutto andò a monte (ufficialmente per questioni legate alla sicurezza delle opere). Più recentemente, un altro annullamento in extremis: la mostra di Miró, che doveva aprire i battenti il 22 giugno 2012, è stata soppressa per divergenze tra gli organizzatori e l’amministrazione comunale. Sconforto tra i veronesi: ma siamo sicuri che la cittadinanza avesse proprio bisogno di questa rassegna ‘chiavi in mano’, che da anni la Fundació Miró manda in giro per il mondo, con lievi modifiche di volta in volta?
Di fronte all’assedio delle mostre blockbuster, la resistenza dei guerriglieri scaligeri, asserragliati nelle istituzioni pubbliche, è coriacea. La tradizione delle mostre legate al territorio, realizzate con energie locali e non calate dall’alto, continua a dare preziosi frutti, come dimostrano la grande e splendida rassegna sul Settecento veronese (2011/12) e quella più raccolta sulle sculture trecentesche restaurate, allestita nei suggestivi spazi della chiesa di San Pietro in Monastero (2012).

Marco Goldin

Ma nuove nubi di capolavori si addensano sulla città. Uscito dalla porta, il Goldin boy del mostrificio italico è rientrato dalla finestra: il 2 febbraio 2013 aprirà al Palazzo della Gran Guardia Da Botticelli a Matisse. Volti e figure. Alle solite perplessità se ne unisce un’altra: la mostra sarà la seconda tappa, con qualche variazione, di un evento che prima sarà allestito, dal 6 ottobre al 20 gennaio, non a Pechino o a Timbuctù, ma… a Vicenza, a una manciata di chilometri da Verona. Staremo a vedere se si tratterà dell’ennesimo successo. A meno che anche questa volta, ahinoi, non salti tutto all’ultimo momento.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 è coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.