Ecco il Padiglione delle Arti Applicate del V&A alla Biennale di Architettura di Venezia. E una mostra che anticipa la conferenza ONU Habitat III

Conto alla rovescia iniziato per la Biennale di Architettura di Venezia firmata per questo 2016 dal curatore Alejandro Aravena: oltre ai debutti, già menzionati, di Filippine, Kazakistan, Nigeria, Seychelles e Yemen, altri dettagli emergono sull’esordio in Laguna di un tempio della cultura come il Victoria and Albert Museum di Londra. Uno dei musei più famosi […]

Conto alla rovescia iniziato per la Biennale di Architettura di Venezia firmata per questo 2016 dal curatore Alejandro Aravena: oltre ai debutti, già menzionati, di Filippine, Kazakistan, Nigeria, Seychelles e Yemen, altri dettagli emergono sull’esordio in Laguna di un tempio della cultura come il Victoria and Albert Museum di Londra. Uno dei musei più famosi del mondo sarà presente in forze durante la rassegna veneziana.
Dall’incontro fra l’istituzione inglese e la Biennale nascerà, infatti, il nuovo Padiglione delle Arti Applicate alle Sale d’Armi dell’Arsenale. La Fondazione presieduta da Paolo Baratta trova, dunque, nel V&A- con la sua straordinaria collezione che abbraccia oltre 5000 anni di creatività umana- il partner ideale per dare seguito all’indagine sulle Arti Applicate contemporanee, iniziata lo scorso anno con Digitale – non solo digitale, a cura del designer veneto Aldo Cibic. In continuità con le “battaglie” individuate dal direttore Aravena, il Padiglione affronterà il tema della salvaguardia del patrimonio mondiale dell’umanità.

UNA INDAGINE SULLE ARTI APPLICATE
Nel progetto “A World of Fragile Parts” Brendan Cormier, design curator al V&A, già direttore editoriale della rivista Volume, indagherà come la produzione di copie, dai calchi in gesso delle Cast Courts londinesi, alle nuove tecniche di scansione e produzione, possa contribuire alla conservazione degli artefatti culturali. “Cosa possiamo copiare e come? Qual è il rapporto fra copia e originale in una società che privilegia l’autenticità? E come sarà possibile coordinare efficacemente un tale impegno su scala mondiale e inclusiva?”. Sono queste alcune questioni su cui il team curatoriale – collaborano con Cormier, Danielle Thom e Charlotte Churchill, entrambi del V&A – si soffermerà: interrogativi di urgente attualità, alla luce dei frequenti disastri naturali, dei recenti attacchi terroristici e delle pressanti esigenze del turismo.

BIENNALE OLTRE LA BIENNALE
World of Fragile Parts è uno dei tre interventi speciali della Biennale Architettura 2016. La Sala d’Armi C dell’Arsenale ospita infatti Report from Cities: Conflicts of an Urban Age, una mostra coordinata dal centro LSE Cities della London School of Economics Cities.
Una rassegna che di fatto anticipa Habitat III, la conferenza mondiale, convocato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ogni 20 anni sugli Insediamenti Umani e lo Sviluppo Urbano Sostenibile, in programma dal 17 al 20 ottobre 2016 dalla quale dovrebbe uscire una “nuova agenda urbana” valida per tutti i paesi di riferimento. In questa ottica la mostra curata da Ricky Burdett, con il suo focus sulle trasformazioni avvenute nelle città in due distinti orizzonti temporali diversi – un arco di 25 anni, dagli anni ’90 ad oggi e i 100 anni a cavallo tra XIX-XX secolo –, presenterà nel più vasto panorama della Biennale un approfondimento specifico sull’ambito urbano, fornendo statistiche, parametrici numerici e tratteggiando prospettive per il futuro.
Per centrare l’obiettivo, a finire sotto la lente di ingrandimento sono state 12 città del mondo, la cui velocità in termini di urbanizzazione e di crescita demografica delinea un quadro senza precedenti. È il caso di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, con i suoi 12 milioni di abitanti, dal 1990 è cresciuta del 215%, di Lagos, in Nigeria, con una popolazione che ha raggiunto quota 21 milioni, del 176% dal 1990, ma anche della capitale indiana (Delhi, popolazione 25 milioni, crescita del 164%) e di quella del Bangladesh (Dacca, popolazione 18 milioni, crescita del 166%). L’edificio 36 di Forte Marghera, infine, è la sede di Reporting from Marghera and Other Waterfronts, la mostra con la curatela dell’architetto Stefano Recalcati che a partire dall’analisi di alcuni significativi interventi di rigenerazione urbana dei porti industriali messi a punto nell’ultimo trentennio, intende intraprendere una riflessione trasversale sul tema, sempre caldo, della riconversione produttiva di Porto Marghera.

– Marta Atzeni e Valentina Silvestrini

www.vam.ac.uk

www.labiennale.org/

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Marta Atzeni

Marta Atzeni

Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e…

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