Lo Strillone: Umberto Eco, Stefano Bartezzaghi e la pensosità nazionale su La Repubblica. E poi stele celtiche ad Aosta, Maggio Musicale fiorentino

Stampa italiana pressoché monopolizzata dagli omaggi a Umberto Eco, scomparso ieri a 84 anni. La Repubblica affida un ricordo a Stefano Bartezzaghi: “Tutto il mondo lo ha conosciuto come scrittore erudito ma avvincente, a partire dal Nome della Rosa, pubblicato nel 1980 (come quasi tutti i suoi libri, da Bompiani). In realtà era già molto […]

Quotidiani
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Stampa italiana pressoché monopolizzata dagli omaggi a Umberto Eco, scomparso ieri a 84 anni. La Repubblica affida un ricordo a Stefano Bartezzaghi: “Tutto il mondo lo ha conosciuto come scrittore erudito ma avvincente, a partire dal Nome della Rosa, pubblicato nel 1980 (come quasi tutti i suoi libri, da Bompiani). In realtà era già molto noto, e non solo in Italia, come brillante critico e protagonista delle comunicazioni di massa (televisione, giornali, editoria libraria). Aveva animato polemiche culturali, contribuito a svecchiare il dibattito italiano importando testi e idee provenienti da settori disparati (teoria dell’informazione, linguistica, massmediologia, strutturalismo, cognitivismo, avanguardie letterarie e artistiche); aveva colorato le plumbee pagine della pensosità nazionale con i giochi del suo funambolismo satirico e parodico, dai pastiche all’enigmistica; aveva stabilito una rete intercontinentale di conoscenze e rapporti intellettuali, estesa dal Canada, al Brasile all’attuale Estonia e contribuito a fondare una disciplina tanto rigorosa quanto eclettica: la semiotica”.

Più di 40 stele in pietra alte fino a tre metri scolpite 5mila anni fa. La Stampa annuncia l’importante scoperta dietro una chiesa di Aosta: “Le stele sono state lasciate da una cultura celtica diffusa in tutta Europa: dalla Crimea e dal Mar Nero si e poi allargata in tutta Europa. Lasciando tracce lungo le vie obbligate per superare le Alpi.Oltre alle stele ci sono anche 24 pali orientati alla perfezione con le costellazioni”. Coperto d’oro il buco del Maggio fiorentino. È Libero a notare, con chiari riferimenti alla fiorentinità di Renzi, che “proprio nel capoluogo toscano si è riversata la quota più rilevante di fondi pubblici per sostenere le fondazioni lirico-sinfoniche seguendo i dettami della legge 112 del 2013. Al maggio musicale fiorentino sono arrivato infatti 33,4 milioni di euro sui 146,2 assegnati fino ad ora per gli enti lirici sottoposti a un percorso di risanamento. I fondi sono stati erogati dalla direzione spettacolo del ministero dei Beni culturali in base alla legge che condizionava i contributi a un piano di risanamento pluriennale che consentisse di diminuire i costi operativi dei teatri lirici e aumentare le loro entrate da biglietteria e sponsorizzazioni in modo da riportare in equilibrio i loro conti senza presentare un conto extra allo Stato che non poteva più sostenerlo”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.