Sarà Cecilia Alemani la curatrice del Padiglione Italia alla prossima Biennale Arte di Venezia. 4 anni dopo che il marito Massimiliano Gioni ha diretto l’edizione 2013

Da New York alla direzione del Padiglione Italia. Non si è fatta aspettare, contrariamente alle previsioni e alla tradizione che caratterizza queste decisioni in suolo italiano, la decisione del Ministero dei Beni Culturali circa il curatore che sarà alla guida del Padiglione nazionale alla prossima Biennale Arti Visive di Venezia. Nel 2017 sarà Cecilia Alemani a […]

Cecilia Alemani - photo Tom Medwell

Da New York alla direzione del Padiglione Italia. Non si è fatta aspettare, contrariamente alle previsioni e alla tradizione che caratterizza queste decisioni in suolo italiano, la decisione del Ministero dei Beni Culturali circa il curatore che sarà alla guida del Padiglione nazionale alla prossima Biennale Arti Visive di Venezia. Nel 2017 sarà Cecilia Alemani a rappresentare il nostro Paese con il suo progetto, del quale non ci sa ancora molto.  Una donna finalmente, la prima dopo Ida Giannelli a non dover condividere lo scettro con un collega maschio come fu per Beatrice Buscaroli, se non in famiglia, dove forma un “dream team” con il marito e collega Massimiliano Gioni. Il Mibact racconta poco delle modalità di selezione e le decisioni che hanno portato alla scelta della Alemani. La quale seguirà la non molto lunga sfilza dei Padiglioni Italia cominciata nel 2007 con la doppia personale di Francesco Vezzoli e Giuseppe Penone, seguita nel 2009 da Beatrice e Buscaroli, che hanno inaugurato la tradizione della mostra collettiva, nel 2011 da Vittorio Sgarbi, con un molto discusso padiglione, nel 2013 da Bartolomeo Pietromarchi, neo direttore del Maxxi e nel 2015 dal giornalista e docente Vincenzo Trione.

UN PERCORSO ECCELLENTE
Si legge nella breve nota che sono stati selezionati dieci nomi, ai quali è stato chiesto un progetto, su cui poi l’ha spuntata la direttrice e capo curatrice di High Line Art, per le sue caratteristiche ambiziose. Sicuramente a premiarla anche il curriculum prestigioso che la vede dal 2014 alla guida del programma di arte pubblica newyorkese, mentre dal 2012 si occupa della sezione no profit di Frieze NY. Ha collaborato inoltre con molte istituzioni internazionali, dalla Tate Modern al Moma Ps1, fino a Palazzo Grassi, in situazioni private e indipendenti. E mentre gli Stati Uniti fanno sapere che sarà Mark Bradford a rappresentare il Paese alla Biennale e la Gran Bretagna sceglie Phyllida Barlow, ancora è ignoto il progetto che ha fatto propendere la bilancia a favore della Alemani. La speranza è che per una volta ci si decida per un artista, così come avviene nel resto del mondo.

www.labiennale.org

  • Whitehouse Blog

    Io avevo proposto ieri di invitare Massimiliano Gioni come artista del Padiglione Italia. Spero che scelga un solo artista e non il solito groppone dal quale non rimane mai nulla.

  • Whitehouse Blog

    Sicuramente la scelta è buona, ossia consacra ancora il potere del curatore rispetto all’artista (confermando, se ce ne fosse bisogno, l’asse inevitabile e legittimo con il marito Massimiliano Gioni). Immagino che le scelte verteranno sulla Galleria Zero e la Galleria Massimo De Carlo. Si auspica un solo artista. Chissà. Interessante anche il fatto di nominare prima il curatore, senza comunicare il progetto. Ossia l’artista-regista è, in fondo, Cecilia Alemanni. La vignetta che ho postato ieri, auspicando Gioni come artista del Padiglione Italia 2017, potrebbe avere una variante “c’è anche Cecilia che è brava”.

    • Elvira

      Un’esperienza quasi circoscritta all’arte pubblica di un posto specifico di New York. Sicuramente scarse frequentazioni delle gallerie alternative di Broccolino e scarse frequentazioni dei laterale o del non griffato in generale .
      Probabilmente scarse conoscenze della scena italiana, limitate forse alle scuderie delle gallerie con reddito e strutture finanziarie corpose. Essendo impegnata in un’arte fondamentalmente riconducibile all’attuale versione del giardinaggio decorato, è questa l’High Lane infatti, con sicurezza possiamo prevedere che si occuperà vistosamente il Padiglione in termini di ingombro ma sicuramente niente Marx, niente immigrati, niente crisi economica, niente concetti spinosi, niente maleducazione e probabilmente niente scoperte.

      • Whitehouse Blog

        Elvira condivido, ma pensiamo ad Alemanni come ad un autore-regista e non come critico-curatore

        • elvira

          beh in effetti l’idea di esporre il suo consorte Gioni non sarebbe male ma è troppo… maliziosa per avere qualche probabilità di essere accettata :))

  • Che dire, forse se il ministero dei beni culturali avesse fatto un bando pubblico forse era più trasparente.

    Sicuramente Cecilia Alemani è ben inserita nel sistema dell’arte internazionale, per cui speriamo che sia coraggiosa…

    • artriste

      coraggiosa cosa vuol dire?

  • Ottima scelta la nuova curatrice, ma pensiamo agli artisti che vivono in Italia non prendiamoli sempre da oltre oceano il caso di Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft risiedono, vivono e lavorano in America. Mentre R. Scala si trova ancora in Italia , pensaci questa può essere un’ottima scelta.

    • Fedemanc

      Marito e moglie nello stesso ruolo mi inquietano.
      La famigghia.
      Un po’ come i Clinton, un po’ come i Bush.

  • renoir

    Per un puro caso, il giorno dell’inaugurazione della Biennale di Venezia del 2013 mi trovai a passare accanto alla signora Alemani (moglie del curatore, Gioni) mentre commentava il calco in gesso di Andrè Breton con alcune persone che la accompagnavano: “Guardate, Breton con gli occhi chiusi!”, disse con un tono gioioso ed eccitato, quasi infantile, contagioso (i suoi amici sorrisero a loro volta, compiaciuti).
    Un calco in gesso, eseguito sul volto di una persona: alzi la mano chi, da quando, secoli fa, si cominciò a farne, ne ha mai visto uno con gli occhi aperti.

  • angelov

    Prima di tutto, è una bella ragazza, e si sa, nelle arti visive è sopratutto l’occhio a voler la sua parte.
    Secondariamente, ha viaggiato molto, il che vuol dire tante cose…
    In terzo luogo, è sposata con un personaggio di rilievo, e questo è tutto a suo vantaggio.
    Ma forse la ragione decisiva sta appunto nell’indeterminatezza e nell’aleatorietà dei fattori sincronici che ne hanno determinato appunto la sua elezione.
    E quindi dunque,
    bando alle ciance
    e viva gli sposi…

  • rasoio

    Signora Alemani ,
    le scrivo una cosa molto semplice: i curatori italiani più influenti nelle ultime due decadi. per quanto riguarda l’arte italiana hanno reso omaggio sostanzialmente a due situazioni: una è l’Arte Povera , movimento oggi vecchio di cinquant’anni circa, oppure si sono ancorati a due o al massimo tre gallerie italiane con sede centrale a Milano e partecipazione costante a determinate fiere internazionali.
    Signora Alemani , il suo bravissimo marito si era inventato quasi tre anni fa , una Biennale, tra l’altro ben riuscita, con un tema che gli permettesse di non invischiarsi in un’attualità assai problematica e di non riproporre un gioco di favori ad un sistema complessivo che ormai da tempo mostra la corda. Ovviamente però non lesinò le solite spintarelle al signor Massimo De Carlo ospitandone come immancabilmente accade alcuni artisti , bravi ma chissà quanti ce n’è di altrettanto bravi. Ora aspettiamo lei e vediamo un pò, ma quello che è sicuro è che lei deve inventarsi qualcosa e attenzione che all’ennesima occasione la spintarella ai soliti noti avrebbe un’evidenza macroscopica. Personalmente non ho nulla contro i vari De Carlo, Zero, Guenzani, Minini, ecc ecc, però sarebbe ora di dimostrare davvero un’occhio più curioso più imprevedibile e meno standardizzato su poche relazioni fondamentali. Per quel che a lei può interessare e finchè Artribune me lo concede , mi impegno fin da ora a scrivere qui durissime e spietate critiche al suo Padiglione se questo non mi convincerà. Cara signora, per me la critica non è un pranzo di gala.

  • Adriana Martino

    Come già nei tribunali anche l’arte, maggiormente la Biennale di Venezia, ha i suoi curatori fallimentari. Cosa fa un curatore fallimentare? Di solito svende ricchezze enormi e porta gli incassi alla curatela o alle proprie casse. Nell’arte i curatori fallimentari si moltiplicano… Nelle ultime 7-8 edizioni della Biennale abbiamo assistito solo a fallimenti con bei soldi pubblici impegnati nell’affare. L’Istituto del Fallimento porta soldi. Si bruciano enormi ricchezze e a vincere non è mai l’Arte ma il suo indotto. Infine ne escono tutti ‘puliti’… E forse non tutti sanno che molti artisti pagano con le proprie opere o che ricorrono al sostegno di collezionisti per realizzare i progetti, i cataloghi, ecc., pur di esserci. le scelte ricadono perciò su artisti in grado di poterne sostenere il costo. L’arte concettuale può permetterselo… Ma tutto ciò ha l’odore del malaffare che meriterebbe l’intervento quantomeno dell’Authority, dell’Autorità cioè garante della concorrenza e del mercato.

  • Idolatra

    Roberto Scala sei il mio idolo.