Joan Mirò non si vende. Il Portogallo non aliena all’asta la sua collezione. La espone a Porto

Il Primo Ministro Antonio Costa mette la parola fine all’ipotesi di alienare gli 85 dipinti per tamponare il dissesto finanziario portoghese

Planas Montaya, Miró all’interno dello studio Son Boter
Planas Montaya, Miró all’interno dello studio Son Boter

La sola sequenza dei titoli dei tre articoli che Artribune ha dedicato alla questione basta a dare una misura dell’incertezza quasi schizofrenica che l’ha dominata: “Cresce il malcontento contro il Portogallo che vende i suoi Mirò”, il 3 febbraio 2014. “Vince il popolo portoghese. Christie’s annulla l’asta degli 85 Mirò dello Stato”, il 5 febbraio 2014. “Come non detto: i Mirò dello Stato portoghese si vendono”, il 26 febbraio dello stesso mese. E c’è anche da comprendere, l’incertezza: si sarebbe trattato della prima volta nella storia in cui uno Stato decide di vendere una importante collezione d’arte contemporanea, per tentare di arginare una crisi finanziaria – con conseguente debito pubblico fuori controllo – tra le più gravi d’Europa. Un precedente per certi versi omologo è quello notissimo di Detroit: ma in quel caso era il Comune della metropoli statunitense ad essere attanagliato dai debiti, e intenzionato ad alienare la raccolta del celebre Detroit Institute of Art, sciagurato progetto per fortuna in breve rientrato.

VALORE DI 30 MILIONI DI STERLINE
In questo caso la vicenda l’avete intuita dai titoli citati sopra: l’ipotesi di messa in vendita da parte del Governo del Portogallo di un’impressionante raccolta di opere di Joan Mirò dal valore di 30 milioni di sterline, originariamente di proprietà del Banco Portugues de Negocios, banca confiscata dallo Stato nel 2008. Con un’asta prima fissata presso Christie’s di Londra, poi annullata il giorno stesso in cui doveva tenersi, e poi ancora ipotizzata per una data futura, sempre nel 2014. Sempre scatenando furiose proteste popolari. Si tratta di 85 opere che coprono sette decenni dell’attività del grande artista spagnolo, acquistate dal Banco da una collezione privata giapponese tra il 2003 e il 2006.

IL PRESIDENTE COSTA NON CI STA
Perché sopra ne parlavamo al passato? Perché pare proprio che la parola fine sull’incresciosa questione sia stata messa. Il Primo Ministro Antonio Costa ha infatti annunciato nei giorni scorsi che il governo ha “finalmente deciso di mantenere al patrimonio pubblico la famosa collezione di Miró, destinata ad essere conservata nella città di Porto“. Non è, tuttavia, ancora chiaro se la raccolta rimarrà integralmente allo Stato o possa essere venduta a collezionisti privati, i quali però, secondo un funzionario del governo, dovrebbero comunque accettare di conservarla a Porto. Intanto i dipinti sono in mostra per la prima volta al Museo Serralves di Porto, nell’ambito della mostra Joan Miró: Rilevanza e Metamorfosi, aperta fino al 28 gennaio 2017.

– Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.