Kader Attia, Daniel Buren, Sislej Xhafa. E molto altro. A Roma sei mesi di eventi fra archeologia e creatività contemporanea: ecco tutto il programma

  Roma, come te nessuna cosa. L’ardente dichiarazione d’amore diventava, nelle parole di Ildeberto di Lavardin, l’emblema di quella fascinazione per la Città Eterna, magnifica e decadente, coltivata fin dal Mediovevo: Par tibi, Roma, nihil. È questo il suggestivo titolo scelto per un evento ampio, diffuso e soprattutto intelligente, che la Capitale si appresta ad […]

 

Roma, come te nessuna cosa. L’ardente dichiarazione d’amore diventava, nelle parole di Ildeberto di Lavardin, l’emblema di quella fascinazione per la Città Eterna, magnifica e decadente, coltivata fin dal Mediovevo: Par tibi, Roma, nihil. È questo il suggestivo titolo scelto per un evento ampio, diffuso e soprattutto intelligente, che la Capitale si appresta ad accogliere, a partire dalla prossima estate, tra giugno e novembre. Un’estate nel segno delle arti contemporanee, ma anche della grande bellezza archeologica, come per le migliori delle contaminazioni.
Oggi, 28 aprile, nella cornice dello Stadio di Domiziano, sotto un cielo di maggio insolitamente autunnale, si è tenuta la conferenza stampa: scenario spettacolare e malinconico, in cui i protagonisti istituzionali hanno raccontato, in sintesi, il cuore del progetto. Parole chiave, due. Tradizione e ricerca. E dunque, patrimonio storico e creazione contemporanea.
Promotori molti – Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area centrale archeologica di Roma, Fondazione Romaeuropa, Nomas Foundation, Electa – alleati in direzione dell’obiettivo principe: risvegliare luoghi straordinari di Roma, nemmeno troppo conosciuti o frequentati, usando l’arte, il teatro e la musica di ricerca come chiavi di rilettura, momenti di seduzione, occasioni di pensiero nuovo intorno al passato e alle sue vestigia.

Il Ministro Dario Franceschini alla conferenza stampa di "Par tibi, Roma, nihil"
Il Ministro Dario Franceschini alla conferenza stampa di “Par tibi, Roma, nihil”

DALLE ARCATE SEVERIANE AL COLOSSEO
Non una mostra, semplicemente, ma un compendio di eventi, installazioni, spettacoli, concerti, distribuiti in più sedi. Tutte mozzafiato: le Arcate Severiane, il Colosseo, la Crypta Balbi, la Domus augustana, Palazzo Altemps, lo Stadio di Domiziano, le Terme di Diocleziano (aula ottagona e aula x), la Terrazza della Domus Severiana, Villa Borghese, Villa Farnesina, Villa Medici. “Si tratta di un vero e proprio modello di fruizione e di valorizzazione“, ha spiegato con orgoglio il Soprintendente Francesco Prosperetti, “a cui ispirare la gestione del patrimonio, in questi anni, da parte della Soprintendenza“. Una dichiarazione d’intenti, un modo per marcare una differenza e offrire una linea chiara: da oggi, si lavora così. E le premesse fanno ben sperare, se è vero che la conservazione resta un dovere civile ma se è altrettanto essenziale che non concluda in sè la partita, mai. La storia continua a farsi, lungo le linee del presente. Un’idea che le Istituzioni hanno spesso dimenticato, persino misconosciuto.
Arrivare qui è sempre uno shock“, ha commentato Monique Veaute, Presidente della Fondazione Romaeuropa e ideatrice del progetto, che ha la cura di Raffaella Frascarelli, archeologa e collezionista d’arte contemporanea, fondatrice nel 2008 (insieme al marito Setefano Sciarretta) di Nomas Foundation. “Sono luoghi sublimi“, ha continuato Veaute, “in cui pensare di ospitare opere e spettacoli contemporanei pareva impossibile. E a noi piacciono le sfide. Il tutto naturalmente nel segno del rispetto: è impensabile andare contro i monumenti, contro la storia, che è qualcosa che resiste, per sempre“.
Le fa eco la curatrice, con parole sensibili, forti di una conoscenza profonda, sia della scena artistica attuale, sia della grande tradizione storica: “Le rovine erano e sono qualcosa di struggente. Altri mondi, altri saperi si dischiuderanno all’interno di un contesto classico. Alla fine della mostra si terrà un simposio, che riunirà storici e contemporaneisti: si discuterà di un ‘metodo’ condiviso per la valorizzazione del Patrimonio. Stiamo cercando nuovi modelli di fruizione, nuovi strumenti critici da offrire al pubblico, anche grazie all’aiuto di una squadra di giovani mediatori culturali. Un modo per interrogare il passato, per riscriverlo, riaprendo delle questioni sull’antico attraverso l’arte contemporanea“.

Le Arcate Severiane
Le Arcate Severiane

ATTIA, BUREN, XHAFA
Tre artisti di caratura internazionale avranno il compito di progettare grandi installazioni site specific, pensate in empatia con i luoghi, con le architetture, con la memoria incastonata in ogni pietra, in ogni scorcio. Kader Attia, franco-algerino nato nel 1970, dedicherà un intervento a una statua femminile acefala, ritrovata dentro i Fori Imperiali, nell’area della Domus Augustana. Il francese Daniel Buren, classe 1938, installerà un’opera monumentale sulla terrazza che sovrasta la Domus Severiana, visibile a chilometri di distanza, persino dai Castelli Romani: un segno forte e spettacolare, che unirà la città tutta e il cuore archeologico del progetto.
Infine Sislej Xhafa, nato in Kossovo nel 1970, piazzerà una fontana alta 30 metri tra l’Arco di Costantino e il Colosseo, là dove si ergeva la celebre (e ormai scomparsa) Meta Sudans, imponente fontana di età flavia. Quindi, le opere – tutte provenienti dalla collezione Sciarretta – di 25 artisti giovani e mid career resteranno visibili per tre mesi fra la Domus Augustana e le arcate Severiane. Tra i nomi: Giorgio Andretotta Caló, Meris Angioletti, Elisabetta Benassi, Giulio Delvè, Sissi, Flavio Favelli, Valerio Rocco Orlando, Jannis Kounellis, Marinella Senatore, Chen Zen, Nico Vascellari, Adrian Tranquilli.
Tanti gli eventi teatrali e musicali, in programma dal 24 giugno al 27 novembre, tra le varie sedi coinvolte. Dallo spettacolo di Sabine Meyer, “Ninfa in Lamento”, che nella sede dell’Accademia dei Lincei incrocerà musica contemporanea e tradizione barocca, al concerto galleggiante di Alvin Curran presso il laghetto di Villa Borghese, completato dall’autobiografia in forma sonora “Endangered Species”, negli spazi di Villa Medici; dall'”Inedia Prodogiosa” di Lucia Ronchetti, coprodotta dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e messa in scena presso le Terme di Diocleziano, al nuovo progetto di Giorgio Barberio Corsetti, “Il Ratto di Europa”, dislocato in quattro sedi, con Maddalena Crippa interprete principale.

Alessandro Baricco al Palatino
Alessandro Baricco al Palatino

Riflettori puntati, in particolare, sul “Palamede” di Alessandro Baricco, che dal 4 al 9 luglio prenderà vita nel nucleo magico dello Stadio Domiziano: “Questo posto è uno strumento pazzesco. E bisogna suonarlo, sentirlo vibrare“. Eccolo l’autore, col suo consueto eloquio seduttivo, a suggerire alcune chiavi: “Sono luoghi di memoria, ma anche luoghi vivissimi, dove è depositata un’energia, una forza anche agghiacciante. Luoghi del ‘potere’, sedimentato dall’umanità. E la storia di Palamede è una storia di ‘potere’. Non si tratta allora di una bella cornice, semplicemente. È il luogo stesso a contenere questa storia, sarà lui a raccontarla“. Non un’opera da inserire in una cartolina, dunque, da sovrapporre e recitare, quanto un tentativo di lasciare venire trame, echi, scritture, cavandoli dai bastioni del passato. Al centro di un palcoscenico sacro.

CIÒ DI CUI AVEVAMO BISOGNO
La chiusura è toccata al Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini: “Questo progetto è esattamente ciò di cui avevamo bisogno. Siamo sempre stati bravi a valorizzare la straordinaria storia del nostro Paese, con i suoi depositi materiali e immateriali. Ma al contempo abbiamo il dovere, oggi, di far vivere questi luoghi. Valorizzando anche quel patrimonio di talenti, di maestri, di giovani artisti, di creatività nuova, su cui non abbiamo investito abbastanza. Roma ha bisogno di credere in se stessa, in quanto Capitale del mondo. Ha bisogno di riprendersi il ruolo che merita. Ed ha tutte le energie e le qualità, del passato e del presente, per poterlo fare“. Incoraggiamento necessario, nel mezzo di una stagione culturale non felicissima per la città, e nel pieno di una debacle politica avvilente. Roma riparte? Tutti lo vogliono, in pochi sanno da che parte cominciare. “Par tibi, Roma, nihil” è quantomeno una bella narrazione, una possibilità intrapresa. L’immagine di come si cambia e si avanza, ripartendo da una grandezza propria, antica. Davvero un metodo, forse, al di là delle metafore migliori.

Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Che storia l’arte contemporanea andrà a braccetto con quella antica, i nomi di artisti famosi ed eccellenti qui si che ci vuole l’aiuto di una unità diddattica di approfondimento .

  • angelov

    “Par, tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina.”
    tr: “Nulla ti è pari, o Roma, pur nella tua quasi completa rovina.”

    Le cose è giusto conoscerle fino in fondo…

    • Helga Marsala

      Caro professor Angelov, se il riferimento era a me, ti rassicuro: la frase la conoscevo per intero e se fossi un lettore davvero attento avresti notato che ho parlato di magnificenza e di decadenza. Il riferimento era appunto al tema delle rovine. Tuttavia, dovevo qui citare solo la prima parte, che equivale al titolo del progetto. Non certo fare sfoggio di erudizione. Non vedi la struttura del periodo? Non si capiva?

      • angelov

        Il commento non era riferito al tuo articolo; quello che volevo far notare è che il titolo del progetto è incompleto e fuorviante; è come se qualcuno dicesse ad una bella ragazza: “Nessuna è pari a te, o Maria”, ma pensasse:”Nessuna è pari a te, o Maria, nonostante la sua superficialità”.
        Perché è proprio a causa di superficialità che per me Roma non solo è Caput Mundi, ma anche Kaputt Mundi; e pensava bene quel grande poeta americano che scrisse che “più i luoghi sono ameni, e più chi li abita è vile”.
        Ma, nonostante questo, devo confessare che considero Roma la città più insostituibile delle città, per il suo fascino arcano e le sue fugaci visioni paesaggistiche che ti riportano a una dimensione dove il tempo sembra essersi soffermato …

  • stefano

    A loro modo, i “contaminatori moderni” si avvicinano ai writers che ti impongono la visione delle loro opere anche se non vuoi ammirarle..ammesso che la loro sia arte..non capisco perché se uno volesse vedere il Foro romano “puro e semplice” debba sorbirsi, nella vista del panorama, anche questi “capolavori”…li esponessero a Cordiale oppure a Tor bella monaca oppure sul lungomare di ostia lido…che li scambiano per quelli degli stabilimenti balneari…..quale valorizzazione del patrimonio archeologico? E se lo fanno all’estero non mi importa nulla… a me fanno ribrezzo. Poi parlano di tutela del panorama…

  • stefano

    Poi serve valorizzare il Foro Romano…si valorizza da solo? No! serve solo conservarlo e proteggerlo…e ammirarlo….Questi ….sono come quelli dei film di A. Sordi e Augustarella col panino che si siede e viene scambiata per “Opera vivente” o della scena coi musicisti che suonano “in modo moderno” e Sordi crede che stanno ancora…accordando gli strumenti