Lo Strillone: Giovanna Melandri e il Maxxi grande realtà internazionale sul Corriere della Sera. E poi Umberto Boccioni, con la cultura si mangia

“Non è un favoritismo né, come scrive l’amico Trione, il frutto di un’anomalia o di privilegi legati a ambienti romani di cui non facciamo parte, visto che il nostro Direttore artistico è il cinese Hou Hanru”. Immancabile arriva sul Corriere della Sera la replica del presidente Giovanna Melandri alle critiche mosse al Maxxi da Vincenzo […]

Quotidiani
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Non è un favoritismo né, come scrive l’amico Trione, il frutto di un’anomalia o di privilegi legati a ambienti romani di cui non facciamo parte, visto che il nostro Direttore artistico è il cinese Hou Hanru”. Immancabile arriva sul Corriere della Sera la replica del presidente Giovanna Melandri alle critiche mosse al Maxxi da Vincenzo Trione sullo stesso giornale, in particolare sul fatto che metà del Piano economico annuale per l’arte contemporanea finisca al Maxxi: “è prevista nel nostro statuto. Bisogna porsi una domanda: occorre all’Italia un museo nazionale di arte contemporanea che produca mostre, abbia una collezione, arricchendola continuamente, e offra al pubblico un panorama esauriente? Il legislatore ha detto si istituendo il Maxxi”. Trione, e non solo lui, vi accusa di non incrementare la collezione. “Hanru ha scelto di non acquistare opere sul mercato ma di produrre mostre che a loro volta producano opere che re stano in collezione”. Personale gonfiato? “Abbiamo 60 dipendenti, i più giovani definitivamente collocati grazie al Jobs act. Lo stesso numero del Pompidou-Metz che però ha 5.000 metri quadrati di aree espositive contro i nostri 10.000”. Trione vi accusa di provincialismo. “Abbiamo e avremo grandi mostre in accordo con Istanbul Modern o con la Barbican Art Gallery di Londra. Potrei dire lo stesso per interlocutori a Bruxelles, a Miami, in Giappone o in Argentina. Ormai siamo una grande realtà internazionale”.

Milano celebra i cento anni dalla morte di uno dei più grandi esponenti del Futurismo con una mostra frutto di una lunga ricerca scientifica: le opere più famose vengono accompagnate da schizzi, appunti e documenti di studio”. Ancora sul Corriere della Sera, la grande mostra che Palazzo Reale dedica a Umberto Boccioni: “è un esercizio enigmistico, dove ogni opera contiene gli indizi, le ‘istruzioni’ per la sua fine e i germogli della fase successiva”. Con la cultura si mangia (se ben organizzata). È La Stampa ad aprire all’ottimismo con i risultati di un’indagine condotta da Community Media Research Intesa Sanpaolo: “le risorse artistiche sono un asset fondamentale del Made in Italy: già oggi producono il 15,6% del valore aggiunto nazionale”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Sonia

    La Melandri è fuori dalla realtà