Nasce in Inghilterra il sindacato degli artisti. Dopo tre anni di lavoro arriva il riconoscimento ufficiale

Nasce, nel Regno Unito, un nuovo sindacato: difenderà gli artisti, ma anche gli artigiani. Dopo tre anni di lavoro e un migliaio di iscritti, arriva il riconoscimento ufficiale per l'Artists'Union England

Precari tra i precari, gli artisti non hanno mai avuto altro che le proprie opere per far sentire la propria voce. Ora invece accade che in Inghilterra abbiano anche un sindacato e che questo sia riconosciuto dal Governo locale. È avvenuto negli scorsi giorni con l’Artists’Union England, una associazione di lavoratori che protegge artisti visivi, ma anche gli artigiani. “A differenza di altri lavoratori – si legge nello statement – gli artisti non hanno una voce collettiva in forma di sindacato che li rappresenti, un gruppo di influenza che li difenda. Come sindacato, portato avanti da volontari, abbiamo l’obiettivo di colmare questo vuoto, rappresentando gli artisti nelle decisioni strategiche e influenzando positivamente il valore del ruolo che questi giocano nella società”.

CHI SONO I FIRMATARI
Ma chi sono questi sindacalisti dell’arte? Il gruppo fondatore è composto da Angela Kennedy, Sally Sheinman, Katriona Beales, Theresa Easton, Chris Cudlip, Vanessa Maurice-Williams, Hayley Hare, Margareta Kern, Mary Vettise, Bridget Harvey, Donna Cheshire e Linda Sgoluppi, ognuno di loro ha un ruolo nel mondo della cultura e delle arti applicate. Costoro hanno con costanza portato avanti il progetto a partire da maggio 2013, anno del suo concepimento, stendendo le linee guida e raccogliendo fino a 1000 membri, con il risultato finale del riconoscimento di indipendenza da parte dello Stato, che in Inghilterra garantisce la possibilità di operare come sindacato. La notizia, che ha fatto il giro del mondo, riuscirà a creare movimenti simili anche nel resto d’Europa? In Italia le professioni culturali trovano riconoscimento laddove esistono “gli ordini” o entità simili ai sindacati. Ma mentre scrittori, musicisti e artigiani trovano, seppur con difficoltà, risposte ai loro quesiti professionali, gli artisti (ma anche i critici e i curatori) non hanno un soggetto autorevole che li rappresenti, se non organi morenti come peraltro già invocato da Barilli sulle nostre pagine a proposito dell’AICA. In tema di auto-organizzazione, questo inglese può essere un buon esempio, da seguire con attenzione nella sua evoluzione. Anche se la domanda sorge spontanea, chi controlla i controllori?

http://www.artistsunionengland.org.uk/

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Redazione

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