Papa Francesco “comunista”. Dopo aver accettato il Crocifisso boliviano con falce e martello, a Città del Messico Bergoglio omaggia gli affreschi socialisti di Diego Rivera

Che Papa Francesco avrebbe abbattuto tantissime delle barriere – più o meno metaforiche – che spesso da secoli la chiesa cattolica aveva eretto attorno a sé, è stata cosa chiara fin da subito. Fin da quell’irrituale saluto diventato un tormentone: “Signori e signore… buonasera”, pronunciato al sua esordio in Piazza San Pietro. E se questo […]

Che Papa Francesco avrebbe abbattuto tantissime delle barriere – più o meno metaforiche – che spesso da secoli la chiesa cattolica aveva eretto attorno a sé, è stata cosa chiara fin da subito. Fin da quell’irrituale saluto diventato un tormentone: “Signori e signore… buonasera”, pronunciato al sua esordio in Piazza San Pietro. E se questo approccio al soglio pontificio ha preoccupato i più puristi, ha per converso confortato quanti vedono con favore una chiesa che si allinea, almeno a livello di comunicazione, ai tempi d’oggi. Poi come le cronache raccontano ogni giorno Bergoglio è stato impegnato ad arginare scandali e malversazioni di ogni genere, ma questo è un altro discorso che ognuno legge in maniera personale.
Merita però di essere osservato che l’atteggiamento revisionista del Papa in più di una occasione si è incontrato con questioni creative, e con simbologie ideologiche, che se ormai dalle nostre parti permangono come feticci di tempi in cui c’era ancora qualcosa in cui credere, in qualche angolo del pianeta mantengono profondi significati. Il più vistoso risale al luglio scorso, quando il presidente boliviano Evo Morales donò ad un divertito Francesco un bizzarro Crocifisso interpretato con le forme di falce e martello. Ora un nuovo passo verso la conciliazione avviene in Messico, nelle more della visita ufficiale che in questi giorni domina i media. E che ha visto Bergoglio, in visita con il presidente messicano Enrique Peña Nieto al Palacio Nacional, “sdoganare” – si veda l’immagine sopra – gli affreschi operaisti e socialisti di Diego Rivera, fra le icone più riconosciute per tutta un’area ideologica non propriamente tenera con la chiesa cattolica e la sua storia…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.