L’Ecce Homo di Borja ha il suo piccolo museo. Da immagine virale a operazione di marketing territoriale

Un restauro infelice e maldestro, quello dell’Ecce Homo di Borja, in Spagna. La mano incerta della signora Cecilia Giménez era animata dalle migliori intenzioni quando, nel 2012, tentò di ripristinare l’immagine consumata dal tempo di un Cristo dipinto ad affresco nella sua parrocchia. Il risultato, disastroso ma esilarante, fece subito il giro del mondo, trasformandosi […]

Cecilia Gimenez all'inaugurazione del nuovo centro a Borja, Zaragoza (foto- AP Photo_Javier Vinuela)

Un restauro infelice e maldestro, quello dell’Ecce Homo di Borja, in Spagna. La mano incerta della signora Cecilia Giménez era animata dalle migliori intenzioni quando, nel 2012, tentò di ripristinare l’immagine consumata dal tempo di un Cristo dipinto ad affresco nella sua parrocchia. Il risultato, disastroso ma esilarante, fece subito il giro del mondo, trasformandosi in un’immagine virale. Il meme di “beast jesus” è infatti uno dei più noti in assoluto e può contare su decine di migliaia di fotomontaggi, remix e mashup di ogni genere. Alla fama virtuale è seguito, com’è prevedibile, un pellegrinaggio reale: migliaia di persone si sono recate nella piccola e fino ad allora sconosciuta cittadina per vedere dal vivo l’affresco incriminato. Le autorità locali non hanno perso tempo e hanno subito intravisto la possibilità di imbastire una campagna di marketing territoriale, richiamando il turismo nazionale e internazionale. Questa campagna giunge in questi giorni al suo culmine con l’apertura di un vero e proprio visitor center a pochi metri dal santuario del sedicesimo secolo che ospita l’affresco, visitato, secondo gli ultimi dati, da oltre 30mila persone ogni anno.
Fotografie, video e pannelli esplicativi che raccontano la storia del dipinto e del suo singolare restauro sono stati resi disponibili in spagnolo, inglese, francese e giapponese, accanto ovviamente a un nutrito reparto dedicato al merchandising (i souvenir saranno disponibili anche su Amazon). A chi andranno i proventi della vendita? Metà alla signora Giménez e metà alla casa di cura del santuario.

– Valentina Tanni

Cecilia Gimenez all'inaugurazione del nuovo centro a Borja, Zaragoza (foto- AP Photo_Javier Vinuela)
Cecilia Gimenez all’inaugurazione del nuovo centro a Borja, Zaragoza (foto- AP Photo_Javier Vinuela)

 

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Angelov

    le strade del Signore sono infinite…
    si, infinitamente infinite