La Festa del Cinema di Roma celebra Gregory Peck nel centenario della nascita

Dopo il tappeto rosso a via Condotti, e la proiezione di Vacanze Romane a Piazza di Spagna, continua l’omaggio a Gregory Peck. La Festa del Cinema lo celebra con un documentario

Le celebrazioni per Gregory Peck a Roma - foto Lucilla Loiotile
Le celebrazioni per Gregory Peck a Roma - foto Lucilla Loiotile

Seduti su due poltrone della terrazza della Casa del Cinema di Villa Borghese, Cecilia ed Anthony Peck ricordano la sensazione provata ieri, durante la proiezione di Vacanze Romane ai piedi di Trinità dei Monti. Il film girato a Roma nel 1953 è tornato nei suoi luoghi, con l’effetto di una video installazione: ogni singola scena fa ormai parte di un tessuto immaginifico, ed entrato nel regno delle icone travalica per questo la necessità narrativa. Bastava passare davanti lo schermo, cogliere una inquadratura, un primo piano, per capire, riconoscere, e continuare la passeggiata tra gli splendori del centro storico. Immagini che si sommano ad immagini, stratificando una memoria mitica che è prerogativa stessa di Roma. Cecilia dice che vedere il padre e Audrey Hepburn sullo schermo le ha dato la sensazione assolutamente reale di avere entrambi vicini. Anthony invece interpreta come un segno che esattamente nell’ora prevista della proiezione abbia finito di piovere e il cielo si sia schiarito. I due figli di Gregory Peck si trovano a Roma per presentare un documentario prodotto dalla stessa Cecilia, in occasione del centenario della nascita del padre.

IL DOCUMENTARIO SU PECK
A Conversation with Gregory Peck è un documento intimo e sentito, per nulla enfatico, che raccoglie materiali d’archivio, molti dei quali quasi amatoriali. La conversazione a cui il titolo fa riferimento è l’incontro che Gregory Peck tenne in un teatro di Boston. Peck era sul palco, seduto su una sedia, il pubblico gli poneva domande, senza il filtro di critici o addetti ai lavori. La sala della Casa del Cinema in più momenti è sembrata quella platea, in una straniante illusione spazio temporale. Antonio Monda, nell’introdurre il documentario, ha individuato proprio nella sfida continua al personaggio che in modo naturale la persona di Peck suggeriva -un uomo integro, bello e intelligente- i motivi della sua grandezza attoriale. La capacità cioè di far vivere sullo schermo le parti ombra della sua psiche, dimostrando così di essere un uomo risolto, e non solo buono e onesto. Un critico ha detto una volta che in Gregory Peck sono presenti le parti migliori di ognuno di noi, ma sarebbe più esatto dire che sullo schermo Peck incarna l’uomo completo. Forse perché lo era veramente.

– Mariagrazia Pontorno

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