La parabola del film amputato. La Mostra del Cinema di Venezia riscopre la pellicola di Mohsen Makhmalbaf

Shabhaye Zayandeh – rood (The Nights of Zayandeh-rood) non arrivò mai nelle sale iraniane, neanche dopo essere stato massacrato dalla censura islamica. Emozione in sala

A volte anche i film sono rifugiati da accogliere e proteggere. Accade con Shabhaye Zayandeh – rood (The Nights of Zayandeh-rood) di Mohsen Makhmalbaf, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia per inaugurare la sezione Classici Restaurati. Più che restaurato, in questo caso si tratta di un film (purtroppo solo in parte) salvato. Che lo stesso regista, presente in sala, ha definito un figlio ritrovato dopo 26 anni, con le braccia amputate ma desideroso di vivere. Un emozionato Alberto Barbera ne ha ricordato le vicissitudini: sottoposto nel 1990 alla censura di 37 dei 100 minuti perché considerato contrario allo spirito della rivoluzione islamica, è stato ugualmente proibito e mai presentato. Alcuni minuti di pellicola sono stati recuperati e montati, ma il film ha diversi momenti privi di audio con in sovrimpressione la scritta “muto a causa della censura”. Proprio tale aspetto lo rende un manifesto ancora più potente in risposta alla violenza della repressione, oltre che uno splendido film d’autore che affronta con delicatezza i temi del la libertà d’espressione e della condizione femminile.

La presentazione di Shabhaye Zayandeh – rood (The Nights of Zayandeh-rood)

La presentazione di Shabhaye Zayandeh – rood (The Nights of Zayandeh-rood)

IMPOSSIBILE SOPPRIMERE IL CINEMA
Qualche ora dopo aver spedito il film, ho ricevuto la seguente mail da Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia: ‘Ho appena finito di vedere il tuo meraviglioso film e sono profondamente commosso! È davvero forte, audace e toccante. Sapere che il film è stato massacrato e ridotto a 63 minuti mi fa impazzire! Posso solo immaginare quanto più grande fosse la versione originale. Voglio senza alcun dubbio presentarlo a Venezia…“, racconta Makhmalbaf. “Dopo aver letto le parole di Alberto Barbera, ho sentito il film rinascere. Mi è tornato in mente quel giorno, così tanti anni fa, quando il leader supremo iraniano aveva mandato qualcuno da me. Il suo messaggero era un uomo del clero (Mullah) ed era lì per minacciarmi di morte. Gli ho risposto: ‘È facile far tacere il regista, ma è impossibile sopprimere il cinema’“.

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Redazione

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