La scuola di Amsterdam spegne 100 candeline. Una mostra e il progetto di ampliamento del Museo Het Schip la festeggia. Con oltre 500 oggetti al Museo Stedelijk

100 anni per la scuola di Amsterdam. Il movimento che ha reso popolare l’architettura espressionista olandese, tra il 1910 e il 1930, con suggestioni dallo Jugendstil e dall’Art Deco, spegne cento candeline allo Stedelijk Museum della città, in una mostra che inaugura al pubblico il 9 aprile fino al 28 agosto. Un settore, quello dell’architettura […]

100 anni per la scuola di Amsterdam. Il movimento che ha reso popolare l’architettura espressionista olandese, tra il 1910 e il 1930, con suggestioni dallo Jugendstil e dall’Art Deco, spegne cento candeline allo Stedelijk Museum della città, in una mostra che inaugura al pubblico il 9 aprile fino al 28 agosto. Un settore, quello dell’architettura e, naturalmente, del design, che ha reso noto il nord Europa in tutto il mondo, con la raffinatezza lineare delle proprie creazioni e che in Olanda trova compimento ed orgoglio in questa manifestazione.
La quale ha anche il merito di presentare al pubblico i risultati della ristrutturazione del Museo Het Schip, letteralmente “la barca”, sottoposto ad un piano di espansione, progettato da Michel De Klerk nel 1919 e oggi “casa” della scuola architettonica festeggiata. Si tratta di un luogo iconico e di grande fascino, proprio perché costituito, ai suoi albori, da 102 appartamenti destinati alle famiglie della classe operaia, con l’obiettivo di creare un ambiente di vita salubre e a misura d’uomo. Il progetto di espansione e di restauro ha mirato, grazie all’impegno del Museo, delle autorità municipali locali e dell’Eigen Haard, una cooperativa edilizia locale a sostituire un precedente ufficio postale interno in disuso con un centro di documentazione e informazione, salvaguardando tuttavia gli interni dell’epoca.

LE CELEBRAZIONI
I festeggiamenti vedranno coinvolte una rete di fondamentali istituzioni, di settore e non, quali l’Architectuur Centrum Amsterdam (ARCAM), il Grand Hotel Amrath, Monumenten en Archeologie (il Dipartimento Monumenti e Archeologia) e Stadsarchief (l’archivio cittadino). Oltre 500 oggetti saranno in mostra dando una rassegna complessiva ed esaustiva del nutrito corpus di arredamenti, oggetti ad uso personale, lampade prodotte nell’ambito del movimento, con lavori di artisti come De Klerk stesso, ma anche Louis en Willem Bogtman, Joseph Crouwel, Piet Kramer, tra gli altri. La scuola di Amsterdam vede come luogo mitico della sua fondazione l’ufficio del famoso architetto Eduard Cuypers che fu un po’ il Nadar della situazione per gli impressionisti: non creò la corrente, ma fece da padrino, accogliendo giovani designer, architetti e soggetti impegnati. L’approccio infatti politico e sociale è fondamentale nei precetti della Scuola, che aveva anche esigenze rivoluzionarie, realizzate nel 1911 da Johan van Der Mey, nominato responsabile dell’estetica della città, un ruolo che dovrebbe tanto tornare in voga nelle nostre bistrattate piazze e strade. Tra le caratteristiche intrinseche del movimento c’è l’utilizzo di materiali alternativi: i mattoncini, famosissimi per chiunque abbia visitato Amsterdam, come elementi decorativi, ma anche portanti, forme tondeggianti, ferro lavorato, molto Art Deco, decorazioni in pietra, finestre a pioli con barre orizzontali. Per vedere qualche esempio? Basta recarsi nel quartiere di Rivienbuurt. E naturalmente alla mostra.

-Santa Nastro

www.100jaaramsterdamseschool.nl

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.